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Thich Nhat Hanh guida l'invocazione di Avalokiteśvara durante il ritiro italiano del 2014 a Plum Village – foto: Börje Tobiasson, per gentile concessione

Un tempio per la pace

Discorso inedito tenuto da Thich Nhat Hanh il 21 aprile 1997 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze.

 

Miei cari amici, vorrei invitarvi a fare una meditazione sulla pace, molto facile. Anche i più giovani, possono farla.

Dobbiamo soltanto inspirare ed espirare tre volte.

Accanto a me è seduto il sindaco della vostra città. Quando inspirate, guardatelo, e dite in silenzio «questo è il sindaco della mia città» e gli sorridete. Quando espirate, dite «io lo sostengo nel fare della mia città una citta di pace». Perché è sua intenzione fare di Firenze una città molto bella e anche una città di pace. E in questo ha bisogno del sostegno dei cittadini. Perciò ricordate, inspirando lo guardate, lo riconoscete come vostro sindaco, e il modo migliore di riconoscere la sua presenza è di sorridergli con gentilezza amorevole. E quando espirate, continuate a sorridergli, e dite in silenzio «io ti sostengo». Facciamolo insieme, inspiriamo ed espiriamo tre volte.

Questo non è soltanto parlare di pace, questo è praticare la pace.

 

È meravigliosa l’idea di costruire un Tempio per la Pace in questa città, ma noi speriamo che nel processo di costruirlo, un Tempio per la pace nasca nel cuore di ognuno di noi.

È possibile costruire un Tempio della Pace dentro di noi? Sì, e possibile, perché io l’ho costruito. Per costruire il Tempio della pace dentro di noi, dobbiamo distruggere il tempio dell’odio. Per costruire il tempio della pace dobbiamo distruggere il tempio della rabbia. Ho praticato per 55 anni, per distruggere il tempio della rabbia e costruire il tempio della pace nel mio cuore. La pratica del respiro consapevole mi ha aiutato tantissimo.

Quando costruiamo il tempio della pace in noi stessi, aiutiamo anche le persone intorno a noi a fare la stessa cosa. Ho molti studenti di meditazione che sono giovanissimi. Praticano la meditazione della pace molto bene, e anche se hanno soltanto 7 o 9 anni, riescono a dare tanta gioia a sé stessi, ai loro genitori, e ai loro compagni di scuola. Forse voi non lo sapete, ma i giovani, anche i bambini, possono rendere felici i genitori e gli insegnanti.

I giovani sono come fiori, sono freschi. E la loro freschezza è il dono più grande che possono offrire ai loro genitori e insegnanti. Ecco perché dobbiamo imparare il modo di rimanere freschi durante tutta la giornata. Io guardo sempre i giovani e i bambini come se fossero fiori, e so che per mantenerli freschi, i fiori devo metterli in acqua.

I genitori e gli insegnanti devono aiutarci a rimanere freschi, perché quando l’irritazione e la rabbia diventano la nostra realtà, allora perdiamo la nostra freschezza. Perciò, quando sentiamo nascere in noi l’irritazione e la rabbia, dobbiamo fare in modo che non nascano. E se l’irritazione e la rabbia sono già sorte in noi, dobbiamo sapere cosa fare per averne cura. Se non sappiamo come fare per aver cura della nostra rabbia e della nostra irritazione, possono diventare molto distruttive, e nuocere a noi e a tutti intorno a noi.

Vi suggerisco di andare oggi dai vostri genitori e fare loro questa domanda: babbo, cosa fai quando ti arrabbi? Mamma, cosa fai, quando ti arrabbi? E domani potreste andare dal vostro insegnante a scuola, e chiedergli la stessa cosa.

Credo che tutti loro vi racconteranno la loro esperienza. Alcuni di loro sanno che cosa fare o non fare quando si arrabbia- no. Ma vi sorprenderà scoprire che molti di loro non sanno che fare o non fare quando si arrabbiano. E la vostra domanda li metterà in imbarazzo.

Infatti, sarebbe una cosa meravigliosa se i giovani e gli adulti potessero mettersi a sedere tranquilli per discutere insieme che cosa fare e che cosa non fare quando si arrabbiano.

Nella mia tradizione spirituale, la tradizione buddhista, noi chiamiamo questo tipo di discussione, «discussione di Dharma».

