Descrizione
Gli struggenti versi d’addio dello Zen giapponese
Raccontare l’inafferrabile e al contempo riuscire a dire qualcosa senza dirlo. Le diverse forme di espressione poetica giapponese sono tentativi perfetti, quanto paradossali, di evocare in un’unica immagine ciò che i più faticano a notare. Dagli haiku agli jisei – brevissime poesie composte in punto di morte dai monaci buddhisti zen – le parole si fanno tratti decisi di un pennello, capace di rappresentare un istante di rivelazione, l’attimo immenso in cui la natura circostante e la sua contemplazione creano nella mente e nel cuore squarci di una comprensione più profonda del reale. Sono proprio le cose del mondo – nuvole, alberi, montagne – a essere le chiavi d’accesso per l’astratto.
“La soluzione all’enigma della vita non è da rintracciarsi fuori da sé, ma dentro, nella propria mente” afferma Yoel Hoffmann, il curatore di questa affascinante antologia, che invita a conoscere come la cultura giapponese si sia accostata al morire. E così, attraverso centinaia di haiku selezionati, tradotti e corredati di preziose contestualizzazioni di carattere storico e culturale, si resta incantati da come monaci, samurai e donne innamorate abbiano fatto i conti con il mistero più grande.
Un crisantemo, il frinire di una cicala, il vento tra i capelli si fanno allora simboli dell’effimera transitorietà che ci costituisce e parlano con grazia ed eleganza di impermanenza. Ma ci sono anche lacrime, dubbi e risate in queste pagine, segni di un’umanità che fa i conti da sempre con i propri limiti e nobilitandoli attraverso l’arte.
Unico nel suo genere, L’ultimo haiku, è un libro sulla morte che pullula di immagini vibranti e vitali, in grado di avvicinare con delicata commozione ogni lettore e lettrice a quelle emozioni così intense che un giorno sicuramente dovremo incontrare.




