“Fallo con noi” non è solo uno slogan, ma una proposta concreta, lanciata da Coming-Aut LGBTI+ Community Center, associazione di promozione sociale di Pavia che promuove il diritto alla salute sessuale per tutti attraverso il progetto “+TxT – Più test per Todes”.
Nata nel 2005, Coming-Aut offre, tra gli altri servizi, test rapidi e gratuiti per HIV e sifilide rivolgendosi prevalentemente a un target considerato ad alto rischio, a volte dimenticato, che spesso incontra ostacoli nell’accesso ai servizi di prevenzione, diagnosi e cura. Si tratta della popolazione LGBTI+ (lesbica, gay, bisessuale, transgender, intersex) e in particolare di persone MsM (maschi che fanno sesso con maschi), transgender e sex workers: nel linguaggio inclusivo della comunità, “todes” è ogni persona, senza eccezioni e differenze di genere o di orientamento sessuale. “Questo target purtroppo è spesso accomunato dall’esposizione a discriminazioni, discorsi e atti d’odio -spiega Niccolò Angelini, responsabile del progetto-. L’omolesbobitransfobia e lo stigma che grava sulle persone sex workers portano spesso a situazioni che ostacolano l’esercizio del diritto alla salute”. Molte persone immigrate LGBTI+ o sex workers, ad esempio, incontrano ostacoli di natura burocratica e culturale, così come capita alle persone più fragili e meno inserite nel contesto sociale, quali le persone con disabilità, gli individui in condizioni di marginalità sociale, i disoccupati, le persone con basso o assente livello di scolarizzazione.
Il primo ostacolo è spesso di natura comunicativa. “I pregiudizi che accompagnano le persone LGBTI+ fanno sì che per loro sia difficile raccontare di sé -spiega ancora Angelini-. Il progetto e il ʻsetting’ dei test è pensato proprio per ribaltare questa situazione: i test per HIV e sifilide sono infatti immediati e anonimi, aperti a chiunque, anche a persone eterosessuali e cisgender. La nostra sede associativa, ambiente in cui si svolgono i test ormai da oltre 4 anni, è sicuro e riservato e utilizza un approccio ‘community based’, cioè non giudicante, non medicalizzato, che aiuta a superare paure e ritrosie. È un luogo accogliente, caldo e colorato, che garantisce la riservatezza e si avvale di operatori, operatrici e personale sanitario che usano un linguaggio inclusivo per far sentire benvenute tutte le persone”.
La garanzia di privacy è importante e liberatoria: nell’ambiente ospedaliero non è infatti facile per tutti rispondere a domande che riguardano la propria intimità. È il caso ad esempio delle donne trans sex workers di origine straniera, che rischiano di essere escluse di fatto dal circuito sanitario e diventare “invisibili”. Proprio per questo Coming-Aut va incontro ai target più a rischio, sia effettuando a domicilio il test per chi ha difficoltà ad accedere ai servizi sanitari sia attraverso il servizio di Sportello mobile, un’unità di strada che opera sul territorio raggiungendo i sex workers nelle zone di lavoro e offrendo un servizio di accoglienza e di counseling, la possibilità di fare i test e la distribuzione gratuita di condom e lubrificanti.
Per telefono o mail si possono prenotare i test da effettuare nella sede dell’associazione in corso Garibaldi 20/N; oppure si possono eseguire il giovedì sera al Caffè Teatro di Strada Nuova 75 in occasione di serate culturali e musicali. Così sono stati promossi, per esempio, i test durante le manifestazioni European Testing Week e Pride di maggio e giugno scorsi. “Queste iniziative -sottolinea Angelini- non hanno solo l’obiettivo di far diventare i test una buona abitudine -da ripetere almeno due volte l’anno per chi ha una vita sessuale attiva- ma anche, nella fase di counseling, di dare accesso a informazioni poco note, spiegando ad esempio che cosa siano la profilassi pre-esposizione (PrEP), la profilassi post-esposizione (PEP) o il concetto di U=U (se la carica virale non è rilevabile l’HIV non è trasmissibile, ndr) e in generale promuovere il valore e l’importanza del safer sex”.
Un altro aspetto importante è che tutti ricevano le corrette informazioni sanitarie su come vivere con l’HIV, superando discriminazioni e pregiudizi. “L’HIV infatti -racconta ancora Angelini- nell’immaginario collettivo suscita ancor oggi reazioni ben diverse rispetto ad altre malattie croniche, e continua a generare discriminazioni. È importante allora ricevere una diagnosi in modo discreto, assumere i farmaci correttamente, essere informati sulla ricerca scientifica -nuovi farmaci, nuovi dosaggi, nuove forme di prevenzione- e capire che cosa comporta l’invecchiamento in condizioni di sieropositività”. Un cambiamento che dovrebbe riguardare lo stesso sistema sanitario: “È tempo di provare a cambiare il ʻsetting’ e ridisegnare gli spazi, anche ospedalieri, in modo da garantire il diritto alla privacy per le persone che vivono con HIV. Per questo siamo impegnati a promuovere iniziative sul territorio con Asl e aziende ospedaliere, prima progettando gli spazi e poi cercando un contatto con i dirigenti sanitari”.
“Più Test per Todes” non si ferma qui, perché ogni anno l’aumento di richieste di presa in carico allo Sportello Salute è significativo. “Accanto a questo ci sono anche gli altri Sportelli del Centro antidiscriminazioni e le attività di socializzazione e inclusione, una rete di tutele in una dimensione comunitaria e solidale”. Al via inoltre un percorso formativo aperto sia ai volontari dell’associazione sia ad altre realtà -associazioni, enti pubblici e del terzo settore, sindacati-, con incontri che hanno per tema la prevenzione e la corretta informazione. “Gli spazi di ascolto e condivisione, per poterne parlare insieme -conclude Angelini- sono fondamentali, per dissipare finalmente l’alone viola del famoso spot dei primi ’90 che molte persone si sentono ancora addosso”.
Il progetto è realizzato grazie ai fondi dell’8xmille di Unione Buddhista Italiana.
Crediti: Le Acrobate – idee parole comunicazione





