Pubblicato nel marzo del 1876 dall’editore Macmillan, The Hunting of the Snark è un poemetto umoristico nonsense di Lewis Carroll, con illustrazioni di Henry Holiday. Tra queste, la più celebre è la Ocean-Chart o Mappa del Bellman, una carta nautica completamente bianca.
Per il Bellman, il capitano della spedizione, si tratta dell’unica mappa veramente utile perché chiunque la può capire e perché è valida e adattabile ovunque. Al contrario, le mappe piene di isole e rotte, meridiani e paralleli, altitudini e profondità, nomi e misure, servono solo a confondere il cervello mettendolo di fronte ai trabocchetti della lettura e dell’interpretazione. Il vuoto bianco e assoluto ci pone invece al riparo dalla stranezza delle geografie reali e dall’ambiguità dei segni convenzionali.
La Ocean-Chart, fatta disegnare, pare, da Carroll non a Holiday ma al tipografo che curò l’edizione, è la prima contromappa moderna prodotta in Occidente. Non solo critica le convenzioni cartografiche ottocentesche, la loro ossessione per il dettaglio e la religione della precisione scientifica, ma ridicolizza anche chi di quelle mappe faceva uno strumento di possesso e dominio, l’Impero coloniale britannico.
Ora, si potrebbe moltiplicare l’analisi evocando le dialettiche vuoto-pieno, significante-significato, carta-territorio, addirittura liscio-striato di Deleuze e Guattari, tutte coppie concettuali in bilico tra produzione di senso ed elisione, tra entropia e neghentropia. Ma proprio perché si pensa che questa illustrazione anticipi il “paradosso di Borges”, cioè l’idea che la mappa perfetta, quella in grado di contenere tutto in ogni dettaglio, dovrebbe essere in scala 1:1, una specie di inutile mostro, si può osservare che la Mappa del Bellman nasconde anche il suo contrario, un’altra mappa perfetta che, per restare a misura d’uomo, dovrebbe invece sovrapporre così tanti segni geografici da diventare nera.
Da un lato, dunque, il vuoto astratto in cui non c’è più nulla da leggere, così autotrasparente da rasentare la stupidità, dall’altro un pieno illeggibile per accumulazione ossessiva, per compulsione nevrotica. Questo nero assoluto, questo buio della ragione che può riempire la Snark-Chart trasformandola in una Dark-Chart, sembra contromappare il nostro presente informativo, criticando le nuove forme di imperialismo militare ed economico consegnate all’AI. Forse. Oppure ci racconta quella che Luc Bureau chiamava “geografia della notte”, un luogo pieno di spettri e di potenzialità immaginative illimitate.
La serie “Controgeografie” è una continuazione del volume di Matteo Meschiari, Terre che non sono la mia. Una controgeografia in 111 mappe, edito da Bollati Boringhieri.




