Cultura

Courtesy Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo - Comune di Genova

Un mondo dal cuore di Buddha

Tempo di lettura: 6 minuti

Arte buddhista nei musei italiani è un progetto di Cultura Unione Buddhista Italiana. Una trasmissione video di alta divulgazione, che attraverso una serie di puntate mostra una selezione di opere d’arte a carattere buddhista, presenti in vari musei italiani.

Selezionate all’interno di musei d’arte orientale o con collezioni afferenti a tale area, le opere vengono raccontate dai direttori e conservatori dei rispettivi musei, tramite una spiegazione che ne descrive le peculiarità storico-artistiche, oltre tracciare la storia del nucleo collettivo di appartenenza.

Alla voce degli esperti museali, è stata aggiunta di volta in volta anche quella di esperti, studiosi, artisti, così come di maestri di Dharma delle varie tradizioni coinvolte, chiamati a narrare gli oggetti in mostra dal proprio specifico punto di osservazione.

La puntata che qui vi proponiamo, Un mondo dal cuore di Buddha, è dedicata al Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo di Genova.

Il Castello d’Albertis, Museo delle Culture del Mondo di Genova.

Straordinario punto panoramico sulla città, Castello d’Albertis è stato costruito a fine Ottocento su fortificazioni cinquecentesche dal Cap. Enrico Alberto d’Albertis (1846-1932) ed è stato da lui donato insieme al materiale archeologico, etnografico e marinaresco raccolto in tutto il mondo nei suoi viaggi per mare e per terra.

Courtesy Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo – Comune di Genova

Dopo i lavori di restauro che hanno portato alla sua riapertura nel 2004, il bastione cinquecentesco accoglie ulteriori donazioni e acquisizioni da Africa, America e Oceania, per rivolgere uno sguardo rinnovato sulle culture del mondo e sulla città stessa. Una sezione dedicata alle Musiche tradizionali dei popoli, curata dall’Associazione Culturale Echo Art, e una dedicata alle Medicine tradizionali curata da CELSO Istituto di Studi Orientali, completano il percorso con approfondimenti tematici e un’intensa offerta di attività educative, visite e concerti. Mostre temporanee, performance e incontri affrontano le scottanti tematiche del presente dei musei con patrimoni dal mondo, dalla decolonizzazione alla restituzione, ponendo il dialogo con le popolazioni indigene e con i cittadini dal background migratorio al centro del proprio agire, per una dimensione sempre più plurale e democratica del museo, profondo agente di mediazione e cambiamento sociale.

Courtesy Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo – Comune di Genova

Il capitano d’Albertis

Viaggiatore impenitente, dilettante archeologo e naturalista, costruttore di meridiane, fotografo, collezionista, filantropo, scrittore ed erudito a tutto campo (discendente, non a caso, del grande umanista Leon Battista Alberti), il capitano Enrico Alberto d’Albertis nacque a Genova Voltri nel 1846. Dall’indole curiosa ed esuberante, ebbe una vita intensa e avventurosa, che, dopo molti viaggi, si concluse a Genova nel 1932.

Courtesy Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo – Comune di Genova

Fra le sue numerose imprese, va ricordato che compì il periplo dell’Africa, la traversata sulla rotta di Cristoforo Colombo, tre volte il giro del mondo e che fu il primo a condurre una imbarcazione italiana attraverso il Canale di Suez. Nel suo castello – donato alla sua morte alla sua città – il Capitano d’Albertis ideò un mondo tra neogotico ed esotico, per una vita all’insegna della memoria, pregna di “genovesità”, amore per il mare e curiosità per l’ignoto e l’intentato.

Courtesy Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo – Comune di Genova

Avalokiteśvara Ekādaśamukha

Avalokiteśvara Ekādaśamukha è una delle 108 manifestazioni e forme iconografiche fondamentali del Bodhisattva Avalokiteśvara, figura centrale della tradizione Mahāyāna e Vajrayāna.

La statua in bronzo conservata al Castello d’Albertis, catalogata come Huanin Avalokiteshwara dalle 11 teste (Yekada Shamukta), proviene dalla Cina. Nel 1985, il Sig. Silvio Folchini ne fece dono, insieme ad altri manufatti, fra cui delle pregevoli meridiane, al Capitano Enrico Alberto d’Albertis.

Avalokiteśvara è simbolo della mahākaruṇā, offerta e dedizione a tutti gli esseri senzienti, espressa in forma amplificata con “undici volti” (Ekādaśamukha) orientati in tutte le direzioni (a rappresentare le diverse qualità e forme dell’azione del Bodhisattva verso tutti gli esseri) e una moltitudine di braccia (simbolicamente ‘mille braccia’ Sahasrabhuja) per agire in ogni dove.

Questo Avalokiteśvara è raffigurato in posizione stante (samapāda), con la veste legata alla vita (antarvāsaka), una stola di copertura (sanghāti) drappeggiata, gioielli sulle braccia e sul petto, due grandi orecchini in forma di fiore di loto (padma), segno identificativo di Avalokiteśvara come Padmapāni (‘portatore di loto’). La piramide di volti è sormontata da una testa di Buddha Amitābha (tratto iconografico distintivo di Avalokiteśvara), con ciascuno dei volti di Bodhisattva coronato dall’immagine di un Buddha in miniatura, incastonata nella parte centrale del diadema. Ha quattro braccia centrali, due con le mani congiunte in añjalimudrā (‘sigillo della devozione’ o ‘della dedizione’) e due con le mani congiunte in dhyānamudrā (‘sigillo della meditazione’ o ‘della concentrazione’), con in grembo una ciotola pātra (simbolo dell’offerta nella dimensione intima e spirituale). Dietro le spalle, presenta una raggiera di braccia, che impugnano diversi oggetti dal valore simbolico (come la ruota dhramacakra, il fiore di loto, il disco solare) e due braccia che si estendono verso l’alto, amplificando il ‘sigillo dell’offerta’ varadamudrā nella direzione del Buddha sommitale.

