Meditazione

Meditazione su Metta, l’amore universale

Tempo di lettura: 11 minuti

Questo insegnamento di Ācariya Buddharaṭṭha (Buddharakkhita) – tratto dal suo La filosofia e la pratica dell’amore universale – offre una limpida introduzione alla pratica di metta, l’amore universale insegnato nel buddhismo antico. Attraverso tre metodi progressivi, l’autore guida il praticante dalla coltivazione dell’amore verso sé stessi e pochi individui fino all’irradiazione illimitata di benevolenza verso tutti gli esseri. La trasformazione del cuore, insegnata con semplicità e rigore, è indicata come la vera radice della trasformazione del mondo: solo a partire dalla pace interiore, nutrita dalla gentilezza amorevole, può fiorire una pace autentica tra i viventi.

Esistono vari modi per praticare metta-bhāvanā, la meditazione sull’amore universale. Qui di seguito illustrerò tre dei principali metodi. Queste istruzioni, basate su fonti canoniche e commentari, intendono spiegare la pratica della meditazione su metta in modo chiaro, semplice e diretto, affinché chiunque voglia intraprenderla non abbia dubbi su come procedere. Per una trattazione completa della teoria e della pratica di metta-bhāvanā si rimanda al Visuddhimagga, capitolo IX.

Metodo 1

Siediti in una posizione comoda in un luogo tranquillo – una sala di culto, una stanza silenziosa, un parco o qualsiasi altro luogo che offra intimità e quiete. Tieni gli occhi chiusi, ripeti più volte la parola metta ed evoca mentalmente il suo significato: l’amore come opposto all’odio, al risentimento, alla cattiveria, all’impazienza, all’orgoglio e all’arroganza; un profondo sentimento di buona volontà, simpatia e gentilezza che promuove la felicità e il benessere altrui.

Visualizza ora il tuo volto in uno stato d’animo felice e radioso. Ogni volta che ti guardi allo specchio, immaginati di buon umore e mettiti in questo stato d’animo durante la meditazione. Una persona di buon umore non può arrabbiarsi né nutrire pensieri o sentimenti negativi. Quando ti sarai visualizzato in uno stato d’animo felice, infonditi energia con il pensiero: «Che io sia libero dall’ostilità, dall’afflizione, dall’angoscia; che possa vivere felicemente». Se ti impregni di questa forza positiva, diventi come un vaso pieno, pronto a traboccare in tutte le direzioni.

Ora visualizza il tuo maestro di meditazione, se è ancora in vita; altrimenti, scegli un altro maestro vivente oppure una persona per cui provi una profonda ammirazione. Rappresentalo in uno stato d’animo felice e formula il pensiero: «Che il mio maestro sia libero dall’ostilità, libero dalle afflizioni, libero dall’angoscia; che possa vivere felicemente».

Pensa poi ad altre persone che ammiri profondamente, anch’esse in vita – monaci, insegnanti, genitori o anziani – e diffondi intensamente verso ciascuno il pensiero di metta nel modo già indicato: «Che siano liberi dall’ostilità, dall’afflizione, dall’angoscia; che possano vivere felici».

La visualizzazione deve essere chiara e l’irradiazione del pensiero ben «voluta». Se la visualizzazione risulta affrettata o il desiderio viene formulato in modo superficiale o meccanico, la pratica sarà di scarso beneficio, poiché si ridurrebbe a un semplice passatempo intellettuale. Bisogna comprendere chiaramente che pensare a metta è una cosa, mentre fare metta, cioè proiettare attivamente la forza di volontà della gentilezza amorevole, è tutt’altra.

Considera che va visualizzata soltanto una persona in vita, non una defunta. Il motivo risiede nel fatto che un essere morto, avendo cambiato stato, non può essere oggetto della proiezione di metta. L’oggetto di metta è sempre un essere vivente, e la forza del pensiero diventa inefficace se l’oggetto non è in vita.

Dopo aver irradiato pensieri di metta nell’ordine già indicato – se stessi, il maestro di meditazione, altre persone stimate – bisogna visualizzare uno a uno i propri cari, cominciando dai membri della propria famiglia, abbracciando ciascuno di essi con abbondanti raggi di amorevolezza. La carità comincia da casa: se non si riesce ad amare la propria gente, non si potrà amare gli altri.

