Coltivare la terra, accogliere le persone fragili, costruire comunità: sono questi i pilastri di «Raccogli ciò che curi», il progetto dell’associazione Sine Modo di Tribano (Padova), che unisce, nella dimensione collettiva di un orto sociale, l’agro-ecologia, la cura delle persone emarginate e il coinvolgimento della comunità locale. Qui, in un contesto rurale, sorge una casa d’accoglienza che può ospitare fino a 15 persone, dove coabitano persone di tutte le età e nazionalità che non trovano assistenza in altre strutture.
Sine Modo da anni accoglie infatti uomini adulti con differenti storie di fragilità: «Sono quegli esseri umani di cui nessuno vuole prendersi cura – racconta il presidente Fabio Beraldin – Si tratta spesso di persone con gravi difficoltà economiche, che hanno perduto la casa, il lavoro e soprattutto i riferimenti: persone senza una diagnosi o una ʻetichetta’ che li identifichi, e per i quali non esistono politiche sociali e un ufficio deputato. Da noi trova casa chi si è perso in una dipendenza, chi ha sbagliato e ha pagato per i propri errori, chi è stato maltrattato, chi dorme per strada».
Il cuore del progetto è il grande orto limitrofo alla casa di accoglienza: quattro ettari di appezzamento divisi tra un’area a orto coltivata con metodi sostenibili, una zona per le piante officinali, un frutteto, oltre a una piccola fattoria sociale con relativi animali e un laboratorio per la lavorazione del legno. Un orto di comunità, curato dagli ospiti ma aperto a quanti desiderano coltivare e raccogliere verdure fresche, coltivate biologicamente. «Qui non solo coltiviamo verdure ma anche relazioni: mettere insieme le mani nella terra è un modo per riscoprire le tradizioni contadine, promuovere la biodiversità e la salvaguardia dell’ambiente ma anche per cominciare a cambiare la vita delle persone».
Tra le persone c’è Alessandro, il suo è un racconto di riscatto, speranza e rinascita: «Alessandro –racconta Giorgia Scapinello, che cura la comunicazione di Sine Modo – è arrivato nella casa di accoglienza di Sine Modo segnato da un vissuto di povertà economica e culturale, aggravata da difficoltà familiari e dalla perdita di una persona cara. Qui ha trovato un luogo sicuro, dove costruire il proprio futuro, ha frequentato un corso per diventare operatore sociosanitario e, oggi, lavora con noi: è diventato un vero e proprio collega. Per il progetto “Raccogli ciò che curi”, con l’aiuto degli ospiti, si occupa delle attività agricole delle nostre terre di Olmo. La sua esperienza ci ricorda ogni giorno l’importanza del nostro lavoro e ci ispira a continuare a fare la differenza nella vita di chi ne ha bisogno».
Tutti gli ospiti di Sine Modo hanno un progetto personalizzato: l’associazione parte sempre dal principio che le persone, qualsiasi sia la loro storia, siano una risorsa. Spiega Berladin: «L’orto di comunità in questo senso è un simbolo di rinascita, aperto a tutti: agli ospiti della casa seguiti da un tutor agricolo, alle persone in difficoltà segnalate dai servizi sociali del territorio che possono trarre beneficio dal contatto con la natura, ma anche alle persone che semplicemente vivono nel circondario e magari hanno problemi economici e a tutti quelli che non hanno un proprio orto e possono così coltivare un pezzo di terra, portando a casa i frutti del proprio lavoro, prodotti con il metodo biologico».

Il progetto rientra a pieno nella metafora che esprime Sine Modo: «L’espressione latina sine modo significa prima di tutto “senza mezzi”, come lo sono le persone che aiutiamo e che la comunità spesso emargina perché non riesce o non vuole vederne le potenzialità. Ma vuol dire anche ʻsenza eccezione’, motto che richiama il criterio con cui accogliamo le persone nella nostra casa. Molti sono sul gradino più basso della scala sociale, non hanno una più casa o una famiglia da cui tornare o soffrono in maniera invisibile le proprie patologie mentali». Sine Modo del resto collabora con le istituzioni e i servizi del territorio, con gli assistenti sociali dei Comuni vicini e con l’Ufficio esecuzione penale, che gestisce l’applicazione delle misure alternative alla detenzione.
L’orto non è l’unica attività. La fattoria sociale ospita un piccolo gruppo di asini, pony, capre e galline, che aiutano gli ospiti della residenza e quelli dell’accoglienza diurna a instaurare un rapporto simbiotico con la natura, prendendosi cura di queste docili creature e ritrovando la tranquillità e il ritmo giusto. Il laboratorio del legno infine è un’attività che porta benefici psicofisici a chi la pratica, favorendo l’autonomia lavorativa e il reinserimento sociale.
In conclusione «È un progetto valorizza l’interdipendenza tra uomo ed ecosistema, accogliendo sempre la diversità, che sia umana o agricola».
Il progetto «Raccogli ciò che curi» di Sine Modo è realizzato grazie all’8xmille di Unione Buddhista Italiana.





