Idee

Meteo interiore: il silvagenitus e la foresta nebulosa

Tempo di lettura: 5 minuti

Quando pensiamo alle nuvole, di solito ci vengono in mente immagini di cumuli vaporosi che fluttuano pigramente sopra le nostre teste o coltri ampie e stratificate che si estendono fino all’orizzonte. Tuttavia, nel lessico moderno della meteorologia esiste una categoria di nubi poco conosciuta, così intimamente legata alla vegetazione terrestre che il suo stesso nome – silvagenitus – la definisce «nata dalla foresta». Questo fenomeno nasce dal sodalizio atmosferico tra l’aria umida e la traspirazione delle fronde, da cui si sviluppano delicate formazioni nuvolose a bassa quota che si librano appena sopra le cime degli alberi. Una testimonianza ugualmente straordinaria della profonda interdipendenza tra la biosfera terrestre e il cielo che la sovrasta è la «foresta nebulosa» che, all’inverso, è una foresta «nata dalle nuvole».

Alfabeto delle nuvole
Abbreviazione: Ci | Simbolo

Il termine silvagenitus è stato introdotto nella nuova edizione dell’Atlante Internazionale delle Nuvole dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), aggiornato nel 2017, tra le cosiddette «nuvole speciali». Le nubi che portano questo nome – un composto di silva e genitus, che in latino significano rispettivamente «foresta» e «nato» – sono classificate come una specie del genere delle nubi stratiformi, di cui abbiamo già parlato. Si sviluppano grazie al vapore acqueo rilasciato dalle foreste per evaporazione e/o per evapotraspirazione, in situazioni cioè in cui la combinazione di un forte irraggiamento di luce solare, la vegetazione abbondante e una relativa assenza di turbolenze atmosferiche agevolano la forte traspirazione del fogliame. Se l’umidità e la temperatura raggiungono le giuste soglie, questo «fiato» della foresta, prima invisibile, si condensa in nubi sottili a bassa quota. Queste formazioni nuvolose, piccole e frammentate, possono anche ricordare i cosiddetti «cumuli del bel tempo» (stratus silvagenitus fractus) ma in generale si sviluppano da microclimi forestali localizzati e non da correnti ascensionali su larga scala.

La vegetazione ha un ruolo cruciale nel ciclo globale dell’acqua, grazie alla traspirazione. Un singolo grande albero può rilasciare diverse centinaia di litri di vapore acqueo al giorno e le foreste possono influire profondamente sull’andamento del clima locale. Ecco dunque la portata e l’importanza di un fenomeno, legato agli equilibri fondamentali del nostro pianeta, che il silvagenitus ci permette di cogliere nelle nostre passeggiate tra i boschi e le valli.

Chen Shun (1483-1544), Nubi tra le montagne

Il silvagenitus, insomma, rende visibile la potenza del respiro e ci mostra tangibilmente come l’unione di una moltitudine di processi sottili può incidere sull’ambiente a livello macroscopico, osservabile a occhio nudo. Anche nel nostro panorama mentale quotidiano avviene un accumulo di sottili «esalazioni», prodotte da intenzioni, pensieri o stati emotivi, che possono poi condensarsi nella nostra coscienza.

Nei testi buddhisti arcaici si parla di āsrava, un termine derivato dalla radice √sru = «scorrere», che rinvia a una serie di metafore corporee: fluidi che filtrano, effluvi che si diffondono, sostanze sottili che trasudano. Nel lessico buddhista questo immaginario organico permane, ma trova applicazione soprattutto nella sfera della mente: gli āsrava sono flussi contaminanti che «sgorgano» dalla coscienza, legati ai piaceri dei sensi (kāmāsava), alla brama di esistenza (bhavāsava), alle opinioni errate (diṭṭhāsava) e all’ignoranza (avijjāsava).

Come le nuvole emergono dolcemente e quasi impercettibilmente dalle chiome della foresta, così stati d’animo e formazioni mentali possono affiorare da origini altrimenti nascoste. Non a caso anche nella letteratura occidentale l’immagine della foresta è strettamente legata all’inconscio. Anche nella psicologia buddhista più tarda, con lo sviluppo della teoria delle Otto coscienze si parla di «semi» (bīja) piantati nella «coscienza deposito» (ālaya-vijñāna) che rimangono dormienti fino a quando non vengono attivati da stimoli esterni o interni, e che possono manifestarsi come «energie dell’abitudine» (vāsanā). A quel punto, queste energie salgono in superficie come le nuvole nate dalla foresta, formando manifestazioni evidenti: schemi di pensiero o risposte emotive. Se le osserviamo con attenzione, soprattutto con la pratica meditativa, possiamo risalire alle loro fonti e apprezzare la natura effimera anche delle «nubi» più fitte che si addensano nel nostro sentire.

