Dal 14 al 18 maggio 2026 Ubiliber sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino, Stand T42 | Pad Oval.
In vista del Salone, continuiamo a pubblicare una serie di estratti dai libri che porteremo con noi: pagine da leggere in anteprima, per scoprire voci, temi e prospettive del nostro catalogo.
Tra questi c’è Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco di Eugen Herrigel, illustrato da Nicola Magrin, nella traduzione di Agnese Grieco.
Queste pagine, oggi un classico della filosofia del Novecento, non sono soltanto il racconto di un maestro e del suo allievo alla ricerca del “colpo perfetto”, ma anche la testimonianza di un viaggio interiore che ha segnato intere generazioni. Quasi cent’anni dopo la stesura dei primi appunti di Herrigel, datati 1936, questo capolavoro torna in libreria in una nuova traduzione, impreziosito dagli acquerelli di Nicola Magrin e accompagnato da una postfazione di Agnese Grieco.
Che la via dell’arte senz’arte non sia facile, lo sperimentammo già nella prima ora di lezione. Il Maestro ci mostrò all’inizio alcuni archi giapponesi e ci parlò della loro eccezionale capacità di tensione dovuta tanto al particolare modo in cui erano stati costruiti, quanto al principale materiale usato per realizzarli, ossia il bambù. Decisamente più importante però gli sembrava attrarre la nostra attenzione sulla forma nobilissima che l’arco, lungo circa due metri, acquista non appena viene applicata la corda, ossia quando si prepara l’arco per l’uso, forma che emerge in modo sempre più sorprendente man mano che si tende la corda. Quando viene raggiunta la massima tensione che l’arco permette, esso racchiude in sé il “tutto”, aggiunse il Maestro, e proprio per questo è importante imparare a tendere in modo giusto la corda. Poi Awa prese in mano il migliore e il più potente dei suoi archi, assunse una posizione solenne e tirò indietro leggermente la corda, facendola ripetutamente schioccare. Il gesto produsse un suono in cui a fondersi erano un colpo secco e un ronzio profondo, suono che non è più possibile dimenticare, anche se lo si è udito solo poche volte. È infatti del tutto unico e ti afferra il cuore senza che tu possa opporre resistenza alcuna. A questo suono fin dall’antichità si attribuisce il potere di allontanare gli spiriti malvagi. Ed io posso assolutamente capire che questa interpretazione abbia messo radici in tutto il popolo giapponese. Dopo questo atto introduttivo di purificazione sacrale colmo di significato, il Maestro ci chiese di osservare l’arco con attenzione.
Incoccò all’arco una freccia, tese l’arco a tal punto che io già temevo non avrebbe potuto continuare a racchiudere in sé il “tutto”, come era stato detto, e infine scoccò la freccia. I miei occhi colsero allora non solo un’immagine di estrema bellezza, ma anche priva di sforzo. Poi il Maestro mi disse di fare la stessa cosa, ma di tenere presente che il tiro con l’arco non ha come scopo quello di rafforzare i muscoli. «Nel tendere la corda dell’arco lei non deve impiegare tutta la forza del suo corpo, bensì imparare a far eseguire il lavoro unicamente alle sue due mani, mentre i muscoli delle braccia e delle spalle non devono irrigidirsi nello sforzo, ma restare al contrario a guardare, come se non fossero coinvolti. Solo quando sarà in grado di fare ciò, lei avrà soddisfatto una delle condizioni necessarie affinché il tendere la corda e lo scoccare la freccia divengano qualcosa di “spirituale”». Dopo aver pronunciato tali parole, il Maestro prese le mie mani e le guidò lentamente attraverso le varie fasi di quel movimento, che d’ora in poi esse avrebbero dovuto eseguire fino a farlo divenire un’abitudine.
- La libertà illimitata del tonglen di Pema Chödrön
- Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco di Eugen Herrigel
- La forza della logica. Uscire dal caos con il dibattito tibetano di Eric Brinkman
- Un mondo di rugiada. L’esperienza poetica e il buddhismo Zen di Marcello Ghilardi
- Buddha dentro di Dario Doshin Girolami
- Il passero buddhista di Tiziano Fratus
- Il sentiero dell’eroe di Thich Nhat Hanh
- Il lungo viaggio del buddhismo di Donald S. Lopez Jr.
- Buddhismo senza fronzoli di Noah Rasheta
- Le impronte del trauma di David A. Treleaven
- Sono sempre io di Rupert Spira




