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Disastro Nepal 2026, wisedana
Foto di Street Child Nepal

Quando l’emergenza diventa resilienza: la ricostruzione parte dalle comunità

Tempo di lettura: 11 minuti

A seguito dell’inondazione in Nepal e Tibet del 26 agosto, l’Unione Buddhista Italiana ha già stanziato 500.000 € grazie ai fondi 8xmille e ha avviato una raccolta fondi, in collaborazione con Wisedāna Foundation, a sostegno degli interventi di ASIA, Street Child e Oxfam.

Dona ora sul sito  https://dona.wisedana.org

Il quadro ad oggi: dati incerti e educazione a rischio 

A un mese dalla catastrofica alluvione che ha sconvolto la vita di migliaia di persone nel Nepal settentrionale, è la resilienza umana ad aver prevalso su tutto. Tuttavia, il quadro dell’emergenza resta drammatico e in continua evoluzione, con dati che continuano ad aggiornarsi man mano che le squadre sul terreno riescono a raggiungere le aree più isolate. 

Al 14 settembre, il Governo del Nepal riportava 1.395 vittime, 5.130 persone disperse e 13.737 persone tratte in salvo, anche se si prevede che questi dati possano cambiare con il miglioramento dell’accesso alle aree colpite e il proseguimento delle valutazioni. Secondo i dati governativi, 84.270 persone in 17 municipalità di sei distretti sono state colpite dall’emergenza. L’impatto è stato particolarmente forte su bambine e bambini: il 16 settembre, UNICEF stimava che circa 32.021 bambine e bambini fossero stati colpiti. 

Le aree più vulnerabili sono i distretti di Rasuwa, Nuwakot e Dhading, nella provincia di Bagmati, dove le autorità locali continuano le operazioni di soccorso e ricerca dei dispersi. I danni alle reti di trasporto, all’elettricità, alle comunicazioni e ai sistemi di approvvigionamento idrico hanno ulteriormente aggravato gli effetti immediati delle alluvioni, interrompendo servizi interconnessi, l’accesso ai mercati e ai mezzi di sussistenza, nonché le attività economiche locali.

Foto di Street Child Nepal

Le conseguenze a lungo termine potrebbero essere particolarmente gravi per le comunità rurali. L’agricoltura rappresenta una delle principali fonti di sostentamento nelle aree colpite, dove il 67,4% della popolazione lavora nel settore agricolo. Per queste famiglie, la distruzione dei raccolti, del bestiame, dei terreni agricoli e delle relative infrastrutture potrebbe avere dure conseguenze a lungo termine sulla sicurezza alimentare e sul reddito familiare. Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) ha stimato che le alluvioni abbiano prodotto circa 2,2 milioni di tonnellate di detriti, evidenziando la portata della sfida che le comunità dovranno affrontare nei prossimi mesi.  

Inoltre, sul lato tibetano le informazioni restano ancora più scarse e difficili da verificare. L’area colpita, dove ha avuto origine la frana, è rimasta isolata per giorni, con strade coperte da oltre un metro di sedimenti e linee elettriche interrotte. A questo si aggiunge il fatto che l’accesso di media e organizzazioni internazionali al Tibet è storicamente molto più limitato rispetto al Nepal. Non è quindi possibile, al momento, offrire una stima realistica dell’impatto complessivo dell’alluvione, né sapere con certezza quante comunità tibetane siano state coinvolte.

Foto di Street Child Nepal

Circa 14.500 bambine e bambini in 63 scuole nei distretti di Nuwakot, Dhading e Rasuwa hanno subito un’interruzione del proprio percorso scolastico a causa dell’alluvione. Per molte e molti di loro, l’emergenza non ha significato soltanto perdere un luogo di apprendimento, ma anche vedere interrompersi la quotidianità, le relazioni e i punti di riferimento che garantivano stabilità e sicurezza. Gli sfollamenti improvvisi, la perdita della propria casa e della propria comunità, la separazione dai genitori o dalle persone che si prendono cura di loro e l’incertezza sul futuro possono esporre bambine e bambini a profonde condizioni di paura, disagio e stress. Possono inoltre aumentare i rischi legati a salute, nutrizione, igiene e protezione, soprattutto per coloro che si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità.

