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Pauline Oliveros: l’ascolto come pratica spirituale tra Quantum Listening e Deep Listening

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel panorama della musica sperimentale del secondo Novecento Pauline Oliveros occupa un posto singolare: compositrice, teorica e praticante dell’ascolto, ha trasformato il suono in un’esperienza che travalica l’estetica per abbracciare la sfera spirituale.

Nei suoi testi più influenti, Deep Listening e Quantum Listening (in Italia pubblicati da Timeo), Oliveros propone un vero e proprio cambio di paradigma: ascoltare non come atto passivo, ma come pratica di consapevolezza radicale. Una visione, questa, in cui si possono rintracciare in maniera evidente echi del pensiero buddhista così come di altre tradizioni contemplative.


Ascoltare non come atto passivo,
ma come pratica di consapevolezza radicale.

Deep listening

Il concetto di deep listening, sviluppato a partire dagli anni Ottanta, nasce da un’esperienza concreta: una registrazione in una cisterna sotterranea con un lunghissimo riverbero. Da quell’immersione acustica Oliveros ricava un’intuizione fondamentale e cioè che l’ascolto può diventare una forma di presenza totale. Nel libro Deep Listening, l’autrice descrive esercizi, riflessioni e pratiche che invitano a espandere la percezione sonora fino a includere ambiente, corpo e immaginazione. Una sorta di ecologia dell’ascolto che travalica il confine del semplice “suono” per abbracciare una dimensione più ampia la cui unica definizione appropriata è “spirituale”. Oliveros insiste su concetti e pratiche quali la respirazione, l’attenzione non giudicante e la sospensione dell’ego in evidente parallelismo con la meditazione zen. Il punto non è controllare l’esperienza ma abitare pienamente il momento sonoro. Un lavoro allo stesso tempo contiguo e divergente con le pratiche di John Cage che, ispirato dal pensiero Zen, suonava nel traffico della metropoli per dimostrare che ogni suono è potenzialmente musica. Che ogni suono si lega ad altri suoni e persino ai rumori. Che crea un insieme intricato di relazioni che compongono il paesaggio sonoro. L’ascolto profondo è invece una via di consapevolezza incarnata, in cui musicista e ascoltatore coincidono in un campo percettivo condiviso.

Quantum listening

Con Quantum Listening, Oliveros compie un ulteriore passo concettuale. Parliamo di un ascolto multidimensionale e relazionale in cui ritroviamo concetti che richiamano la fisica quantistica come la sovrapposizione, l’indeterminazione e la complementarietà. L’autrice invita a percepire simultaneamente più livelli di realtà sonora come il suono interno, quello ambientale e quello immaginato. È un approccio che, oltre alla quantistica, risuona anche con l’idea buddhista di interdipendenza, secondo cui ogni fenomeno esiste solo in relazione agli altri. In questo quadro, l’ascoltatore non è più un soggetto separato ma parte di un campo dinamico. Oliveros parla spesso di «espansione della coscienza uditiva», un’espressione che ricorda le pratiche contemplative orientali in cui la percezione viene decentrata dall’io. Usando le parole della stessa musicista, partendo dal presupposto che «il mondo è pieno di suoni che raramente ascoltiamo» allora «la differenza tra udire e ascoltare è l’attenzione» e «ascoltare è dare continuamente attenzione a ciò che si ode». L’atto dell’ascoltare diventa quindi “etico” oltre che “estetico”, implica apertura, empatia, responsabilità verso l’ambiente sonoro. Un ulteriore aspetto (particolarmente affine al pensiero buddhista) è la centralità del respiro. Nei suoi esercizi Oliveros collega sistematicamente respirazione e produzione del suono, suggerendo che il controllo del fiato modifichi anche la qualità dell’attenzione. Intendiamoci: Oliveros evita ogni rigidità dottrinale. La sua è una spiritualità pragmatica, inclusiva, profondamente radicata nell’esperienza. Il “quantum” del titolo allude anche all’imprevedibilità e all’apertura del processo percettivo. In sostanza, l’ascolto, come la realtà quantistica, è fatto di possibilità che emergono nel momento dell’attenzione. Per dirla sfruttando il lessico della fisica quantistica: “collassa” di fronte a un osservatore (in questo caso: ascoltatore).

A distanza di decenni, Deep Listening e Quantum Listening restano testi cruciali per chiunque abbia intenzione di esplorare le intersezioni tra tecnologia, percezione e pratiche contemplative. In un’epoca di sovraccarico informativo, la proposta di Oliveros suona sorprendentemente attuale in quanto invita a rallentare, ad ascoltare profondamente e a riconoscere la rete di relazioni in cui siamo immersi. Più che manuali di composizione, i suoi libri sono inviti a una trasformazione percettiva. E forse proprio qui risiede la loro eredità più duratura, aver cioè mostrato che, nel silenzio attento dell’ascolto, arte e meditazione possono diventare la stessa cosa.

Questo articolo fa parte della serie Gods and Golem

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