“Vinaya” designa il corpo di insegnamenti e testi relativi alla disciplina monastica la cui promulgazione è attribuita al Buddha storico.
Vinaya
Il termine Vinaya si trova nel composto pāli dhamma-vinaya (sanscrito: dharma-vinaya) usato negli antichi discorsi buddhisti per identificare, nel suo complesso, le istruzioni religiose di un particolare maestro, sia esso il Buddha o altri (Nanamoli & Bodhi, 1995, p.162). In questo senso si traduce di solito come “insegnamento e disciplina”. Si è anche suggerito che, inizialmente, il suo significato potesse essere stato quello di “addestramento nell’insegnamento” e che, successivamente, man mano che, col passare del tempo, la disciplina monastica veniva formulata in modo più approfondito, potesse essersi prestato a venire interpretato nell’accezione comune di “insegnamenti e disciplina” (Carter, 1978, p.69). Nel contesto della letteratura giuridica, il composto designa il corpo effettivo di regole e norme procedurali monastiche (Bechert, 1997, p.61).
Il Vinaya attribuisce rilevanza morale e giuridica al riconoscimento dell’intenzionalità e richiede di esaminare la qualità etica dei propri comportamenti in ogni situazione.
Saṅgha
L’osservanza del Vinaya è obbligatoria per il saṅgha (pali e sanscrito) composto da monaci e monache pienamente ordinati (pali: bhikkhu, bhikkhunī; sanscrito: bhikṣu, bhikṣuṇī). Tecnicamente il saṅgha è l’ordine monastico soggetto alla giurisprudenza del Vinaya; più specificamente, un gruppo circoscritto all’interno di un determinato territorio delimitato da un confine stabilito (pali e sanscrito: sīmā), dove questo gruppo svolge i suoi atti legali (pali: kamma; sanscrito: karma). Il quorum minimo per qualificare un saṅgha come tale è di quattro monaci o, in alternativa, di quattro monache. Il Vinaya regola anche il comportamento delle tirocinanti e dei novizi e delle novizie (pali: sikkhamānā, sāmaṇera, sāmaṇerī; sanscrito: śīkṣamānā, śrāmaṇerikā) che non hanno ancora ricevuto la piena ordinazione. I primi monaci furono i cinque antichi compagni di ascesi del Buddha. Il ramo femminile dell’ordine fu istituito più tardi su richiesta della madre adottiva del Buddha, che divenne la prima monaca (Analayo, 2016). La dichiarazione attribuita al Buddha, che sanciva l’ordinazione dei primi monaci, ordina di vivere la vita mendicante e celibe (pali: brahmacariya; sanscrito: brahmacarya), allo scopo di porre fine a dukkha (sanscrito: duḥkha) attraverso il conseguimento del Nirvana (Horner, 1951, p.18), partendo dal presupposto che un discepolo monaco o una discepola monaca lasciano la casa con l’intento di perseguire per tutta la vita il sentiero verso la liberazione. Il saṅgha è una comunità basata su una scelta intenzionale: dall’adesione, concessa agli aspiranti qualificati, ogni singolo monaco o singola monaca può recedere in qualsiasi momento. Mentre altre infrazioni (pali e sanscrito: āpatti) possono essere emendate tramite il riconoscimento, la confessione e la riabilitazione, la perdita istantanea e permanente della comunione con l’ordine avviene de facto a causa di quattro gravi infrazioni (pali e sanscrito: pārājika), che riguardano la violazione del celibato, l’omicidio, il furto e la menzogna intenzionale sulle proprie realizzazioni spirituali (con quattro trasgressioni aggiuntive nel caso delle monache). La disciplina del Vinaya non permette alcuna eccezione o esenzione in base all’anzianità nell’ordine o alla propria statura spirituale.
