Il portale
dell'Unione Buddhista
Italiana

GATE

Cultura

Credit: Sebastiano d'Ayala Valva

Onde Ferme

,

 

Id completely understand if a listener might feel that theres nothing to listen to. 

That there is nothing – I wouldn’t blame the listener to give in to this feeling. I would even recommend to deepen it, to go even further in this thought. Perhaps in the depths of this nothingness something else can be discovered

Éliane Radigue

 

 

Stehende Wellen/ Standing Waves è il secondo film dedicato alla musica di Sebastiano dAyala Valva, già autore di un lavoro su Giacinto Scelsi. Presentato per la prima volta su grande schermo, l11 marzo 2024, all’Institut français Milano, grazie a una collaborazione fra lAgenda Cultura dellUnione Buddhista Italiana e Triennale Milano Teatro, è essenzialmente unopera dedicata allascolto.

 

Nel suo genere di film documentario, racconta dellincontro – del processo di lavoro, soprattutto – fra Carol Robinson e lOrchestra Sinfonica di Stoccarda (SWR Symphonieorchester in Stuttgard). È un diario aperto, finemente documentato dal regista, sullo sgomento, lo scetticismo, la scomodità e infine la scoperta, gioiosamente liberatoria, di un ensamble alle prese con una partitura senza note. 

 

«Alter ego» di Éliane Radigue (così la stessa artista la definisce), a sua volta affermata compositrice e clarinettista, Carol Robinson da circa ventanni collabora con Radigue alle sue composizioni per strumenti acustici. Co-autrice di un ciclo di opere denominate OCCAM – cui via via si aggiungono ulteriori titoli, a seconda della circostanza, dal 2015 Robinson intraprende viaggi ai quali Radigue, a causa delletà, non può più fisicamente partecipare, ma ai quali si connette con la mente – come racconta nel documentario – collegandosi tramite le proprie energie alle varie fasi del lavoro, dalle prove allesecuzione.

 

Credit: Sebastiano d’Ayala Valva

 

Il film è il racconto di uno di questi viaggi, di tre giorni di prove, nei quali Robinson affida una di queste opere allorchestra di Stoccarda, in vista della sua esecuzione in uno dei più importanti e antichi festival internazionali dedicati alla musica contemporanea, il «Donaueschinger Musiktage»

Il disorientamento dei musicisti sta tutto nel dover affrontare lassenza di una musica scritta: elemento invece centrale nel lavoro delle due compositrici. È proprio in questa assenza che si dà per loro un nuovo tipo di musica e di ascolto, che si rivela la potenza del suono.

 

«È provare qualcosa di nuovo, sperimentare», dice Robinson: «Non ci sono partiture scritte poiché la musica è impossibile da scrivere correttamente. Sarebbero pagine di cose che cambierebbero di volta in volta, poiché si basano sul battito del suono interno e sull’acustica di una stanza. E questo è il motivo per cui stiamo affrontando l’intero processo di lavoro, fra me e voi, senza partiture, e imparando il pezzo un po’ testando».

 

Credit: Sebastiano d’Ayala Valva

 

Decostruire un modello perché si schiuda un altro tipo di musica, in cui ritrovarsi più consapevoli di sé e, di conseguenza, connessi agli altri, specie in un ambito così interdipendente come lorchestra. C’è, tuttavia, uno schema di lavoro, come svela Robinson: una serie di immagini fornite ai musicisti per dare loro una guida, una certa direzione, senza così smarrirsi. Sono immagini, in questo caso, di fluidità, di acqua nelle sue varie forme: immagini non condivise con il pubblico, per evitare di influenzarlo e distrarre l’esperienza dall’ascolto.

 

Ricciarda Belgiojoso, musicista e co-direttrice di Piano City Milano, nonché moderatrice della conversazione con Carol Robinson e Sebastiano dAyala Valva – presenti in sala in occasione della proiezione – ha ben sottolineato il valore di tali composizioni acustiche, cui la Radigue approda agli inizi del 2000. Una «musica persino cosmica», «uno specchio teso a una voce interiore». 

