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Meteo interiore – Nembostrati: il dono della stabilità

Tempo di lettura: 4 minuti

La presenza dei nembostrati è accompagnata da una pioggia lunga e continua. Queste nubi si estendono su vaste porzioni di cielo, cariche di umidità: sono coltri di livello medio-basso che producono precipitazioni costanti, che possono durare ore o addirittura giorni. Per molti, il nembo evoca un senso di tristezza, una nota cupa e ininterrotta che offusca l’orizzonte. Eppure, sotto il loro aspetto apparentemente tetro, si nasconde una tranquilla costanza, e il dono della pioggia permette il rinnovamento e la vita. Come lunghi periodi di pesantezza emotiva che però racchiudono un potenziale di rinascita e trasformazione.

Alfabeto delle nuvole
Abbreviazione: Ns | Simbolo

I nembostrati si formano quando grandi masse d’aria cariche di umidità si sollevano gradualmente, causando precipitazioni diffuse e continue. In genere si mantengono a un’altitudine che va da circa 2.000 metri fino a circa 7.000 metri. Sono uniformi, spesse e di un colore che va dal grigio scuro al viola, e bloccano la maggior parte della luce solare diretta. In genere, quando ci troviamo sotto una pioggia leggera o moderata, o una nevicata lieve e costante, vuol dire che sulle nostre teste ci sono i nembostrati.

Il cumulonembo, l’altra nuvola che porta pioggia, si fa notare con un gran baccano di temporali, fulmini e grandine. Il nembostrato invece bagna placidamente il terreno sottostante, portando le precipitazioni più utili e benvenute per le coltivazioni. Queste nuvole ci invitano a riflettere sul fatto che nella vita ci troviamo spesso ad affrontare periodi prolungati di difficoltà: una tristezza tenace, una situazione duratura di stress. Sul momento, questa «pioggia» costante non ci sembra benvenuta, ma col tempo, se la accogliamo con consapevolezza e pazienza, possiamo accorgerci che ci ha reso più lucidi, e che ha nutrito la nostra crescita.

La persistenza del tempo

Le aree più piovose del mondo si trovano intorno all’equatore, principalmente a causa della Zona di Convergenza Intertropicale (ITCZ), una cintura di bassa pressione che circonda il globo in corrispondenza del massimo parallelo, dove si incontrano gli alisei di entrambi gli emisferi. Anche fenomeni climatici di larga scala come El Niño e La Niña influenzano le precipitazioni. El Niño può causare condizioni più secche del solito in alcune regioni equatoriali (come l’Amazzonia e in parte l’Indonesia), mentre porta a un incremento delle precipitazioni altrove. La Niña al contrario spesso porta a precipitazioni superiori alla media nei tropici. 

A contendersi il primato dell’area più piovosa della terra sono dunque alcune località equatoriali: Mawsynram (11.871 mm/anno) – il luogo più piovoso in assoluto a causa dell’interazione dei venti monsonici con l’orografia dell’Himalaya – Tutunendo in Colombia o Debundscha in Camerun. In Europa invece le aree più piovose (con più di 1500 mm/anno) si trovano in Islanda, sulla costa atlantica norvegese, nel Regno Unito, nelle Alpi e nei Balcani, nei Pirenei e nel nord-ovest della penisola iberica, nei Carpazi e nelle montagne del Caucaso.

Al contrario dei nubifragi, la pioggia dei nembostrati ha in genere effetti benefici, ma precipitazioni estremamente prolungate possono avere conseguenze tragiche. Le peggiori che la storia ricordi sono le piogge del 1931 in Cina, durate ininterrottamente per settimane, che portarono allo straripamento dello Yangtze causando circa due milioni di vittime di cui almeno 150.000 per annegamento. In Italia si ricorda l’alluvione della valle del Po nel 1705, con circa 15.000 vittime, e quello di Palermo del 1557 che fece circa 7.000 vittime. La frequenza della formazione dei cumulonembi, e l’intensità e la durata delle piogge sembrano destinate a subire un incremento con la crisi climatica.

La pioggia costante dei cumulonembi, insomma, è essenziale per ricostituire le falde acquifere e per l’irrigazione, ma può essere anche  potenzialmente devastante, specie quando cade su infrastrutture inadeguate o tensioni geopolitiche. 

Giovanni Giacometti, Giorno di pioggia, olio su tela 1907.

Allo stesso modo, nel nostro mondo interiore, un lungo periodo di tristezza o di difficoltà può sfociare in un rinnovamento di sé o in una crisi più profonda, ragion per cui è fondamentale cercare sostegno negli amici, nella famiglia, nella comunità spirituale e nella terapia.

Non a caso la pioggia è uno degli elementi del paesaggio reale e spirituale più diffusi nelle arti e nella letteratura. Tra i dipinti più memorabili, Acquazzone sul ponte Shin-Ōhashi ad Atake, di Utagawa Hiroshige, ripreso da Vincent Van Gogh, e le scene urbane sotto un cielo coperto e piovigginoso di Gustave Caillebotte. Questi artisti dimostrano che uno sfondo grigio e bagnato dalla pioggia non è necessariamente privo di bellezza o di ricchezza emotiva. Anzi, può offrire l’ambientazione perfetta per l’introspezione.

Utagawa Hiroshige, Acquazzone sul ponte Shin-Ōhashi ad Atake, 1857.

Nella pratica del «meteo interiore» i nembostrati ci ricordano che a volte il clima della mente è inevitabilmente pesante, ma che questa pesantezza va vista come parte di un ciclo naturale. Pioggia e lacrime sono un abbinamento ricorrente, ed è importante tenere a mente un loro tratto comune: possono nutrire una nuova crescita.

Gustave Caillebotte, L’Yerres: pluie, olio su tela, 1875

Contemplazione

Lasciamo andare queste informazioni, lasciamole sedimentare. Che cosa ci insegnano i nembostrati? Troviamo un punto di osservazione, alla finestra o all’aria aperta, portiamo per un momento l’attenzione al respiro, poi contempliamo.

Nel buddhismo, le avversità non sono considerate un’aberrazione ma un aspetto fondamentale del cammino, un’opportunità per coltivare la pazienza, la resilienza e la compassione. La persistenza senza fretta dei nembostrati ci mostra che la guarigione e la trasformazione possono essere graduali. Spesso, il meglio che possiamo fare è accogliere la «pioggia», qualunque cosa porti, e confidare che stia innaffiando semi salutari.

Che cosa riconosciamo nel nostro meteo interiore?

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Con le loro precipitazioni prolungate e costanti, i nembostrati ci ricordano che la cura di sé richiede pazienza e che – a dispetto dei nostri desideri di una rapida catarsi o di un sollievo immediato – spesso la trasformazione avviene lentamente, quasi impercettibilmente. 

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