Un estratto de Il libro tibetano dei morti per principianti di Lama Lhanang Rinpoche e Mordy Levine, uno dei libri di Ubiliber a Più Libri Più Liberi 2024.
Quando moriamo, il nostro corpo fisico ritorna alla natura. La morte è parte integrante del ciclo dell’esistenza. Poiché nasciamo, è inevitabile che giunga anche il momento di morire.
Dopo che un fiore cresce, sboccia e poi appassisce, i suoi semi germogliano di nuovo, continuando così il ciclo della sua vita. Allo stesso modo, dopo la morte, la nostra coscienza prosegue nella fase successiva.
Come accennato in precedenza, le tendenze abituali (karma) sono incorporate nella coscienza e con essa procedono. Oggi alcuni scienziati concordano con i buddhisti nel credere che la coscienza possa continuare dopo la morte. Persone che hanno avuto un assaggio della loro morte e di un’esistenza successiva hanno condiviso la loro esperienza. Sulla base di tale vissuto, non nutrono più timore nei confronti della morte. La considerano semplicemente un’altra parte del ciclo della vita e persino una fase che attendono fiduciosi quando si avvicinerà di nuovo. Essi sono i nostri testimoni, i precursori, le guide di ciò che è possibile per noi dopo la morte.
I momenti dopo la morte
Iniziamo considerando i momenti immediatamente successivi alla morte, definita dal punto di vista medico come l’istante in cui il cuore smette di battere, con la conseguente immediata cessazione dell’attività cerebrale.
Esistono numerosi resoconti documentati di persone che hanno sperimentato la morte e sono ritornate in vita nel giro di pochi minuti. Queste vengono denominate «esperienze di premorte», e quelle più comuni sono quando una persona deceduta
- sente e vede persone mentre la sua coscienza fluttua al di sopra del suo corpo;
- vede una luce alla fine di un tunnel;
- ripercorre nella memoria la propria vita;
- vede una figura divina.
Diverse persone che hanno avuto un’esperienza di premorte riferiscono di aver provato un certo senso di sollievo dopo la morte e l’uscita della coscienza dal corpo. Molte esperienze includono la visione di una luce aurea e/o esseri luminosi.
Sebbene approfondire in dettaglio tali fenomeni esuli dall’ambito di questo libro, sappiamo che la coscienza continua a esistere una volta che il corpo e il cervello hanno cessato di funzionare, come documentato in migliaia di casi di premorte.
Oltre a queste profonde esperienze, grandi santi e maestri di meditazione di diverse fedi raccontano di come la loro coscienza abbia mantenuto consapevolezza anche dopo la morte del loro corpo, per giorni e, in alcuni casi, settimane, prima di ritornare in vita.

I bardo
Cosa accade alla stragrande maggioranza di coloro che muoiono e non ritornano nel loro corpo, quelli che rimangono morti? Dal punto di vista buddhista, la coscienza sperimenta uno stato di transizione fino alla reincarnazione in un nuovo corpo.
Questo stato, o periodo di tempo che precede la nuova nascita, è noto come «stato intermedio» o «bardo». Una traduzione italiana, piuttosto appropriata, di questo termine tibetano è «intervallo».
Il libro tibetano dei morti non solo descrive ciò che accade quando moriamo, ma anche ciò che possiamo fare per migliorare la nostra esperienza nel bardo e per prepararci a una buona nascita.
Inoltre il termine «bardo» può descrivere altri intervalli che avvengono durante la vita; per esempio può essere usato per indicare una pausa tra respiri, una vacanza, un anno di pandemia o un periodo di cambiamento o transizione.
Nel buddhismo tibetano viene tracciata una mappa del ciclo della nostra vita suddivisa in sei bardo, o periodi di tempo. I primi tre si riferiscono a quando siamo ancora in vita, e possono essere descritti come segue.
- Il bardo della vita: il periodo di tempo della nostra esistenza così come la stiamo sperimentando ora.
- Il bardo del sogno: il periodo di tempo durante il quale dormiamo e sogniamo.
- Il bardo della meditazione: il periodo di tempo in cui meditiamo.
Gli ultimi tre bardo si riferiscono ai periodi di tempo tra la morte e la nascita.