Tra i mahāpuruṣalakṣaṇa maggiori (segni distintivi del ‘grande essere’) sono presenti le orecchie con i lobi allungati, simbolo della profonda maturità dell’ascolto e dell’azione non individuale (karunā),il ‘terzo occhio’ al centro della fronte (ūrṇā),simbolo della consapevolezza (prajñā), la protuberanza cranica (uṣṇīṣa) simbolo del risveglio (bodhi),sormontata da una piccola semisfera (il ‘gioiello prezioso’ ratna), le tre pieghe sul collo simbolo del ‘triplice gioiello’ (triratna: Buddha, Dharma, saṅgha).

Alberto de Simone

Courtesy Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo – Comune di Genova

Maria Camilla De Palma è antropologa museale, responsabile dal 1991 di Castello d’Albertis Museo delle Culture del Mondo di Genova. Ha realizzato decine di mostre e progetti con artisti, performer e musicisti in dialogo con le popolazioni indigene di Africa, America e Oceania, e con cittadini dal background migratorio, collaborando tra gli altri con il Peabody Museum of Ethnology and Antropology, il NMAI Smithsonian Institution e il The Getty.

Alberto de Simone è direttore del CELSO Istituto di Studi Orientali – Dipartimento Studi Asiatici. Docente di Estetica, Storia e Storia dell’arte cinese e giapponese, Calligrafia cinese presso il Dipartimento di Studi Asiatici di Genova. Docente di Estetica interculturale e Storia dell’arte cinese e giapponese all’Accademia di Belle Arti di Genova. Docente di Estetica Interculturale e Comparativa alla Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini ed al Master in Studi Orientali e Interculturali Rimini-Urbino. Direttore e responsabile scientifico di Sôsho International. Fondatore e curatore del Programma internazionale di ricerca e documentazione ASIART Asian Contemporary Art, istituito con il Patrocinio del Ministero Italiano per i Beni e le Attività Culturali. Già collaboratore della Direzione di Ricerca del Zhongguo Hua Yanjiuyuan Accademia Nazionale delle Arti di Pechino. Direttore della Biblioteca di Studi Asiatici di Genova. Curatore delle sezioni Cina, India, Tibet, Medio-Oriente del Museo delle Culture del Mondo Castello d’Albertis di Genova, dedicate alle Medicine Tradizionali dei Popoli. Curatore e responsabile scientifico di numerosi programmi di ricerca e di formazione, convegni, manifestazioni culturali, saggi e programmi di traduzione e di più di 40 mostre dedicate in particolare alle arti ed all’estetica orientali, dal 1995 ad oggi, in collaborazione con Enti, Istituti ed Istituzioni culturali a livello nazionale ed internazionale.

Il rev. Shōryō Tarabini è nato a Oakland, in California. Monaco residente e fondatore del Tempio Guhōzan Renkōji di Cereseto (AL), presidente dell’Associazione Nichiren Shū Italia, è guida spirituale della Nichiren Shū in Italia, della Nichiren Shū España, della Nichiren Shū Francia e di diversi gruppi di praticanti della Nichiren Shū in Germania, Austria, Belgio, Svizzera, Olanda, Ungheria, Serbia e Repubblica del Congo. Studia all’Università di Berkeley, in California, Lingua e Letteratura giapponese moderna e classica, oltre all’arte, che approfondisce presso l’Asahi Institute di Tōkyō, dove si specializza in Architettura e arredamento d’interni. Presso l’Università di Riverside, in California, si specializza in Studi buddhisti e in Lingua e Letteratura cinese, moderna e classica. Presso l’Università di Minobusan si dedica agli Studi dottrinali e di storia della Nichiren Shū. Diventa monaco novizio nel tempio Nichiren Shū Minobusan Betsu’in di Los Angeles. Entra nel tempio di Nichiren Shū Jōkyōji di Tokyo. Completa gli studi e la formazione monastica della Nichiren Shū, al Monastero Shingyō Dōjō, presso il tempio principale di Kuonji (Monte Minobu) e viene certificato come Kyōshi (monaco insegnante di Dharma per la scuola Nichiren Shū). È il fondatore del primo tempio del Sūtra del Loto in Italia, Byakuren’in, a Roma, nel 2005, e del Tempio Guhōzan Renkōji, a Villasanta (MB), nel 2009. Nel 2010, il Tempio Renkōji viene trasferito nella attuale sede di Cereseto, dove fra l’altro avvia la campagna di piantagione di 800 alberi di ciliegio, a beneficio della comunità locale. Tiene insegnamenti in diversi Paesi e ha pubblicato numerosi libri, editi in diverse lingue, fra cui: La liturgia della Nichiren Shū; Il Galateo buddhista: forma, fede e sostanza; L’evoluzione del Buddhismo e la Nichiren Shū in Europa; Introduzione al Sutra del Loto; Sulle orme dell’Oshōnin, 800 anni di tradizione: 100 brani dei sacri insegnamenti del Fondatore. Parla correntemente inglese, italiano, spagnolo, giapponese, cinese, ebraico e francese.

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