In questo contesto, l’istruzione rappresenta un’urgente priorità umanitaria. Le scuole non sono soltanto luoghi in cui bambine e bambini imparano, sono spazi sicuri in cui possono ritrovare routine, relazioni sociali, protezione e accesso a servizi di supporto essenziali. Garantire il ritorno all’apprendimento significa quindi contribuire a ricostruire molto più di un percorso educativo: significa aiutare bambine e bambini a recuperare un senso di normalità, sicurezza e speranza mentre le loro famiglie affrontano il difficile percorso di ripresa.

Eppure, dietro ai numeri dell’emergenza e alle devastanti conseguenze lasciate dall’alluvione, sono proprio le persone e le comunità a raccontare storie di coraggio, resilienza e capacità di reagire.

Foto di Street Child Nepal

Una storia che parte da lontano 

Street Child opera in Nepal dal 2015, quando devastanti terremoti causarono il crollo di infrastrutture essenziali in alcune delle stesse regioni oggi colpite dalle inondazioni. Nel 2016 e nel 2017 siamo intervenuti sul campo insieme ai nostri partner locali, costruendo quattro aule provvisorie che, negli anni successivi, sono state utilizzate anche come mense scolastiche, realizzando servizi igienici, distribuendo materiale scolastico a 200 bambini e bambine e formando il personale sulla riduzione del rischio di catastrofi, sulle strategie di risposta e sulla resilienza, affinché fosse in grado di individuare i segnali di allarme, agire rapidamente e garantire la sicurezza dei bambini e delle bambine nel caso in cui si verificasse nuovamente una catastrofe.

Da allora, abbiamo ampliato progressivamente le nostre attività in Nepal, continuando a rispondere alle emergenze quando necessario, ma sviluppando anche interventi di lungo periodo volti a rafforzare l’accesso all’istruzione, migliorare la qualità dell’apprendimento e sostenere la resilienza delle comunità e dei sistemi educativi locali.

Una scelta capace di salvare centinaia di vite 

Attraverso questi precedenti interventi non solo abbiamo mirato a ripristinare spazi sicuri per studenti e insegnanti, ma anche a introdurre procedure e consapevolezza che potessero preparare queste comunità ad affrontare future emergenze. Ora questo approccio sta dando i suoi frutti, attraverso incredibili storie di prontezza e preparazione come quella di Rajendra Dawadi, preside di una scuola sostenuta da Street Child, e di ciò che ne rimane.

Il legame di Rajendra Dawadi con la Tribhuvan Trishuli Secondary School risale a decenni fa, quando il suo percorso è iniziato proprio come studente in quella scuola. Si trovava lì alle 09:20 di mercoledì mattina il 26 agosto quando ha iniziato a ricevere chiamate che avvertivano dell’arrivo imminente di una violenta ondata d’acqua e ha dato immediatamente l’ordine di evacuare la scuola, salvando così delle vite. Pochi minuti dopo, quando l’intera struttura è stata travolta dall’acqua, Rajendra e tutti i suoi studenti erano già stati messi in salvo.

Il giorno dell’alluvione, tra il panico e il caos, Rajendra ha dimostrato quanto una sola persona possa fare la differenza. La sua tempestiva decisione di ordinare l’evacuazione ha salvato oltre 1.600 studenti prima che l’edificio venisse spazzato via; oggi Street Child è orgogliosa di condividere il proprio legame con questa storia.

“Se non avessimo preso una decisione rapida, se avessimo aspettato anche solo 10 minuti in più, nessuno di noi – né gli studenti né io – sarebbe qui oggi a parlare con voi”, 

ha affermato Rajendra. 