Mentre diffondi metta verso i familiari, presta attenzione a visualizzare una persona particolarmente cara, come il marito o la moglie, solo alla fine di questo cerchio. L’intimità coniugale introduce, infatti, l’elemento dell’amore mondano, che può contaminare la purezza di metta. L’amore spirituale deve essere uguale verso tutti. Analogamente, se hai avuto un temporaneo malinteso o un litigio con un familiare o un parente, visualizzalo successivamente per evitare di rievocare incidenti spiacevoli.

Prosegui poi visualizzando le persone neutre, verso cui non provi né simpatia né antipatia – ad esempio vicini di casa, colleghi, sconosciuti – e abbraccia anche loro con pensieri di benevolenza. Successivamente, immagina le persone per le quali provi antipatia, ostilità o pregiudizio, comprese quelle con cui hai avuto malintesi. Rivolgendoti mentalmente a ciascuna di esse, pensa: «Non provo ostilità verso di lui o lei, possa anche lui o lei non provare ostilità verso di me. Che possa essere felice!».

Così, visualizzando persone appartenenti a diverse cerchie, abbatti le barriere create da simpatie e antipatie, attaccamento e odio. Quando riesci a guardare un nemico senza cattiveria, con la stessa benevolenza riservata a un caro amico, la metta raggiunge una sublime imparzialità, elevandosi e abbracciando in un moto a spirale, fino a diventare onnicomprensiva.

Per visualizzazione si intende richiamare alla mente o rappresentare determinati oggetti, come una persona, un’area, una direzione o una categoria di esseri. Si tratta di immaginare coloro verso i quali desideri diffondere pensieri d’amore. Per esempio, immagina tuo padre, vedi il suo volto radioso e felice, e proietta verso di lui il pensiero: «Che sia felice! Che sia libero da malattie o problemi! Che possa godere di buona salute». Puoi usare qualsiasi pensiero volto a promuovere il suo benessere.

Per irradiazione si intende la proiezione di pensieri benevoli verso gli oggetti a cui la mente è diretta. Il pensiero di metta è una forza potente, capace di produrre effetti benefici reali. Desiderare il benessere è un atto di volontà, e la volontà è un’energia creativa. Tutto ciò che l’essere umano ha costruito – città, opere ingegneristiche, imprese spaziali, creazioni artistiche – è frutto del potere della volontà. L’irradiazione di metta sviluppa una forza mentale in grado di influenzare positivamente il mondo. Non è raro vedere malattie guarite o disgrazie evitate anche a grande distanza grazie all’applicazione della forza del pensiero di metta. Tuttavia, questa forza deve essere generata in modo specifico e sapiente, seguendo una precisa sequenza.

La formula per l’irradiazione di metta qui adottata proviene dal Paṭisambhidāmagga: «Che siano liberi dall’ostilità, liberi dall’afflizione, liberi dall’angoscia; che vivano felici» (avera hontu, abyāpajjha hontu, anīgha hontu, sukhī attānaṃ pariharantu). I commentari spiegano che «liberi da ostilità» (avera) significa assenza di inimicizia, sia verso sé stessi sia verso altri. L’ostilità verso sé stessi può manifestarsi come autocommiserazione, rimorso o senso di colpa. «Liberi da afflizione» (abyāpajjha) indica l’assenza di dolore fisico, mentre «liberi da angoscia» (anīgha) si riferisce all’assenza di sofferenza mentale, ansia o inquietudine, spesso conseguenti a ostilità o sofferenze fisiche. Solo quando si è liberi da ostilità, afflizione e angoscia si può vivere felicemente.

Per ordine si intende la visualizzazione degli oggetti secondo una sequenza graduale, secondo il percorso che inizia dal minor grado di resistenza e allargando progressivamente il cerchio della benevolenza, fino a espandere la mente stessa. Il Visuddhimagga insiste sull’importanza di questo ordine: secondo l’ācariya Buddhaghosa, dovresti iniziare visualizzando te stesso, poi una persona per cui provi profonda ammirazione, quindi i tuoi cari, poi le persone neutrali e infine quelle ostili. Irradiando pensieri di amorevolezza secondo quest’ordine, la consapevolezza abbatte tutte le barriere di simpatia e ostilità.

