Dal 14 al 18 maggio 2026 Ubiliber sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino, Stand T42 | Pad Oval.
In vista del Salone, pubblichiamo una serie di estratti dalle novità che troverete allo stand e in libreria: è un invito a scoprire questi libri in anteprima, prima di sfogliarli e incontrarli da vicino.
Tra questi c’è Un mondo di rugiada. L’esperienza poetica e il buddhismo Zen di Marcello Ghilardi, con illustrazione di copertina di Nicola Magrin.
Un saggio intenso e raffinato sul punto in cui parola poetica, pratica spirituale e percezione del mondo si incontrano. Attraverso il buddhismo Zen e la tradizione poetica sino-giapponese, Ghilardi mostra come la poesia non è soltanto espressione individuale, ma esercizio di attenzione, trasformazione dello sguardo e apertura all’impermanenza di tutte le cose.
«Più che mostrare come lo Zen abbia influito sulla poesia giapponese, l’idea al centro di questo saggio è quella di indagare come i due percorsi trovino motivi di forte convergenza e di reciproco rilancio. «Come il gesto più buddhista che ci sia può essere del tutto privo di connotazioni buddhiste evidenti, allo stesso modo un intervento non buddhista può arrivare dritto al cuore di questioni specificamente buddhiste.» Se è indubbio che storicamente le connessioni tra la «Via del Buddha» (butsudō) e la «Via della poesia» (uta no michi o kadō) si sono intrecciate, è altrettanto vero che al cuore dell’intuizione poetica risiede la possibilità di un approccio al mondo – alla sua impermanenza, alla malinconia per il suo continuo trapassare unita alla gioia per il suo infinito accadere – che apre alla contemplazione tramite mezzi insieme distinti e prossimi al messaggio di fondo del buddhismo.
Come nell’arte, anche nella compartecipazione all’accadere delle cose tramandata dalla pratica buddhista si mantiene una tensione vitale fra la non-adesione ai fenomeni del mondo e il consenso al fatto che tali fenomeni siano: è la premessa per un rinnovato slancio di compartecipazione e di premura, senza attaccamento e volontà di potere, nei confronti di quegli stessi fenomeni. La luce delle cose e del mondo percepita da Albert Camus riverbera la «luce percepita nelle cose» (mono no mietaru hikari) di cui parlava Matsuo Bashō. Quella luce si sprigiona da ogni singolo fenomeno, per il fatto che semplicemente accade; e al tempo stesso si può anche intendere come la diafanìa, la trasparenza in sé invisibile e irrappresentabile, che rende le cose visibili e si coglie in esse, «mentre è ancora vivida nel proprio cuore». La corrispondenza tra l’interiorità, il cuore-mente (kokoro) dell’umano e le cose del mondo è tutt’altro che allusione a un banale sentimentalismo – su cui ancora si infrangono le interpretazioni più retrive e inconsistenti di una cattiva lettura della parola poetica. È piuttosto il modo estetico di far emergere e di riconoscere la «non-ostruzione» (muge), la connettività universale che lega i fenomeni umani e non umani, che accoglie l’apparire delle cose come alcunché di essenziale e, insieme, non riduce l’esperienza della vita a ciò che è tangibile o quantificabile.La parola poetica fa accedere a una possibilità nuova di esistenza: è la promessa di un vivere «altrimenti», di un vivere più pieno, che sa riconoscere la sofferenza ma non se ne lascia distruggere. È un vivere che non corrisponde a un altrove vagheggiato e sempre dilazionato, né all’esaltazione di un’intensità presente ma fuggevole».
- La libertà illimitata del tonglen di Pema Chödrön
- Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco di Eugen Herrigel
- La forza della logica. Uscire dal caos con il dibattito tibetano di Eric Brinkman
- Un mondo di rugiada. L’esperienza poetica e il buddhismo Zen di Marcello Ghilardi
- Buddha dentro di Dario Doshin Girolami
- Il passero buddhista di Tiziano Fratus
- Il sentiero dell’eroe di Thich Nhat Hanh
- Il lungo viaggio del buddhismo di Donald S. Lopez Jr.
- Buddhismo senza fronzoli di Noah Rasheta
- Le impronte del trauma di David A. Treleaven
- Sono sempre io di Rupert Spira