La magia del silvagenitus si manifesta su piccola scala, ma lascia trasparire una trama ecologica ben più ampia. Nella crisi climatica, la deforestazione e la distruzione degli habitat alterano i cicli idrologici locali e regionali, rischiando così di rendere queste delicate formazioni nuvolose sempre più rare. Queste nubi sono un simbolo di come i paesaggi viventi del nostro pianeta si intrecciano intimamente con i processi atmosferici, lasciandoci intravedere la delicata meraviglia di un mondo interconnesso e forse, a uno sguardo consapevole, un riflesso dei nostri paesaggi interiori, attraversati ogni giorno dalle sottili esalazioni del pensiero, dell’intenzione e del cuore.

Caspar David Friedrich, Felsenlandschaft im Elbsandsteingebirge (1822)

Come una foresta che «espirando» vapore acqueo modifica il suo stesso habitat, così ciascuno di noi contribuisce a plasmare il proprio ambiente emotivo e spirituale, interagendo con gli altri e con le condizioni presenti. La contemplazione delle nuvole può aiutarci allora a coltivare la consapevolezza di questi fenomeni sottili.

Ecosistemi tra terra e cielo

Le nubi silvagenitus, «nuvole nate dalle foreste», sono dunque fenomeni localizzati, circoscritti e relativamente rari. Ma in natura si dà anche l’inverso su larga scala, nello sviluppo di intere foreste nebulose, cioè «foreste nate dalle nuvole». Queste foreste tropicali montane (TMCF) sono selve che rimangono costantemente avvolte da una copertura nuvolosa a bassa quota, in un ambiente di nebbia persistente. Si formano nelle regioni montuose tropicali e subtropicali, su pendii tra i 1.000 e i 3.000 metri di altitudine. La foresta di Monteverde in Costa Rica, casa del meraviglioso Quetzal, è forse la più nota.

Le foreste nebulose sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità del pianeta. Il loro microclima stabile e ricco di umidità favorisce lo sviluppo di una miriade di specie: epifite come muschi, bromeliacee, orchidee e felci prosperano sui tronchi degli alberi, assorbendo l’umidità direttamente dalla nebbia, e ospitando una ricca fauna composta soprattutto da anfibi, rettili e uccelli.

È un ambiente intricato e avvolgente in cui è facile perdere l’orientamento. La nebbia fitta si insinua tra i rami e nasconde i percorsi, come uno stato di confusione o la complessità di una situazione emotiva può offuscare la nostra prospettiva interiore. Per orientarsi nel labirinto di una foresta come queste, è necessario procedere con lentezza e attenzione, perché se ci affrettiamo o trascuriamo gli indizi più sottili rischiamo di peggiorare il groviglio o di lasciare che la nebbia si infittisca ancora.

Anche questi ambienti sono minacciati dalla crisi climatica, perché l’aumento delle temperature al suolo porta a un innalzamento della base delle nuvole, che quindi non bagnano più la vegetazione con la loro umidità.

Photo by Aleksandar Popovski on Unsplash

Contemplazione

Lasciamo andare queste informazioni, lasciamole sedimentare. Che cosa ci insegnano silvagenitus e foreste nebulose? Troviamo un punto di osservazione, alla finestra o all’aria aperta, oppure visualizziamo queste immagini, portiamo per un momento l’attenzione al respiro, poi contempliamo.

Osservando la vaporosa e sfuggente nuvola che nasce dalla foresta e il mistero dell’immensa foresta che nasce dalla nuvola, possiamo esplorare l’intero spettro del nostro «meteo interiore», dai moti più lievi dell’animo che possono segnalarci mutamenti profondi alla ricchezza di connessioni viventi che possono svilupparsi – o celarsi – in panorami che a un primo sguardo ci sembravano indistinti.

Che cosa riconosciamo nel nostro meteo interiore?


Scatta una foto delle nuvole che hai osservato questo mese con una frase sulla tua contemplazione e pubblicala su Instagram con l’hashtag #MeteoInteriore. Creiamo un cloudscape condiviso da esplorare insieme!


Idee

Le lampadine di Claudio Morici

Gli incendi di Maicol&Mirco

Dharma in azione

Casa editrice

Ultima
Uscita

Casa discografica​

La casa discografica dell'Unione Buddhista Italiana

Ultima
Uscita

Iscriviti alla newsletter di GATE

Resta aggiornato con tutte le ultime novità

In caso di consenso conferito spuntando le caselle sopra riportate, i suoi dati saranno trattati da Unione Buddhista Italiana - UBI, con sede in Circonvallazione Clodia 163/167– 00195 Roma, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali al fine di inviarle all’indirizzo e-mail da lei fornito la nostra newsletter e invitarla a partecipare a eventuali sondaggi. I dati che saranno trattati sono quelli da lei inseriti nel modulo sopra. Potrà in ogni momento revocare il consenso disiscrivendosi tramite il link riportato in calce alla newsletter. Maggiori informazioni in tema di finalità del trattamento, base giuridica, destinatari, termini di conservazione e diritti dell’interessato potranno essere consultati nell’informativa privacy (https://gategate.it/privacy/).

Casa editrice

Casa discografica