Nel Visuddhimagga, l’ācariya Buddhaghosa offre una potente analogia per illustrare la rottura delle barriere: «se dei banditi giungessero presso un meditante seduto con una persona stimata, una persona cara, una persona neutrale e una persona ostile, e chiedessero di sacrificare uno di loro, e il meditante pensasse “prendano lui o lei” non avrebbe ancora abbattuto le barriere. E anche se pensasse: «Che nessuno di questi venga preso, ma che prendano me», anche in questo caso non avrebbe abbattuto le barriere, poiché cerca il proprio male, mentre la meditazione di metta significa il benessere di tutti. Ma quando non vede la necessità di dare nessuno ai banditi e proietta imparzialmente il pensiero dell’amore verso tutti, compresi i banditi, è allora che abbatte le barriere».

Metodo 2

Il primo metodo per praticare la meditazione su metta consiste nella proiezione di pensieri d’amore verso individui specifici, secondo un ordine crescente di distanza da te. Il secondo metodo propone invece una modalità impersonale di irradiare metta, che rende la mente davvero onnicomprensiva, come suggerisce il termine pāli metta-cetovimutti, «liberazione della mente attraverso l’amore universale». La mente non liberata è prigioniera delle mura dell’egocentrismo, dell’avidità, dell’odio, dell’illusione, della gelosia e della meschinità. Finché è avvinta da tali contaminazioni, rimane isolata e imprigionata. Metta, spezzando questi vincoli, libera la mente, la quale diviene allora sconfinata e incommensurabile. Come la terra non può essere privata della sua natura, così la mente permeata da metta non può più essere limitata.

Dopo aver completato l’irradiazione di metta verso persone selezionate e aver abbattuto le barriere che ti separano da coloro che ami, conosci oppure da cui ti senti distante, intraprendi il grande viaggio dell’irradiazione impersonale, proprio come una nave degna dell’oceano attraversa il vasto mare mantenendo una rotta e una meta. La tecnica è la seguente.

Immagina che le persone che abitano nella tua casa formino un insieme e accoglile tutte nel tuo cuore, irradiando il pensiero di metta: «Che tutti coloro che abitano in questa casa siano liberi dall’ostilità, dall’afflizione, dall’angoscia; che possano vivere felici». Dopo aver visualizzato la tua casa, passa a immaginare la casa successiva e i suoi abitanti, poi quella seguente, e così via, fino ad aver abbracciato tutte le abitazioni della tua strada con raggi di amorevolezza in abbondanza. Poi, estenditi alla strada successiva, e a quella dopo ancora, fino a coprire l’intero quartiere o villaggio. Successivamente, estensione dopo estensione, direzione dopo direzione, visualizza con chiarezza e irradia pensieri di metta in abbondanza. In questo modo abbraccia l’intera città o paese, poi il distretto, poi l’intera nazione, colmandoli di pensieri di amore universale.

Visualizza poi una nazione dopo l’altra, iniziando dalla tua e proseguendo con le altre, nelle direzioni dell’est, del sud, dell’ovest e del nord. Procedi così fino a coprire l’intera nazione, immaginandone la popolazione al di là di ogni distinzione di classe, razza, setta o religione, e pensa: «Che tutti in questa grande terra possano vivere in pace e benessere! Che non vi siano guerre, conflitti, disgrazie o malattie! Che gli abitanti di questa terra godano di pace, abbondanza, cordialità, fortuna, compassione e saggezza».

A questo punto, percorri mentalmente l’intero continente, paese dopo paese, nelle quattro direzioni cardinali, immaginando geograficamente ogni terra e la sua gente, e irradia su di essi pensieri di metta in abbondanza: «Che siano felici! Che cessino le lotte e le discordie! Che prevalgano la buona volontà e la comprensione! Che la pace abbracci tutti!».

In seguito, considera i cinque continenti – Africa, Asia, Australia, Europa, America del Nord e del Sud – visualizzando paese per paese, popolo per popolo, fino a coprire tutto il globo. Immaginati collocato in un punto preciso della terra e da lì proietta potenti raggi di metta, abbracciando una direzione dopo l’altra, fino a inondare l’intero pianeta di pensieri di amore universale.

Giunto a questo livello, spingi l’irradiazione nell’immensità dello spazio, proiettando potenti raggi di metta verso tutti gli esseri che vivono nei diversi regni, iniziando dalle quattro direzioni cardinali – est, sud, ovest e nord – passando poi alle direzioni intermedie – nord-est, sud-est, sud-ovest, nord-ovest – e infine irradiando sopra e sotto, fino a coprire tutte e dieci le direzioni con amore universale in abbondanza e senza misura.

