Arte buddhista nei musei italiani è un progetto di Cultura Unione Buddhista Italiana. Una trasmissione video di alta divulgazione, che attraverso una serie di puntate mostra una selezione di opere d’arte a carattere buddhista, presenti in vari musei italiani.
Selezionate all’interno di musei d’arte orientale o con collezioni afferenti a tale area, le opere vengono raccontate dai direttori e conservatori dei rispettivi musei, tramite una spiegazione che ne descrive le peculiarità storico-artistiche, oltre tracciare la storia del nucleo collettivo di appartenenza.
Alla voce degli esperti museali, è stata aggiunta di volta in volta anche quella di esperti, studiosi, artisti, così come di maestri di Dharma delle varie tradizioni coinvolte, chiamati a narrare gli oggetti in mostra dal proprio specifico punto di osservazione.
La puntata che qui vi proponiamo, Anchin, l’imperturbabile, è dedicata al Museo Civico Medievale di Bologna.
Il Museo Civico Medievale di Bologna
Il Museo Civico Medievale di Bologna, ospitato dal 1985 nelle sale del quattrocentesco Palazzo Ghisilardi, rappresenta una tappa fondamentale per comprendere l’identità storica della città. Se il nucleo più significativo delle collezioni è costituito dalle testimonianze del Medioevo cittadino (dai manufatti altomedievali ai monumenti funerari dei professori dello Studium bolognese, fino alle miniature degli statuti cittadini), il percorso museale offre una visione assai più ampia.
Attraverso le sue ricche raccolte, il Museo narra infatti una storia che si spinge oltre l’epoca medievale, abbracciando il Rinascimento e il Barocco, documentati da capolavori come il modello del Nettuno di Giambologna per la fontana di Piazza Maggiore o il busto di Papa Gregorio XV di Bernini.
Questa vocazione alla pluralità e alla conservazione di preziosi oggetti d’arte, che spaziano dagli avori ai vetri di Murano, fino a raffinati manufatti di arte islamica, si è arricchita di nuove prospettive grazie alla Collezione Norman Jones.
Il lascito di xilografie giapponesi, prezioso nucleo di arte estremo-orientale, alimenta un dialogo tra culture che conferma il Museo come luogo vivo, capace di custodire la memoria e aprirsi al contempo a sguardi universali.

La donazione Norman Jones
La Collezione Norman Jones, entrata a far parte del patrimonio dei Musei Civici di Bologna nel 2023 grazie al lascito della figlia Ruth, comprende 146 preziosi manufatti d’arte orientale. Norman Jones (1903-1985), collezionista inglese e docente, coltivò fin dagli anni universitari a Cambridge una profonda passione per le culture del mondo, utilizzando i pezzi raccolti come strumenti didattici per le sue lezioni di religioni comparate.
Il nucleo della donazione riflette la curiosità intellettuale del suo proprietario, spaziando dalle raffinate miniature indo-islamiche del XVIII secolo — testimonianza dell’incontro tra modelli Moghul e tradizioni indù — fino a un importante gruppo di 24 xilografie giapponesi del XIX secolo.
Quest’ultime, appartenenti alla corrente ukiyo-e, vantano la presenza di maestri come Hiroshige, Kuniyoshi e Kunisada.
Già protagonista della mostra “Prospettive d’Oriente” (2024), la collezione si configura oggi come una finestra privilegiata sull’estetica orientale.

