L’idea di “subcreazione” in Tolkien è un concetto anfibio, sbilanciato tanto sulla teoria della letteratura quanto sul problema della credenza. Da un lato ha a che fare con l’etica dell’autore, che si interroga su forme e fini della scrittura; dall’altro inquadra il tema della sospensione dell’incredulità nel più ampio bacino della fede cristiana. Secondo Tolkien, in definitiva, scrivere è uno dei margini concessi all’uomo per proseguire e completare in via “secondaria” la creazione “prima”, quella appunto di Dio.
Se non si comprendono queste implicazioni più profonde, non si può cogliere correttamente il senso e il ruolo della geografia nella costruzione della Terra di Mezzo. Per Tolkien, il mondo inventato non è finzione: è assolutamente vero. Non è reale nel senso che noi diamo alla nostra precisa realtà storica, ma esiste come esiste questo mondo, nel suo rivelarci un volere e un disegno trascendenti.
Hobbit, Elfi e draghi non hanno mai intersecato il nostro piano di realtà, ma sono una delle infinite possibilità di espressione di Dio nel mostrare la propria verità all’uomo attraverso la fantasia dell’uomo. In questo senso, la geografia della Terra di Mezzo non è un mondo separato: è un “approfondimento” del nostro, è una declinazione tra le tante che, come una rete, viene tesa dall’invenzione fantastica non per generare un Altrove ma per raccogliere epifanie negli strati mitici del nostro Qui.
Quando Tolkien, subito dopo la pubblicazione dello Hobbit, disegna una mappa della Contea in previsione della scrittura de Il Signore degli Anelli, non sta semplicemente facendo worldbuilding, non sta preparando un setting più dettagliato per i primi capitoli del nuovo libro: sta auscultando come un rabdomante una specie di campo morfogenetico, una geograficità primordiale che chiede di essere evocata, che potrebbe generare questa o quella terra, a seconda delle energie, dei desideri, delle domande con cui viene investita.
Un magma, un’argilla potenziale, insomma, che le dita dello scrittore-cartografo consegnano a una forma paesaggistica più stabile. In termini di subcreazione, risulta chiaro perché Tolkien disegnasse le mappe prima di inventare storie. Non cercava nel paesaggio una mera matrice spazio-temporale, una funzione narrativa in grado di predeterminare e guidare il racconto. Tolkien aveva bisogno di modellare la Terra di Mezzo proprio perché questo è l’ordine della Creazione: mari, continenti, fiumi, boschi, stelle, solo dopo gli umani. In questo, ci ricorda che ogni mappa è sempre un gesto cosmologico.
La serie “Controgeografie” è una continuazione del volume di Matteo Meschiari, Terre che non sono la mia. Una controgeografia in 111 mappe, edito da Bollati Boringhieri.
- 2. Nostalgia
- 1. Nowhereland
- 9. Buio
- 8. Limiti
- 7. Linee
- 6. Soglie
- 5. Subcreazione
- 4. Trappole
- 3. Torbiere