Metodo 3

Secondo la cosmologia buddhista, esistono infiniti sistemi di mondi abitati da categorie di esseri infinitamente diverse, collocate in differenti stadi evolutivi. La nostra terra è soltanto un punto all’interno del nostro sistema-mondo, che a sua volta è un piccolo punto nell’universo, popolato da innumerevoli sistemi-mondo. Verso tutti gli esseri, ovunque si trovino, dovresti irradiare pensieri di amore sconfinato. Questo si realizza attraverso il successivo metodo di pratica: l’universalizzazione di metta.

L’universalizzazione di metta si attua mediante tre modalità specifiche:

  1. irradiazione generalizzata (anodhiso-pharaṇa),
  2. irradiazione specifica (odhiso-pharaṇa),
  3. irradiazione direzionale (disa-pharaṇa).

Secondo il Paṭisambhidāmagga, l’irradiazione generalizzata di metta si pratica in cinque modi, quella specifica in sette modi e quella direzionale in dieci modi. Queste dieci direzioni possono essere combinate con le cinque categorie di radiazioni generalizzate e con le sette categorie di radiazioni specifiche, come verrà illustrato. In ciascuna di queste modalità, puoi utilizzare una qualsiasi delle quattro frasi della formula standard di metta — «Che siano liberi dall’ostilità, liberi dall’afflizione, liberi dall’angoscia; che possano vivere felici» — come pensiero di irradiazione. Applicando questi quattro tipi di pensiero ai cinque, sette e 120 oggetti di metta, si ottengono 528 modalità di irradiazione. Ognuna di esse può fungere da veicolo per raggiungere l’assorbimento (jhāna) tramite la tecnica di metta-bhāvanā (cfr. Visuddhimagga IX, 58).

Irradiazione generalizzata

Le cinque modalità di irradiazione generalizzata sono le seguenti:

  1. «Che tutti gli esseri (sabbe sattā) siano liberi dall’ostilità, dall’afflizione, dall’angoscia; che possano vivere felici».
  2. «Che tutti coloro che respirano (sabbe pāṇā) siano liberi dall’ostilità, dall’afflizione, dall’angoscia; che possano vivere felici».
  3. «Che tutte le creature (sabbe bhūtā) siano libere dall’ostilità, dall’afflizione, dall’angoscia; che possano vivere felici».
  4. «Che tutti coloro che hanno un’esistenza individuale (sabbe puggala) siano liberi dall’ostilità, dall’afflizione, dall’angoscia; che possano vivere felici».
  5. «Che tutti coloro che sono incarnati (sabbe attabhāvapariyāpannā) siano liberi dall’ostilità, dall’afflizione, dall’angoscia; che possano vivere felici».

Irradiazione specifica

Le sette modalità di irradiazione specifica sono:

  1. «Che tutte le femmine (sabbā itthiyo) siano libere dall’ostilità, libere dalle afflizioni, libere dalle angosce; che possano vivere felici».
  2. «Che tutti i maschi (sabbe purisā) siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  3. «Che tutti i Nobili (sabbe ariyā) siano liberi dall’ostilità, liberi dall’afflizione, liberi dall’angoscia; che possano vivere felici».
  4. «Che tutti i mondani (sabbe anāriyā) siano liberi dall’ostilità, liberi dall’afflizione, liberi dall’angoscia; che possano vivere felici».
  5. «Che tutti gli dèi (sabbe devā) siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  6. «Che tutti gli esseri umani (sabbe manussā) siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  7. «Che tutti coloro che si trovano in uno stato di pena (sabbe vinīpātikā) siano liberi dall’ostilità, liberi dall’afflizione, liberi dall’angoscia; che possano vivere felici».

Irradiazione direzionale

Le dieci modalità di irradiazione direzionale prevedono l’invio di pensieri di metta a tutti gli esseri nelle dieci direzioni:

  1. «Che tutti gli esseri nella direzione orientale siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  2. «Che tutti gli esseri nella direzione occidentale siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  3. «Che tutti gli esseri nella direzione settentrionale siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  4. «Che tutti gli esseri nella direzione meridionale siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  5. «Che tutti gli esseri nella direzione nord-orientale siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  6. «Che tutti gli esseri nella direzione sud-occidentale siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  7. «Che tutti gli esseri nella direzione nord-occidentale siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  8. «Che tutti gli esseri nella direzione sud-orientale siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  9. «Che tutti gli esseri verso il basso siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».
  10. «Che tutti gli esseri verso l’alto siano liberi dall’ostilità, liberi dalle afflizioni, liberi dalle angosce; che possano vivere felici».