Anchin l’imperturbabile
Il soggetto di questa puntata è ispirato alla figura di un monaco, raffigurato in una xilografia policroma, realizzata da Utagawa Kuniyoshi. L’opera è tratta dal dramma Kyōganoko musume dōjōji, andato in scena nel terzo mese del 1852 al teatro Ichimura di Edo. È uno spettacolo danzato (shosagoto), che si rifà a un dramma del teatro nō intitolato Dōjōji, molto popolare ancora oggi e spesso rappresentato. Questa stampa è la parte destra di un dittico e rappresenta l’attore Ichikawa Danjūrō VIII nel ruolo del bonzo Anchin del tempio Dōjōji. La stampa di sinistra rappresenta invece l’attore Arashi Rikan III nel ruolo di una demonessa (kijo).
Secondo la leggenda, una giovane di nome Kiyo-hime si era innamorata dell’affascinante bonzo Anchin, che tuttavia rifiutava ostinatamente le sue profferte. L’amore della giovane si mutò in un odio profondo, che la trasformò in un feroce serpente capace di sputare fuoco. Il bonzo terrorizzato cercò rifugio sotto la grande campana del tempio Dōjōji, ma il serpente, attorcigliandosi intorno alla campana, la sciolse con il calore del fuoco, uccidendo il bonzo. La stampa ritrae al centro in posizione seduta il bonzo Anchin, con in testa un copricapo (zukin) e con indosso uno haori (sopravveste corta, portata sopra il kimono) decorato con l’effetto tie dye di colore blu: nella mano sinistra tiene un rosario buddhista. In alto a sinistra, come allusione alla storia del dramma, è raffigurata la base della campana, sotto la quale il monaco trova rifugio. La stampa di sinistra del dittico rappresenta Kiyo-hime con in testa uno hachimaki (un nastro che, legato intorno al capo, tiene in ordine la chioma) e con indosso uno haori decorato con fiori di kikyō (campanula cinese). Ai piedi porta dei tabi (calzini tradizionali giapponesi) e nella mano destra tiene un ventaglio chiuso. Nel cartouche in alto a sinistra è riportato il titolo del dittico. La collocazione dei due personaggi nello spazio dà luogo a una composizione ariosa ed equilibrata, ma carica di tensione latente, come si vede dallo sguardo fisso e inquieto del monaco.
Giovanni Gamberi

Giovanni Gamberi lavora presso il Centro Studi d’Arte Estremo Orientale di Bologna; sinologo, si occupa di arte cinese e giapponese. Nel 2024 è stato co-curatore della mostra “Prospettive d’Oriente” presso il Museo Civico Medievale di Bologna.
Ruth Jones e Ralph Nisbet, eredi di Norman Jones, sono una coppia di inglesi, che da diversi anni ha scelto come casa Bologna. Nel 2020, Ruth decide di donare parte della loro importante collezione di arte orientale (prevalentemente opere di ambito indiano, cinese e giapponese), appartenuta a suo padre Norman, al Museo Civico Medievale di Bologna. La donazione, oggi nota come Fondo Norman Jones, viene acquisita nel 2023 ed è stata oggetto di una mostra “Prospettive d’Oriente”, tenutasi nel 2024, presso lo stesso museo.
La rev. Elena Seishin Viviani studia e pratica lo Zen di Tradizione Zen Sōtō dal 1982. Ha completato la formazione monastica prevista da quest’Ordine partecipando a ritiri in Francia (al tempio La Gendronniere, fondato dal Maestro Taiten Deshimaru Roshi); negli Stai Uniti (al monastero Yoko–ji, lo Zen Mountain Center di Los Angeles, California, fondato da Maezumi Roshi); in Giappone (al monastero Yoko-ji, il tempio fondato da Keizan Zenji). Ha studiato a Nagoya, presso il seminario di formazione femminile Aichi Senmon Nisodo, fondato e diretto dal rev. Shundo Aoyama Roshi, e a Kutoyama, presso Antaiji, fondato da Kodo Sawaki Roshi e Kosho Uchiyama Roshi. È erede nel Dharma del rev. Massimo Daido Strumia e guida spirituale del Tempio Enkuji (Torino). È Kokusai Fukyōshi dell’Ordine monastico Zen Sōtō e ricopre l’incarico di ‘Tanto’ – responsabile dell’educazione monastica – presso il Monastero Zen Soto Shōbōzan Fudenji (Salsomaggiore Terme, Parma). Fra le varie attività, è stata consulente del Comitato Scientifico di Torino Spiritualità, e dal 2006 è coordinatrice per l’area buddhista di questa rassegna. Dal 2019, ricopre la carica di Vice-presidente dell’Unione Buddhista Italiana. In UBI è responsabile dell’Ufficio Culti e incaricata del Dialogo Interreligioso e Intra-religioso. È Vice-direttore di Buddhismo Magazine e docente per la Tradizione Zen Sōtō del Master in Scienze Contemplative e Cognitive del Centro Studi dell’Unione Buddhista Italiana. In rappresentanza dell’UBI, dal 2010 è membro del Comitato Interfedi della Città di Torino e dal 2025 della Consulta delle religioni della Regione Lombardia. È membro del D.I.M. – Dialogo Interreligioso Monastico – per il Buddhismo Zen Sōtō.