Il Vinaya ricevuto è, in realtà, una pluralità di Vinaya, raccolte scritte stratificate e riorganizzate cronologicamente, conservate in recensioni trasmesse indipendentemente
Struttura, regole e norme procedurali
Il Vinaya si occupa sia di regole che di norme procedurali, poiché stabilisce il comportamento corretto dei monaci e delle monache a livello individuale e governa le loro azioni a livello comunitario come un’unità collettiva. Questi due ambiti si riflettono nella duplice principale suddivisione del corpus testuale tra una parte chiamata “spiegazione del Vinaya” (pali e sanscrito: Vinayavibhaṅga) e una parte organizzata in “capitoli” tematici (pali: khandhaka; sanscrito: vastu) (Clarke, 2015, p.60). La “spiegazione del Vinaya” è anche conosciuta come “spiegazione del [Pātimokkha]sutta” (sanscrito: [Prātimokṣa]-sūtta), un titolo che indica un testo contenente una sequenza di regole per la recitazione. Queste ultime non sono accompagnate da una delucidazione, che viene invece fornita dalla “spiegazione” pertinente sotto forma di commentario canonico. Entrambe le parti includono la storia giuridica che sta dietro la formulazione, gli emendamenti e i termini di applicabilità delle loro disposizioni; i racconti e la casistica servono sia per scopi normativi che didattici. I testi riportano che la promulgazione del Vinaya avvenne gradualmente. All’inizio c’erano poche regole; con la crescita dell’ordine e l’apparire di segni di declino, il loro numero aumentò (Nanamoli & Bodhi, 1995, p. 548). In particolare, coloro che erano responsabili di un comportamento inappropriato che aveva portato alla prima promulgazione di una certa regola non erano sanzionabili per tale comportamento. Le regole o le linee guida dell’addestramento (pali: sikkhāpada; sanscrito: śikṣāpada), insieme alla loro recitazione, furono stabilite sulla base di dieci motivazioni interconnesse, che spaziano dal benessere di tutti i monaci e di tutte le monache alla purificazione dagli influssi, al raggiungimento o all’aumento della fiducia, fino alla preservazione degli insegnamenti e del Vinaya stesso (Horner, 1942, p. 39; Bodhi, 2012, p. 1387). Il Vinaya ricevuto è, in realtà, una pluralità di Vinaya, raccolte scritte stratificate e riorganizzate cronologicamente, conservate in recensioni trasmesse indipendentemente, che hanno avuto origine da variazioni incrementali durante la trasmissione orale. Solo sei Vinaya apparentemente completi sopravvivono, insieme ad alcuni materiali provenienti da altre tradizioni (Clarke, 2015).
Sebbene il Buddha sia l’unico agente con potere legislativo e, pertanto, il Vinaya canonico si presenti costituzionalmente non modificabile dopo la sua dipartita (mentre al saṅgha competono solo i poteri esecutivi e giudiziari), le comunità buddhiste hanno prodotto dei commentari e delle strutture amministrative specifici delle diverse scuole con un impatto normativo significativo. Come costrutto storico-religioso, il Vinaya comprende anche questi atti di negoziazione tra le regole e il vivere effettivamente secondo queste ultime (per esempio, Bianchi e Campo, 2023): in questo contesto, il Vinaya “utilizza l’autorità che deriva dall’(apparente) conformità alla tradizione istituita per promuovere innovazione e adattamento” (Bodiford, 2005, p.7).
La presenza
Disciplina e presenza compaiono una dopo l’altra in una serie di raccomandazioni al saṅgha, secondo cui i nuovi arrivati dovrebbero essere incoraggiati alla moderazione indicata dal pātimokkha, vedendo il pericolo anche nelle più piccole mancanze, e al contenimento delle facoltà sensoriali, facendo della presenza la protettrice delle loro menti (Bodhi, 2012, p.737). Le attività quotidiane della routine monastica, come indossare le vesti e portare la ciotola per l’elemosina, compaiono nelle istruzioni sul chiaro discernimento poste sotto la rubrica della contemplazione del corpo, il primo dei quattro fondamenti della presenza (Nanamoli & Bodhi, 1995, p.147). Questa permette di essere pienamente consapevoli del compito da svolgere e, eseguendolo coscientemente, il portamento del monaco o della monaca diventa esteriormente fonte di ispirazione. Il Vinaya attribuisce rilevanza morale e giuridica al riconoscimento dell’intenzionalità e richiede di esaminare la qualità etica dei propri comportamenti in ogni situazione: qui la presenza gioca un ruolo cruciale nel permettere il discernimento richiesto, la valutazione e la risposta alle condizioni interne ed esterne, in linea con il principio stesso che sottende all’istituzione del Vinaya in quanto tale, inteso come un codice di addestramento multifunzionale e soteriologicamente orientato, il cui scopo, cioè, è la purificazione della condotta corporea, verbale e mentale.
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