Cultura

Credits: Liquido Garage | www.liquidogarage.it

Col seno di poi. La bellezza della guarigione

Tempo di lettura: 5 minuti

Comincia come una commedia esilarante, ma si intuisce quasi subito che non lo è. Vien da chiedersi, all’inizio, che nemmeno la pièce è cominciata, quale impudenza muova l’attrice a sfoggiare così sfacciatamente il décolleté. Lo lascia trapelare lei che non è, come sembra, una questione di vanità. Sì, lo si capisce quasi subito, che si riderà, però, con amarezza. E con la medesima intuizione, se non speranza, si coglie anche che un lieto fine ci sarà. Ci sarà, perché Federica è proprio qui, ora, in scena, con una presenza perfettamente radicata, nel corpo, sul palco; capace di coinvolgere e far sentire tutto: tutto ciò che ha attraversato, senza alcun tipo di scenografia o altra macchina scenica, se non se stessa. C’è però quel “lieto fine” specialmente nel messaggio che ci consegna: che tutto è impermanente (certamente), ma che celebrare la vita, dedicare la gioia, spesso scontata, di questo esserci sia un potere, un dovere, straordinario.
È un racconto toccante, commovente, che tiene sospesi dal primo all’ultimo minuto, il cui filo sottotraccia (anche questo lo si capisce da subito) è sempre l’amore. E la bellezza: quella vera, ricercata, trovata paradossalmente proprio nella malattia, nel dolore e infine nell’accettazione. Una bellezza che coincide straordinariamente con la guarigione e che invita ad «aver cura» di sé, della preziosa vita umana, dedicandola a uno scopo superiore: amare. Federica (che, ci racconta, è stata anche Miss Liguria, titolo che non è riuscito a sancirne appieno tutta la bellezza) irradia amore e bellezza da ogni gesto. Nel suo spettacolo – ma sarebbe meglio dire, nella sua storia, nella sua vita – dispensa doni luminosi di consapevolezza e autenticità, acquisiti dopo un grande buio.
Il suo spettacolo, Col seno di poi, è un invito ad assaporare la vera essenza della vita. A non risparmiare mai amore.
A lei abbiamo rivolto alcune domande. Leggerla è una lezione; vederla in scena, un’esperienza irrinunciabile.

Credits: Liquido Garage | www.liquidogarage.it

La tua ricerca della bellezza accomuna (spesso ossessiona) moltissime donne, ma anche altrettanti uomini. Come definiresti la bellezza che hai scoperto finalmente di avere? Qual è, se c’è, la differenza rispetto a quella che prima di questa esperienza andavi inseguendo?

Hai ragione, la ricerca della bellezza e della perfezione estetica è qualcosa che orienta la vita di molte persone perché rappresenta un modo molto potente e apparentemente facile per piacere agli altri. È uno strumento di relazione, un ponte tra te e le persone.  Il problema è che i parametri estetici li dettano la moda, la televisione, oggi i social. E anche io, come racconto nello spettacolo, per un periodo della mia vita volevo essere bella in quella modalità richiesta dalla “società” dove il confronto con gli altri è la regola e il non sentirti mai abbastanza una costante.
Per fortuna tutto è cambiato quando ho deciso di voler fare l’attrice. Gli esercizi teatrali mi chiedevano di diventare un cane, un topo, una bambina, una medusa, una strega… permettendomi piano piano e con tanta fatica di rompere quella fissità della bellezza esteriore. Il Teatro mi ha dato il permesso di giocare con la mia immagine, di uscire dal desiderio di piacere agli altri per trovare il modo di piacere a me stessa.
Per questo la bellezza che ho scelto di volere è una bellezza che definirei libera.

Qual è stato il momento in cui hai avuto più paura e quale quello in cui hai capito di non averne più?

Quando mi hanno dato la diagnosi di tumore mi sono chiesta diverse volte se avessi trascurato dei segnali fisici, se avessi sbagliato qualcosa nella gestione di me stessa, se insomma avessi “contribuito” in qualche modo – involontariamente – per ammalarmi.
La paura più grande con cui mi ha messo in contatto la malattia, è stata quella di perdere la relazione con il mio corpo, il mio strumento anche lavorativo, di non vederlo più in salute. Questa paura non l’ho ancora superata (anche se sono guarita sono sempre una paziente oncologica che deve fare controlli costanti) ma la considero anche una sensazione preziosa che mi guida ogni giorno a prendermi cura di me stessa fisicamente ed emotivamente e a dare la priorità a ciò che è veramente importante.

Com’è cambiata la tua relazione con gli altri, durante e dopo la malattia?

La relazione che è cambiata di più è stata quella con l’Amore.
Ho conosciuto il mio attuale compagno e contemporaneamente mi sono ammalata.  Alessandro, nonostante fossimo in mezzo alla pandemia del 2020 e vivessimo a 450 km di distanza ha deciso di starmi vicino in questo viaggio durissimo delle cure oncologiche. In poco tempo ho perso i capelli, la mia energia fisica, la mia femminilità. Ho avuto paura di perderlo e non sapevo cosa poter fare in quella situazione. A farmi vedere la luce in fondo al tunnel è stata la psicologa quando mi ha chiesto se avessi mai pensato di poter essere amata nonostante la performance?
Accettare che l’amore non è qualcosa che ti devi conquistare e che posso essere amata anche senza risorse, senza dover dimostrare, senza capelli… semplicemente perché ci sono, è stata la consapevolezza più meravigliosa e sconvolgente della mia vita.

Cosa ti ha spinto a realizzare uno spettacolo così forte e autobiografico?

A essere sincera realizzare uno spettacolo teatrale non mi passava neanche per la mente. Quando ho iniziato a scrivere avevo un’esigenza molto più terra terra: fare ordine, far sì che l’esperienza più importante della mia vita non rimanesse solo un ricordo dentro di me, un “mappazzone” di sensazioni belle e brutte.
Poi un pomeriggio, prima di una lezione di recitazione della mia scuola, confido a Marco Taddei, attore e autore teatrale, che avevo scritto la storia del mio rapporto con il corpo e con lo specchio prima e dopo il tumore. E che lo avevo chiamato Il Peso delle Tette. Così Marco mi propone di portarlo in scena. Abbiamo iniziato così un lavoro bellissimo di revisione del testo, di messa in scena, di comprensione di cosa volessimo profondamente raccontare. In questi giorni abbiamo deciso di cambiare Il Peso delle Tette con un titolo più rappresentativo dello spettacolo: Col Seno di poi.

Qual è la ricerca che porti avanti oggi? La bellezza, indubbiamente, l’hai già acquisita…

La ricerca che porto avanti è legata al mio lavoro di Attrice, Coach e Speaker: aiutare le persone a dare valore al proprio mondo interiore e a comunicare sé stesse, le proprie idee e i propri progetti in maniera concreta ed autentica. Questo ha un grande impatto sia a livello personale che professionale. Con un buon discorso, con una comunicazione efficace puoi costruire relazioni di qualità, puoi cambiare la vita delle persone.

In una parola: qual è lo stato d’animo che più ti definisce oggi? 

Lo stupore. Permettere alle persone, alla vita, alle scelte, agli incontri di sorprendermi.


Col seno di poi è una pièce teatrale scritta e interpretata da Federica Ruggero.

Lo spettacolo non ha solo una circuitazione teatrale, ma viene anche portato in convegni, congressi e conferenze.

Per maggiori informazioni sullo spettacolo e sulle prossime date in calendario, consultare la 
pagina Facebook Col Seno di poi: https://www.facebook.com/share/185BeEMDkN/ 

Per ulteriori contatti:

[email protected]

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