Noi di Street Child crediamo che sia possibile apportare un vero cambiamento fornendo agli attori locali gli strumenti necessari per acquisire l’autonomia e diventare gli artefici del cambiamento nelle loro comunità. Il nostro team ha contattato il preside e il 31 agosto ha incontrato gli insegnanti della scuola per porgere le nostre congratulazioni ed esprimere la nostra solidarietà, oltre che per offrire tutto il sostegno di cui la scuola potrà aver bisogno in futuro, ora che sta ricominciando da capo. E così, il nostro lavoro prosegue ancora una volta, con la modesta consapevolezza che saranno proprio queste comunità colpite ad avere il potere di sostenere le generazioni future.

La risposta immediata di Street Child: protezione, nutrizione e istruzione 

Crediamo che il ripristino dell’istruzione dovrebbe essere considerato parte integrante di qualsiasi risposta umanitaria. La creazione di spazi di apprendimento temporanei e sicuri, la fornitura di materiali didattici essenziali e la riabilitazione delle scuole contribuiscono a ripristinare routine e stabilità, offrendo al contempo ambienti protetti in cui possano accedere a supporto psicosociale e ad altri servizi specializzati. 

Street Child è già attiva sul terreno, in stretto coordinamento con i governi locali, i District e Local Disaster Management Committees, le scuole e i meccanismi umanitari rilevanti. Per rispondere in modo rapido ed efficace, abbiamo strutturato un primo intervento di emergenza della durata di tre mesi che sarà poi seguito da una fase di ricostruzione post-emergenza. 

Il nostro piano si articola su tre pilastri centrali per rispondere in modo olistico alle necessità primarie delle comunità colpite, e, soprattutto, dei bambini e delle bambine che hanno visto crollare la propria quotidianità. 

Il primo pilastro si compone di un sostegno materiale integrato che copre riparo, beni non alimentari e servizi igienico-sanitari. Attraverso i nostri partner locali abbiamo già iniziato la distribuzione di teloni rinforzati e corde, coperte e materassini isolanti, kit da cucina, sistemi di purificazione dell’acqua (vista l’insufficienza di acqua potabile nelle aree colpite), sapone e articoli per l’igiene personale e mestruale a 375 famiglie particolarmente vulnerabili.

Foto di Street Child Nepal

Il secondo riguarda cibo e nutrizione, e prevede la distribuzione di riso, lenticchie, olio, sale iodato e alimenti ad alto contenuto proteico pensati appositamente per bambini e madri in allattamento. La composizione definitiva dei pacchetti sarà verificata con le autorità competenti, per evitare duplicazioni e adattare l’assistenza alla disponibilità reale del mercato locale e alle necessità effettive delle famiglie. In totale si stima di raggiungere circa 1.875 persone, considerando una media di 5 persone per nucleo familiare, con priorità a famiglie con abitazioni distrutte o gravemente danneggiate, nuclei sfollati, famiglie con bambini piccoli e persone con disabilità. 

L’ultima componente è quella che già ci permette di collegare la risposta emergenziale a interventi di ricostruzione. Si concretizza nell’istituzione di 5 Child-Friendly Learning Spaces (CFLS), dotati di materiali ludico-didattici, kit di primo soccorso e sistemi solari di backup, per garantirne la continuità operativa anche in caso di interruzione delle forniture elettriche. Tali Centri forniranno a 200 bambine e bambini uno spazio sicuro dove tornare a giocare, imparare e ricevere un primo sostegno psicosociale, iniziando a ricostruire un senso di comunità e, quindi, di normalità. In parallelo, verrà sostenuta una valutazione rapida e il coordinamento della risposta d’emergenza per 19 scuole individuate come prioritarie, per una platea complessiva di circa 5.000 alunni con bisogni educativi urgenti. 

Rapidità, sicurezza, coordinamento e accountability sono i punti cardine del nostro intervento: attraverso rigorose politiche di Safeguarding e di Protezione dallo Sfruttamento e dall’Abuso (PSEA), meccanismi di feedback e reclamo anonimi e accessibili, sistemi di registrazione delle distribuzioni e attività di post-distribution monitoring, verranno garantiti la totale trasparenza nell’uso delle risorse e un adattamento costante del piano d’azione, per rispondere nel modo più efficiente possibile a una situazione in continua evoluzione.