- Il bardo della morte: il periodo di tempo in cui il nostro corpo attraversa il processo della morte, quando tutti gli elementi fisici si dissolvono e rimane solo la coscienza pura; durante questo periodo la nostra mente può diventare molto chiara e ricordare tutte le azioni passate, positive e negative; ci sentiamo sereni mentre ricordiamo le azioni positive e impauriti mentre ripercorriamo quelle negative.
- Il bardo della luminosità: dopo la morte di corpo e cervello sperimentiamo percezioni visive e uditive non dissimili dallo stato di sogno durante il sonno mentre siamo in vita; queste possono includere l’apparizione di spiriti, demoni, dèi, così come di un giudice del nostro conto karmico, tutti creati dalla nostra mente; può anche esserci una «sensazione» di pace e di intensa e sentita consapevolezza.
- Il bardo del divenire: il periodo che intercorre tra il risveglio dei semi delle nostre tendenze abituali (karma) e l’ingresso della nostra coscienza nel ventre materno della vita successiva; l’entrata nel ventre materno è il risultato dell’abitudine della coscienza a cercare un corpo fisico per la propria identità, o senso di sé.
Come nel Libro tibetano dei morti, questo testo si concentra in particolare sul quarto, quinto e sesto bardo, dato che il nostro desiderio è di prepararci alla morte e a ciò che ne seguirà.
Il quinto bardo
Nel buddhismo tibetano si afferma che la coscienza può rimanere nel quinto bardo fino a un massimo di quarantanove giorni. Come già accennato, durante la permanenza nel quinto bardo sperimentiamo una varietà di fenomeni, alcuni dei quali simili allo stato di sogno che avviene durante il sonno in questa vita. Come ben sappiamo, nello stato di sogno possiamo fare sia sogni felici sia incubi, e tutto ciò che la nostra immaginazione può concepire.
Secondo gli insegnamenti buddhisti, mentre dormiamo i nostri sogni sono un riflesso del nostro stato mentale. Per esempio, se prima di addormentarci guardiamo un film allegro e ottimista, è più probabile che faremo sogni felici. Se prima di andare a dormire abbiamo avuto una giornata molto difficile e stressante al lavoro o un litigio con una persona cara, è più probabile che avremo un’esperienza onirica negativa.
Parlando di karma, abbiamo visto che ogni momento della nostra vita influenza il successivo. Così come i momenti che precedono il sonno hanno un impatto sull’attività onirica, anche quelli che precedono la morte hanno un impatto sull’esperienza nel bardo.
I nostri sogni sono influenzati dalla nostra condotta nella vita e anche dalle tendenze karmiche che portiamo con noi. Se siamo arrabbiati, questo si rifletterà nei sogni e viceversa. Se siamo costantemente in cerca di guadagni finanziari, potere, piacere sessuale o amore, questa inclinazione influenzerà la nostra esperienza onirica.
I praticanti dello yoga del sogno coltivano la consapevolezza mentre sognano e sono in grado di controllare la propria attività onirica. L’addestramento per acquisire questa abilità include pratiche meditative che ci permettono di padroneggiare i nostri stati mentali sia nello stato di veglia sia durante il sonno.
Le abilità sviluppate attraverso lo yoga del sogno aiutano il praticante a orientarsi e a influenzare l’esperienza nel quinto bardo, il bardo della luminosità. Nei capitoli successivi esploreremo alcune di queste pratiche meditative.
Il modo in cui conduciamo la nostra vita, ossia il karma che creiamo, determina lo stato della mente prima della morte, l’esperienza nel bardo e nella nascita successiva.
Prepararsi al bardo
Come già menzionato, quando moriamo le nostre abitudini karmiche, radicate nella nostra coscienza, continuano a esistere nel bardo. Il grado di attaccamento e dell’afferrarsi per mantenere la nostra identità personale gioca un ruolo cruciale per la coscienza nel bardo.
Se viviamo con l’obiettivo di ridurre il nostro attaccamento e le nostre paure, di praticare la gentilezza verso gli altri e di comprendere l’impermanenza della vita, allora questi sforzi avranno un riflesso positivo sulla nostra coscienza all’ingresso nel bardo. Le nostre esperienze nello stadio intermedio non saranno angosciose come in un incubo.
Lo stato della nostra mente nel bardo influenza similmente il tipo di nascita che acquisiremo. Ogni momento ha un impatto su quello successivo, a prescindere da dove ci troviamo nel continuum di nascita, vita, morte e nuova nascita.
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