Dharma significa la via, il modo. Perciò discutiamo il modo, la via, di trattare con la nostra rabbia. Avete già vissuto momenti in cui vostro padre, o il vostro insegnante, si arrabbiano. Quando loro si arrabbiano, stanno male, non soltanto loro, anche voi state male. E siccome desiderate aiutarli, vorreste sapere come fare. Ecco perché suggerisco che la prossima volta che vedete vostro padre, vostra madre, o il vostro insegnante, arrabbiarsi, voi pratichiate il respiro consapevole. Inspirate e dite a voi stessi «so che è arrabbiato», espirate, e dite «so che soffre».

Questa è una pratica meravigliosa, molto efficace. Inspirando, so che mio padre è arrabbiato, espirando, so che mio padre soffre tanto. Se inspirate ed espirate così per tre volte, nascerà la compassione nel vostro cuore. Perché, quando sapete che uno sta soffrendo, non vi arrabbiate con lui o con lei. E se fate così, la sua rabbia e la sua sofferenza non potranno entrare nel vostro corpo. E potete rimanere freschi, perché non siete contaminati dalla sua rabbia. Voi volete amare vostro padre, volete amare vostra madre, i vostri insegnanti, ma a volte sentite che è molto difficile. Soprattutto quando si arrabbiano. Perché, quando uno si arrabbia, non appare più né bello, né piacevole. Ed è facile allora sentirsi frustrati e arrabbiarsi con loro. Me se sapete praticare il respiro consapevole, e se nutrite la consapevolezza che la persona di fronte a voi soffre, riuscirete a sentire compassione per lui o per lei, e potrete rimanere freschi, in stato di non-rabbia.

 

La non-rabbia è meravigliosa. Dovremmo praticare in modo da conservare la nostra non-rabbia 24 ore al giorno. Forse non lo sapete, ma la non-rabbia è la base della nostra felicità.

Ricordate i momenti in cui siete arrabbiati. In quei momenti è come essere bruciati dal fuoco. Sembra di esplodere, come una bomba. Si è all’ inferno. E paragonata a questi momenti, la non- rabbia è come il paradiso. Sono sicuro che in questo momento siete in stato di non-rabbia. E siete in paradiso. In effetti, quando siete in paradiso, dovreste goderne. Ma molti di noi non riescono a godere del paradiso. Il paradiso non è molto distante, non è una cosa astratta. Il paradiso, per me, è qualcosa a cui posso avere accesso molto facilmente, velocemente.

Vorrei invitarvi a toccare il paradiso del colore e della forma. Inspirando, sono consapevole dei miei occhi, espirando, sorrido ai miei occhi. Oggi potete praticare questa meditazione del toccare il paradiso. È primavera, e tutto è meraviglioso, fuori. Sedete nell’erba, respirate, e diventate consapevoli dei vostri occhi. Quando, inspirando ed espirando, toccate i vostri occhi, avrete l’intuizione di come i vostri occhi siano una porta verso il paradiso della forma e del colore. Sentirete che avete ancora occhi in buono stato, e dovete soltanto aprirli, per vedere tutti i tipi di forme e di colori intorno a voi. E c’è una festa di forme e di colori tutt’intorno a voi. Questo per me è il paradiso della forma e del colore.

Alcuni di noi hanno perso la vista, non possono più vedere nulla. Non ricordano nemmeno più le linee del volto delle persone care. Per ritrovare il volto del proprio figlio, devono chiedergli di avvicinarsi, per poterlo sentire al tatto. Per persone così, poter vedere di nuovo le forme e i colori, è come ritornare in paradiso.

Perciò, quando inspirando ed espirando diventiamo consapevoli del fatto che abbiamo ancora gli occhi in buona condizione, sappiamo che il paradiso delle forme e dei colori è disponibile per noi, e che abbiamo almeno una condizione essenziale per la pace e la gioia. Sedete nell’erba, respirate, e guardate intorno, e potete essere estremamente felici, perché siete in contatto con il paradiso, attraverso i vostri occhi. Qualcun altro, accanto a voi, magari non riesce a godere di questo paradiso, perché pensa che stare seduti così è molto noioso, e vorrebbe soltanto tornarsene a casa ed accendere il televisore. Perché trova più piacevole il programma televisivo, con tutti quei rumori e quelle sparatorie. E nel guardare quel programma, il suo cuore e la sua mente saranno avvelenati dalle tossine della violenza e della disperazione. Così, mentre voi seduti nell’erba siete nutriti dal paradiso delle forme e dei colori, quell’ altro ragazzo sarà nutrito dai veleni dell’odio e della violenza.

Immaginate una madre con la sua bambina, sedute nell’ erba, che godono la bellezza che le circonda. Una madre che sa aiutare la sua bambina a godere del paradiso delle forme e dei colori, è una madre che conosce l’arte dell’educazione alla pace.

