L’empowerment femminile fa rumore, come il ronzio delle api. E proprio le api e l’apicoltura sostenibile sono un potenziale volàno di sviluppo nella periferia di Palermo. Succede, grazie a Bee woman, progetto nato per restituire non solo un lavoro, ma anche dignità e forza alle donne in difficoltà.
Il contesto è quello del quartiere palermitano di Cruillas, nella periferia popolare a nord-ovest della città, alle falde di Monte Cuccio. Qui c’è Terra Franca, uno spazio di 5mila metri quadrati, confiscato alla criminalità organizzata per essere restituito alla collettività: dal 2019 l’associazione palermitana HRYO-Human Rights Youth Organization – che ha come obiettivo primario la piena realizzazione dei diritti dell’uomo – lavora per rigenerare l’area, attraverso il tenace ripristino degli spazi verdi e le costanti iniziative di inclusione sociale ed educazione ambientale. Proprio in quest’àmbito si colloca Bee woman, che offre formazione lavorativa e di inserimento sociale a donne italiane e straniere in difficoltà.

Un progetto che nasce anche da un dato statistico: «Le ricerche post-pandemia – spiega Marco Farina, presidente di HRYO – hanno appurato che essere donne, e in particolare donne straniere, è in sé una causa di vulnerabilità sociale e di precarietà in campo occupazionale. La finalità principale del progetto è fornire alle beneficiarie un bagaglio di competenze professionali in tema di apicoltura e dare loro una speranza per il futuro».
Un processo di crescita e autodeterminazione che si declina in saperi teorici e pratici: Bee woman è partito ad aprile 2024 con un primo incontro di conoscenza e selezione che si è tenuto a Terra Franca in un’atmosfera conviviale. Una volta esperite le verifiche di eventuali allergie per le candidate interessate a intraprendere il percorso, a maggio ha preso ufficialmente il via il corso semestrale di formazione teorico-pratico per le dieci donne beneficiarie, gestito da professionisti dell’apicoltura. Lo scenario degli incontri è il primo apiario olistico ed etico della Sicilia, gestito con il metodo della apicoltura naturale: una struttura immersa nel verde, calda e accogliente, una casupola in legno non trattato a cui sono connesse le arnie.
«Nella casetta – spiega Elisa Chillura di HRYO – si sente forte il ronzio delle api e si può respirare l’aria profumata generata dalle arnie, che, come dimostrano diversi studi, crea benessere, giovando ad esempio alle patologie asmatiche». La formazione è concepita a 360 gradi, con un approccio lento e naturale: si inizia con i primissimi rudimenti teorici ma poi si va sul campo, indossando le classiche tute gialle per un incontro ravvicinato con le api. Le sessioni sono incentrate in particolare sulle tematiche e gli strumenti utili alla gestione di un apiario e alla lavorazione dei prodotti connessi. «Perché Bee woman – continua Elisa – considera le api non solo come mere produttrici di miele e cera, ma punta su una formazione multidisciplinare e cerca di mettere a valore tutto l’indotto che questi straordinari imenotteri sono in grado di produrre: dalla didattica connessa all’apiterapia, all’universo delle discipline olistiche, dalla meditazione zen in loco alla trasformazione del miele – polline, propoli, unguenti – fino alla produzione di arnie naturali, con il sistema top bar originario dell’Africa, facili da costruire e gestire». Il progetto prevede inoltre l’apertura di un piccolo negozio in vicolo San Basilio, nel centro di Palermo, dedicato a prodotti apistici e libri.

La sfida è complessa: il «paesaggio» del bene confiscato è stato funestato in passato da una violenta urbanizzazione, con la progressiva riduzione e abbandono delle superfici agricole. Accanto ad agrumeti, alberi di nespole, fichi e oliveti, ci sono infatti dei piccoli «ecomostri». «Questo terreno era una vera e propria discarica – spiega Marco Farina – ma una volta bonificata l’area, abbiamo iniziato a coltivarla e aspettiamo l’autorizzazione del Comune per abbattere alcuni scheletri di cemento. Vogliamo mettere a valore tutto il buono delle api e fare tesoro dell’indole alla cura e al reciproco supporto di cui sono capaci». Il tema sotteso a Bee woman è infatti proprio la cura: curare gli esseri umani e in particolare le donne in condizioni di fragilità per prendersi cura dell’intero patrimonio naturale. «Il progetto è ispirato al principio dell’interdipendenza tra tutte le creature e l’ambiente, e al pensiero del Dalai Lama in tema di migrazioni: ovvero fornire ai rifugiati – oltre all’accoglienza – un’istruzione e una formazione, con l’obiettivo che un giorno ciascun migrante possa tornare a casa e ricostruire il proprio Paese. Bee woman unisce quindi sostenibilità ambientale, formazione lavorativa, lotta alle mafie, gestione di un bene confiscato, rigenerazione ambientale di Terra Franca, e comporta soprattutto una grande responsabilità: offrire alle nostre beneficiarie, tramite i nostri docenti un percorso di rinascita, cura e riscatto».
Il progetto è realizzato grazie ai fondi dell’8xmille di Unione Buddhista Italiana.