Foto di Street Child Nepal

Per molte famiglie, tuttavia, il ritorno alla normalità rappresenta ancora un percorso pieno di incertezze. Ogni emergenza è fatta di storie personali di perdita, sfollamento e coraggio: come quella di Bhumi*. Recentemente trasferitasi da un centro di accoglienza a un insediamento vicino a Lo-Lang, Kathmandu, Bhumi sta affrontando il difficile percorso per ricostruire la propria vita. Qui, grazie al sostegno di alcuni parenti lontani, lei e altre famiglie sfollate dalle alluvioni hanno trovato rifugi temporanei.

“Siamo rimasti sotto shock e solo recentemente mi sono sentita pronta a parlare della perdita e del dolore che abbiamo vissuto. Sono stata soccorsa e portata qui insieme a mia cognata. I nostri mariti sono lontani, oltre il confine, per lavoro, e ora ci prendiamo cura dei nostri tre figli. Più di ogni altra cosa, speriamo di riuscire a tenerli al sicuro e a garantire loro un’istruzione migliore.” 

* Nome modificato per motivi di protezione e salvaguardia.

Foto di Street Child Nepal

Prima delle alluvioni, Bhumi guadagnava un piccolo reddito tessendo cinture tradizionali, mentre contemporaneamente si prendeva cura della propria famiglia. Questo lavoro rappresentava un’importante fonte di sostentamento. Quando le viene chiesto se pensa di poter riprendere la sua attività di tessitura, Bhumi fatica a immaginare come potrà ricominciare senza gli strumenti su cui faceva affidamento in passato. 

Ora, come molte altre famiglie colpite dalle alluvioni, Bhumi affronta l’incertezza su ciò che verrà dopo. La sua priorità immediata è proteggere i propri figli, trovando al contempo un modo per ricostruire la propria vita e garantire loro un futuro migliore. Bhumi ha ricevuto un pacchetto di supporto contenente beni alimentari essenziali e materiali per un riparo temporaneo, che stanno aiutando la sua famiglia a rispondere ad alcuni dei bisogni più urgenti mentre inizia il difficile percorso di ricostruzione.

Una strategia che nasce dalla comunità, per la comunità 

Una capacità di risposta rapida ed efficace non nasce dal caso, ma da una scelta precisa che Street Child porta avanti fin dalla sua fondazione: lavorare attraverso e con organizzazioni locali, non al loro posto. 

Street Child Nepal è nata in risposta alla devastazione portata dal violento sisma del 2015. Da allora, abbiamo intessuto relazioni di supporto reciproco e fiducia con le comunità, le realtà organizzative e le autorità locali, arrivando ad estendere i nostri programmi in sei province del Paese, dalla regione montana del Karnali fino al Madhesh, nel sud. 

In linea con il nostro approccio fortemente centrato sulla localizzazione, stiamo portando avanti le attività con due partner locali che conoscono a fondo il territorio: LACCoS (Langtang Area Conservation Concern Society), attiva a Rasuwa dal 2007 e già al fianco di Street Child nella fase di recupero post-terremoto del 2015, e CARDSN (Community and Rural Development Society Nepal), con base a Bidur, nel distretto di Nuwakot. 

Nel perseguire la nostra missione, “far sì che ogni bambino e ogni bambina sia al sicuro, a scuola e in grado di imparare”, ci ispiriamo inoltre ai principi di efficacia e coordinamento dell’aiuto nella consapevolezza che per concretizzare la nostra visione non possiamo agire da soli, e non possiamo agire in misura circoscritta. Servono interventi olistici e sistemici, unione delle risorse, modelli di cooperazione intersezionali. Per questo motivo abbiamo scelto di non dedicarci solamente alla promozione di pari opportunità educative per i bambini e le bambine, ma anche alla creazione di un ambiente in cui essi possano poi esprimere ed applicare quanto appreso, coinvolgendo direttamente chi ogni giorno si prende cura di loro. 

