Quando penso alle montagne penso anzitutto al Trentino Alto Adige. Non so perché. Però è così. Sebbene sia nato in Lombardia, e viva da diverse stagioni ai piedi delle Alpi Cozie, in Piemonte, quando penso ad una montagna rocciosa e aguzza, con una foresta di conifere o una faggeta sui suoi declivi penso al Trentino Alto Adige. E se c’è un percorso che ho battuto più volte e che ho trovato semplicemente splendido questo si trova di certo in Trentino Alto Adige.

La Val di Rabbi ha attratto la mia attenzione in diverse occasioni, sono venuto qui anzitutto per accarezzare le resinose ultrasecolari della famosa Scalinata dei larici monumentali, ma mi sono concesso anche di meditare vicino alle diverse cascatelle che il torrente Saènt va a ricamare lungo il suo corso.
La strada da seguire è molto semplice: Trento, Val di Sole, a Magras deviazione per la SP 86, abitato di Rabbi, strada per i parcheggi di frazione Coler. Da qui si parte per una bella scarpinata scandita da diverse fermate per masi, tra cioccolate, tisane al finocchio, fettine di torta al cioccolato, caffè ò semplicemente due parole con qualche altro avventore. Si incontrerà una delle sedi del parco dove acquistare magliette, libri, cartoline e ammennicoli vari, e poi su, intercettando almeno due punti dove le acque si divertono a cercare di acquistare le ali, senza riuscirvi. Ponticelli di legno, rocce appuntite, larici e abeti con le loro chiome, e il fragore delle acque che si spezzano e ricompongono e si intrecciano e si vaporizzano! Qui, la mattina anzitutto, all’alba, che sia alla base dei massi o sul ponticello, potete sedere, incrociare le vostre gambe, le mani in posizione, lo sguardo a mezza distanza, la bocca rilassata, il respiro profondo e regolare. Cosa si potrebbe desiderare, oltre?
Ogni volta che ne ho l’occasione, amo dire o scrivere due parole riguardanti un libero monaco zen che ha vissuto nel nostro paese e che era originario proprio del Trentino: si tratta di Gianpietro Sonō Fazion. È forse uno dei miei rammarichi più ingombranti quello di non averlo conosciuto, e anche per questo conservo con cura i suoi libri nella mia biblioteca. Lo zen e la luna, Il Buddha, Viaggio nel buddismo zen, Le grandi figure del buddismo, Una stella a oriente, nonché la preziosa biografia, Lo zen di Kodo Sawaki, che ha curato per i tipi della Ubaldini. Fu dapprima artista che andava a realizzare enormi mandala anonimi su rocce montane, un precursore della Land-Art all’italiana, quindi monaco zen sotto la guida di Fausto Taiten Guareschi, quindi autore di libri, divulgatore, conferenziere, libero praticante, nonché membro della direzione della Fondazione Maitreya. Ne Lo zen e la luna, forse il suo libro più originale e intimo, leggo questo haiku:
Il suono della valle
immobile
scorre lontano.

Quanti pensieri dentro la pulizia, quasi geometrica, di queste poche parole? Sette parole, sette direzioni, sette cuori. Talvolta usiamo oceani di parole per dire così poco, qui si dice tantissimo grazie ad una parsimonia esemplare. Il suono della valle, anzitutto, che cos’è? La distanza, gli animali al pascolo, gli uccelli che emettono il loro richiamo? O sono proprio le acque del Saènt che gorgheggiano? Il vento che sposta le cime degli alberi? Noi che indugiamo su questi massi? Immobile, sì, ma chi? La valle? Il mondo? Noi stessi? Scorre lontano: è la vita del resto dell’umanità che scorre lontano? O il fiume che diparte da ciascuno di noi e vaga nel tempo senza meta? Le suggestioni sono molte, figliano, non conoscono crisi.
Non so se Fazion conoscesse queste cascatelle, se fosse mai venuto qui, in Val di Rabbi, a camminare, a leggersi i suoi antichi buddisti, o semplicemente a godersi il panorama. Però ce lo vedo, seduto, ad ascoltare il soffiare delle acque, e magari a chiacchierare coi vecchi pastori che fino a poco tempo fa portavano le loro pecore e le capre lassù, ai pratoni, dove poi ha inizio la celebre Scalinata dei larici. Alla fine del sentiero si passa sotto la chioma raggiante di un enorme peccio, e girandovi verso la cima della valle, noterete un altro filo d’argento, un’ennesima pirotecnica dimostrazione del desiderio delle acque di cambiare costantemente stato e forma. Anche questo è un luogo adatto per meditare, sia ai piedi del grande abete rosso, sia nei prati intorno. Non abbiamo davvero bisogno di templi né di statue dorate del Buddha, la nostra pratica a cielo aperto può avvenire ovunque, può liberarci ovunque.
- La cascata del Serpente: ottava meditazione
- Il respiro della cascata della Pissa: settima meditazione
- La discreta cascata della Spissula: sesta meditazione
- Acqua Bianca e caldaie del Sesia: quinta meditazione
- Val di Rabbi: quarta meditazione
- La cascata della Frua: seconda meditazione
- La cascata di Isollaz: prima meditazione