 

Il ciclo OCCAM (che a oggi conta quasi un centinaio di composizioni) è frutto di stimoli a cui Radigue approda negli anni, dopo luso del sintetizzatore e, prima ancora, della Musica Concreta, ossia della registrazione e manipolazione di suoni ambientali – operazioni che già da allora le suggeriscono lidea di una musica non scritta. La necessità di confrontarsi con strumenti acustici, realizzati con strumentisti, proviene, dunque, da un processo maturato dopo una lunga ricerca, in cui lincontro con il Buddhismo si inserisce quale tappa fondamentale. 

 

Ciò che scopre da allora, nellincontro con la musica acustica, è un controllo mai sperimentato prima con i sintetizzatori: una spontaneità unica, data dalla musica viva, come spiega Robinson. Una musica che aveva «sempre sognato di fare» – a citare la stessa Radigue – che intitola questo tipo di composizioni «OCCAM» per diverse ragioni: a seguito di una mostra visitata a Los Angeles, su tutti i tipi di onde possibili (da quelle del mare a quelle umanamente percepibili), a seguito della lettura di un libro di fantascienza e soprattutto in omaggio al filosofo Guglielmo di Occam, secondo il quale più le cose sono semplici, migliori sono.

 

A ognuna di queste composizioni, Radigue aggiunge nomi basati su una nomenclatura non sempre semplice da decodificare: ocean; river; delta. In questo caso OCCAM «50», per via dei 50 musicisti di cui sarebbe stata composta l’orchestra di Stoccarda.  

 

Si tratta di una musica inizialmente misteriosa, racconta Robinson, trasformata progressivamente in una pratica, così come lei stessa ha cercato di trasmettere al gruppo di orchestrali nei giorni di prove documentati dal film. Una prassi condivisa con un gruppo di musicisti estremamente dotati, ma impazienti e inizialmente poco disposti a confrontarsi con un processo a ben vedere intangibile, nel quale flessibilità, perdita di abitudini e di automatismi sono prerogative essenziali.

 

Credit: Sebastiano d’Ayala Valva

 

L’assenza di uno spartito si rivela, anche in questo senso, fondamentale, poiché limitando l’interazione fra gli orchestrali, induce ognuno di essi ad ascoltare nel profondo il proprio suono, estendendolo oltre misura nel tempo e sondandolo al suo interno. Un’esperienza di disciplina e introspezione, che libera chi la vive in una dimensione in cui, emerge potente, inatteso, un senso di unità.

 

Il risultato è una larga massa di suoni nello spazio, orizzontali e in continuo movimento, come un flusso dacqua che sgorga da una fonte di radicale ascolto, a cui gli stessi musicisti, dopo liniziale smarrimento, rendono merito con stupore, nelle interviste realizzate dal regista. 

 

Un regista immerso, a sua volta, in un lavoro di ascolto totale, chiamato quasi a una sfida: documentare in soli tre giorni il brano di una musica che ancora non esiste, ma di cui gli interpreti, come sottolinea la stessa Robinson, sono tramiti di un suono che, in essenza, già c’è. 

 

Di tutto questo processo di trasformazione, Sebastiano dAyala Valva è testimone attento, e ne dà conto con la stessa poesia, la stessa soave, imperiosa eleganza di questa massa sonora di onde. 

 

Cultura

Onde Ferme

Le lampadine di Claudio Morici

Gli incendi di Maicol&Mirco

Agende

Casa editrice

Ultima
Uscita

Eventi

Video

Social

Agende

Casa editrice

Iscriviti alla newsletter di GATE

Resta aggiornato con tutte le ultime novità

In caso di consenso conferito spuntando le caselle sopra riportate, i suoi dati saranno trattati da Unione Buddhista Italiana - UBI, con sede in Vicolo dei Serpenti 4/A – 00184 Roma, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali al fine di inviarle all’indirizzo e-mail da lei fornito la nostra newsletter e invitarla a partecipare a eventuali sondaggi. I dati che saranno trattati sono quelli da lei inseriti nel modulo sopra. Potrà in ogni momento revocare il consenso disiscrivendosi tramite il link riportato in calce alla newsletter. Maggiori informazioni in tema di finalità del trattamento, base giuridica, destinatari, termini di conservazione e diritti dell’interessato potranno essere consultati nell’informativa privacy (https://gategate.it/privacy/).