Ed è così che nel tempo il nostro raggio d’azione si è ampliato: dal primo piano di ricostruzione post-terremoto, che ha portato all’istituzione di ben 75 scuole, al programma Build the Basics, sostenuto anche dall’Unione Buddhista Italiana, che ha coinvolto in totale oltre 36.000 studenti e 1.800 insegnanti, promuovendo il metodo Teaching at the Right Level (TaRL) che permette di adattare l’insegnamento e l’apprendimento alle reali capacità degli alunni anziché alla loro età, fino ai programmi dedicati alle ragazze e giovani donne Musahar e Dalit, comunità tra le più discriminate e socialmente isolate in Nepal, tra cui Marginalised No More, Breaking the Bonds e She Leads. Questi ultimi in particolare hanno unito istruzione, protezione e percorsi di emancipazione socio-economica per migliaia di giovani donne, molte delle quali già madri, al fine di permettere loro di prendere pieno controllo decisionale sulle proprie vite e assicurare un futuro più libero e indipendente per le proprie figlie e i propri figli. A questi si aggiungono infine alcune iniziative più recenti che mirano a ridurre il divario di genere nell’educazione digitale e nelle discipline STEM, attive in particolare nella provincia di Madhesh. 

Portiamo avanti il nostro impegno alla cooperazione anche nel dibattito internazionale, ad esempio all’interno del forum delle Nazioni Unite per l’Educazione nelle Emergenze (Education Cannot Wait), facendoci portavoce del valore dell’educazione non solo come motore di sviluppo ma anche come strategia di risposta e sollievo nelle emergenze, nonché della necessità di valorizzare le competenze locali e di investire negli approcci che mettono le comunità al centro dell’azione come protagoniste e non come beneficiarie passive. 

Proprio questa combinazione di esperienza globale e competenza locale ha permesso di elaborare una risposta rapida, chiara e concreta come quella attivata ora in Nepal, ma la sua piena concretizzazione non sarebbe stata possibile senza il sostegno di UBI e di Wisedāna Foundation. Ed è proprio questo intreccio di relazioni a fare la differenza: la vera cooperazione nasce nel momento in cui attori diversi si uniscono per uno scopo comune, divenendo un insieme che si muove all’unisono per la generazione di un impatto reale, sostenibile e duraturo. Un grazie sincero, quindi, a tutti gli attori che si sono uniti per e con le comunità nepalesi colpite dall’alluvione.

Grazie a chi rende possibile la risposta 

Un ringraziamento speciale a UBI e Wisedāna Foundation per credere nella nostra visione, per la fiducia e per la possibilità di costruire insieme una collaborazione a lungo raggio. 

Concludiamo ricordando che questo è solo l’inizio: di fronte a una catastrofe di questa portata, una risposta d’emergenza è solo il primo passo, per quanto fondamentale. Una risposta completa, capace di lasciare le comunità più sicure di prima, ha bisogno di tempo, presenza e risorse costanti. 

Continuate a starci vicino: agendo insieme possiamo restituire alle famiglie nepalesi non solo un riparo, ma un futuro.

Fonti: 

https://reliefweb.int/report/nepal/nepal-rasuwa-flood-situation-report-no-7-8-september-2026

https://ndrrma.gov.np/mediafiles/rasuwa/Rapid_Damage_and_Needs_Assessment_RDNA_Rasuwa-Bhotekoshi_Flood_2026.pdf 

https://www.undp.org/crisis/press-releases/nepal-floods-hit-vulnerable-communities-undp-estimates-2point2-million-tonnes-debris

https://ndrrma.gov.np/en/rasuwa/situation

https://reliefweb.int/report/nepal/iom-nepal-flood-response-situation-report-5-15-september-2026

https://www.unicef.org/media/184411/file/Nepal-Humanitarian-Situation-Report-No.4,16-September-2026.pdf.pdf 

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