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«Teardrop» dei Massive Attack

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«Gli ascolti» di Ennio Speranza. Una produzione Gate – Il portale dell’Unione Buddhista Italiana.

Diciottesimo ascolto «Teardrop» dei Massive Attack.

In un bellissimo e denso saggio intitolato L’eloquenza delle lacrime lo storico dell’arte, musicista e cantante Jean-Loup Charvet scrive: «Non disponiamo delle lacrime, siamo sopraffatti dalle lacrime. […] Le lacrime si offrono al nostro viso come al nostro intelletto o al nostro cuore, la loro evidenza ne rende inutile una definizione, dalla quale le protegge la loro intellegibilità. La loro chiara trasparenza evita loro una descrizione. Per darci la loro luce, per darci la loro leggerezza, per offrirci il loro silenzio, si sono affidate all’oscurità, si sono sottomesse alla gravità, si sono date ai sospiri. Non c’è luminosità senza chiaroscuro, non c’è pesantezza senza imponderabilità e non c’è suono senza “melodioso silenzio”. Come noi si sono esposte all’incarnazione e alla beatitudine. Tra carne e cielo. Trasparente orizzonte.» Charvet equipara quindi le lacrime a un dono, una manifestazione che, pur venendo dal corpo, lo trascende per consegnare il nostro dolore in un luogo Altro, lontano, al di fuori di noi stessi, evitando così al dolore di annientarci. «La lacrima si annuncia scomparendo, scorrendo», scrive ancora Charvet, e scomparendo si porta, o sembra portarsi appresso patimento, sofferenza, cordoglio. Un’illusione, forse, ma un’illusione che è fondamentale valvola di sfogo. In questo senso la lacrima è magica, apotropaica e, se vogliamo, necessaria. Di questo e di altro parla una canzone che ha segnato la fine degli anni Novanta e apparsa in Mezzanine, uno degli album più rappresentativi del gruppo inglese trip hop dei Massive Attack che ha consegnato l’ipnotico incedere del brano ai versi e alla eterea voce di Elizabeth Fraser, già cantante dei Cocteau Twins.

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