Ci sono molti giovani che sanno apprezzare la bellezza della natura che li circonda. A Plum Village, in Francia, dove vivo e pratico, amo sempre prendere per mano i bambini e praticare con loro la camminata meditativa.

La camminata meditativa è camminare molto lentamente, e godere di ogni passo che fai. Cammini, ma non hai l’ansia di arrivare da nessuna parte. Ogni passo ti aiuta a toccare profondamente la Madre terra. Ogni passo ti aiuta a nutrirti della bellezza e della pace della natura. E dopo una mezz’ora di camminata così, ci si sente più forti, più felici, più in pace con noi stessi. È meraviglioso prendere per mano un bambino e camminare così. Quando prendo per mano un bambino traggo beneficio dalla freschezza l’innocenza della sua energia, che penetrano in me e mi nutrono. E anche il bambino trae beneficio dalla stabilità e la pace che sono in me. All’inizio i bambini hanno la tendenza a camminare un po’ più velocemente, ma poi dopo qualche minuto rallentano e godono di camminare con me. E molti di loro dopo mi dicono «Thay, è meraviglioso camminare con te». E io li guardo e dico «Anche per me è meraviglioso camminare con te».

 

Vorrei parlarvi del mal di denti. Quando avete mal di denti, soffrite, soprattutto se avviene durante la notte, perché durante la notte non potete andare dal dentista. E quando soffrite così, potete avere una illuminazione e scoprire che non avere mal di denti è meraviglioso. E allora potete apprezzare il non-mal di denti. Per me, il non-mal di denti è il secondo paradiso. Credo che tutti noi, qui oggi, siamo nel paradiso del non-mal di denti. Siete in grado di apprezzare ora il non-mal di denti, oppure avete bisogno di avere mal di denti per poter apprezzare il non-mal di denti? Il non-mal di denti è la nostra felicità, ma molti di noi non riescono ad apprezzarla, perché non ci rendiamo conto che molti elementi della nostra felicità sono già qui, ora. Stiamo sempre correndo da qualche parte perché crediamo che la nostra felicità è lontana, nel futuro. Perciò la pratica della felicità consiste nel ritornare sempre al qui ora, perché la vera felicità è qui, nel momento presente.

Credo che la scuola è la nostra seconda casa. Ci sono bambini che sono felici a casa, e se possono essere felici anche a scuola, sono molto fortunati, perché hanno due famiglie. Ma ci sono molti giovani che non sono felici nella loro famiglia. Perché il padre e la madre non sono felici insieme, e allora non è possibile essere felici in quella famiglia. E in questo caso c’ è la speranza di poter essere felici a scuola con i propri insegnanti e compagni. Ma se un giovane non è felice nemmeno a scuola, credo che la sua vita è piena di sofferenza. Per questo motivo spero che gli insegnanti a scuola trovino sempre il tempo di capire come stanno i loro studenti a casa.

Secondo me a scuola si studia troppo. Gli insegnanti chiedono ai ragazzi di fare troppe cose, li tengono sempre impegnati, non si fermano mai a chiedere se sono felici. Credo che gli insegnanti dovrebbero prendere tanto tempo per chiedere a ciascun ragazzo se sta bene a casa. Questo è molto importante. Credo che un allievo è anche figlio o figlia per noi, e dobbiamo aver cura del suo benessere. E credo che gli insegnanti a scuola devono aiutare i loro allievi a soffrire meno, perché, se un ragazzo, una ragazza soffre nel suo cuore, non riesce nemmeno a studiare la matematica, la storia, la geografia, ecc. Gli insegnanti devono amare i loro allievi.

Nella mia pratica del buddhismo ho imparato che non puoi amare una persona se non la comprendi. Se il marito non comprende la moglie, non può amarla né renderla felice. Se il padre non comprende il figlio, non può renderlo felice. La stessa cosa è vera per gli insegnanti, perché se non comprendono la sofferenza dei loro allievi non possono amarli e renderli felici.

Spero che nella scuola del XXI secolo gli insegnanti avranno il tempo di incontrare ciascuno dei loro allievi individualmente. Se uno studente non è felice a casa perché non ha una madre e un padre amorevole, allora l’insegnante dovrà avere il ruolo di madre o di padre amorevole per il suo allievo o allieva. So che molti insegnanti hanno delle buone intenzioni, ma per essere madre o padre amorevole dei propri studenti è necessario prepararsi, allenarsi. E l’insegnante deve trovare il tempo di incontrare i genitori per ottenere la loro collaborazione allo scopo di aiutare il giovane o la giovane. Perché questo avvenga, credo che sia gli insegnanti che i genitori abbiano bisogno di più tempo. Oggi gli insegnanti e i genitori sono eccessivamente occupati, non hanno il tempo per aver cura dei giovani, dei loro stessi figli, né dei figli naturali, né dei figli spirituali.