Ripeti questi dieci passaggi per ciascuna delle categorie dell’irradiazione generalizzata e di quella specifica.

Spiegazione

In questa tecnica di universalizzazione di metta, ciascuna delle cinque categorie di radiazioni generalizzate si riferisce alla dimensione totale dell’esistenza animata, senziente od organica, appartenente alle tre sfere mondane, ossia il kāmaloka, la sfera dell’esistenza sensoriale in cui il desiderio costituisce la motivazione primordiale; il rūpaloka, il regno delle divinità di Brahmā radianti con forma sottile; e l’arūpaloka, il regno degli esseri informi con vita puramente mentale. Che si tratti di un «essere», di ciò che «respira», di una «creatura», di ciò che ha «esistenza individuale» o di ciò che «è incarnato», tutti questi termini si riferiscono alla totalità dell’esistenza animata, con la differenza che ciascuno esprime in modo esauriente un determinato aspetto della vita nella sua interezza.

Mentre visualizzi ogni categoria, devi tenere presente l’aspetto specifico espresso dalla sua denominazione. Se alleni la mente attraverso un’esercitazione mentale dopo aver fatto pratica con i primi due metodi, il significato dei cinque termini generalizzati diventerà chiaro. Quando avrai completato i due metodi, la coscienza sarà sufficientemente sviluppata e onnicomprensiva. Con una tale coscienza, afferrare ognuno di questi concetti universali diventerà naturale. Possiamo sottolineare che la visualizzazione di ciascuna categoria non riguarda più singoli oggetti, ma un concetto totale e onnicomprensivo. L’irradiazione in questo caso diventa un «fluire» dell’amore in misura abbondante verso l’oggetto mentale concettualizzato: tutti gli esseri, tutte le creature, e così via.

Ciascuna delle sette categorie di radiazioni specifiche comprende una parte della gamma totale della vita e, in combinazione con le altre, esprime il tutto. Itthī si riferisce al principio femminile in generale, e abbraccia tutte le femmine tra i deva, gli esseri umani, gli animali, i demoni, gli spiriti e gli abitanti degli inferni. Purisa indica il principio maschile, evidente in tutte le sfere dell’esistenza, e insieme itthī e purisa abbracciano la totalità. Da un altro punto di vista, gli ariyā, ossia i veggenti che hanno compiuto la trasformazione spirituale, e gli anāriyā, ossia i mondani ancora immersi nel ciclo del divenire, abbracciano l’intero ambito dell’esistenza senziente. Gli ariyā sono coloro che hanno imboccato il sentiero trascendentale; si trovano nel mondo umano e nei mondi celesti e costituiscono la punta della piramide dell’esistenza animata. Gli anāriyā popolano tutte le sfere e formano il corpo della piramide, dalla base fino alla punta. Allo stesso modo, le tre categorie di deva, manussa e vinīpātika ­– divinità, esseri umani e caduti in uno stato di sofferenza – abbracciano la totalità sul piano dei vari statuti cosmologici. I deva, esseri celesti radianti, costituiscono lo strato superiore; gli esseri umani formano lo strato intermedio; i vinīpātika rappresentano lo strato inferiore del tumulo cosmologico.

L’«esercitazione mentale» mediante l’irradiazione direzionale, ossia l’irradiazione di metta verso le suddette dodici categorie di esseri nelle dieci direzioni, rende l’universalizzazione di metta un’esperienza esaltante. Quando ti posizioni mentalmente in una particolare direzione e lasci che l’amore fluisca fuori e abbracci l’intera regione, trasporti letteralmente la mente alle più sublimi altezze che conducono al samādhi, l’assorbimento concentrato della mente.

Quando proietti questo desiderio totale affinché gli altri vivano felici, liberi da ostilità, afflizioni e angosce, non solo ti elevi a un livello in cui prevale la vera felicità, ma metti in moto potenti vibrazioni che conducono alla felicità, raffreddano l’inimicizia, alleviano le afflizioni e dissolvono le angosce. Si vedrà, così, che l’amore universale infonde contemporaneamente benessere e felicità, rimuovendo la sofferenza mentale e fisica causata dagli inquinanti mentali dell’ostilità, dell’inimicizia e della rabbia.

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