La nuova generazione è la speranza del futuro, e se noi non abbiamo il tempo di aver cura della nuova generazione, qualsiasi cosa cercheremo di fare per la nostra città, per il nostro paese, non potrà portare i frutti che speriamo. Credo che debba esserci un modo per incontrarsi, perché gli insegnanti possano discutere insieme questo argomento così importante.

 

Nella mia esperienza, amare il proprio insegnante, ed essere amati dal proprio insegnante, è una cosa meravigliosa. Io sono un monaco, e non ho una famiglia come altri hanno, ma ho tantissimi allievi, e li amo tanto e molti di loro anche mi amano molto, e la mia felicità è fatta in gran parte di questo amore reciproco. E se sono felice con i miei allievi, e i miei allievi sono felici con me, è perché entrambi pratichiamo allo scopo di mantenere la comunicazione tra noi, viva, facile, possibile. Quando gli insegnanti e gli allievi possono comunicare facilmente tra loro, quando possono parlarsi, la situazione non può mai degenerare. Ma quando la comunicazione diventa difficile, allora ci sarà sofferenza da entrambe le parti, e questa sofferenza continuerà ad aumentare.

Se io e i miei allievi riusciamo a comunicare con facilita, è perché entrambi cerchiamo di praticare l’ascolto profondo e la parola amorevole. Ascolto profondo significa ascoltare in profondità e con un sentimento interiore di compassione.

Quando vedi qualcuno soffrire intensamente, sai che quella persona non riesce a comunicare. Non riesce a parlare con sua moglie, con i suoi figli, con i suoi amici, è completamente isolato, e l’unica persona in città che accetta di parlare con lui o con lei, è lo psicoterapeuta. La persona si sente tagliata fuori, isolata da tutti gli altri, e se vuoi aiutarla devi cercare di praticare l’ascolto pieno di compassione.

Questo significa ascoltare con la sola intenzione di far sì che l’altro soffra meno. Ascolti non per giudicare o criticare, ma soltanto per dargli l’opportunità di esprimersi. Quella persona può essere molto vicina a te, può essere tuo padre, o tua madre, tuo marito o tua moglie. Lui o lei forse soffre tanto perché non si sente ascoltato da nessuno, nemmeno da te. Se dici di amare quella persona devi riuscire a fermarti e ad ascoltarla con amorevolezza. Ti siedi tranquilla, e ascolti con il cento per cento della tua presenza. L’altra persona può dire cose molto ingiuste, molto sbagliate, ma tu continui ad ascoltare, perché la tua intenzione è ascoltare per far sì che l’altro soffra meno. E dopo un’ora di questo ascolto senz’altro si sentirà molto meglio. Magari ti dice delle cose che potrebbero farti arrabbiare, perché ti critica, ti rimprovera, ti condanna, ma se tu riesci a continuare ad ascoltarla, è perché ti sei allenata nell’arte dell’ascolto pieno di compassione. E mentre ascolti continui a praticare il respiro consapevole, e ricordi una cosa sola: stai ascoltando per aiutare quella persona a soffrire di meno. Il segreto del successo è nel fatto che tieni viva in te la compassione durante tutto il tempo. E quando lui o lei poi chiede la tua opinione, adoperi un linguaggio amorevole. Linguaggio o parola amorevole significa che dici qualunque cosa senti nel cuore, ma con calma. Questo è possibile soltanto se ti alleni, perché se nel parlare senti nascere in te l’irritazione, allora devi fermarti subito. Puoi dire: scusami, possiamo continuare un altro giorno, perché ora non sono in grado.

Il principio base della pratica è non continuare a parlare quando senti nascere l’irritazione. Credetemi, la pratica del respiro calmo e consapevole è fondamentale per allenarsi nell’ esercizio della gentilezza amorevole.

Secondo me è cruciale che voi discutiate il problema della comunicazione con i vostri genitori e i vostri insegnanti. Se riuscirete a ritrovare la comunicazione tra voi e i vostri genitori, tra voi e i vostri insegnanti, allora avrete un futuro. Miei cari amici, stamani ho soltanto cercato di introdurre l’argomento. La pratica della pace deve continuare ogni giorno della nostra vita. Sono molto felice oggi di parlare ai giovani di questa città, e sono grato per la presenza del Sindaco tra noi. Spero che insieme riusciremo a realizzare il nostro sogno di vivere in una città allo stesso tempo di bellezza e di pace.

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