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Palloncini nell'aria

La libertà dell’adesso

Tempo di lettura: 4 minuti

Nei prossimi mesi esploreremo le idee limitate e limitanti che intratteniamo a riguardo della libertà, con l’intenzione di creare uno spazio vuoto. Una dimensione interiore e intima priva di certezze e pregiudizi dove rivolgere l’attenzione all’esplorazione di ciò che siamo e non più di ciò che dovremmo essere. Questo è un viaggio fuori dai limiti del tempo e dello spazio, un ritornare a casa, nel luogo più intimo e più sconosciuto dell’intero universo… qui, ora. 

Achille e la tartaruga

È l’anno 2025 e Achille non ne può più. Sono 2525 anni che rincorre quella maledetta tartaruga, e proprio quando ce l’ha quasi a portata di mano qualcosa in lui si spezza. A lui, sfinito dalla corsa e imbestialito dalla frustrazione, sembra quasi di sentire il suono di quella frattura… snap! È la sua autostima che, tirata all’inverosimile, cede d’un tratto e lo trasforma all’istante dall’espressione marmorea di un orgoglio maschile senza tempo a una pozza vischiosa di autocommiserazione. Nel frattempo la tartaruga, un po’ perplessa, si gira e si ferma ad aspettarlo. Sembra così vicina! Ancora qualche centimetro e avrebbe potuto afferrarla, ma sono tutte fantasie inutili. Oramai la sua determinazione è spezzata per sempre, e il più grande eroe dei greci deve rassegnarsi ad essere ricordato non solo per le sue gesta leggendarie, ma anche per il suo miserabile fallimento finale. 

E se la nostra costante ricerca di libertà non fosse che l’ennesima tartaruga? In questo momento otto miliardi di esseri umani sono alla ricerca di questa libertà, ma quanti l’hanno veramente afferrata? Certo, Instagram, Facebook e YouTube sono colmi di personaggi che dichiarano di averla raggiunta, e sono pronti a prescrivere degli step ben precisi per aiutarti ad essere come loro. Se cerchi soldi, fama, bellezza, conoscenza o uno degli altri mille volti di questa libertà troverai facilmente coaching e incoraggiamento, e la tua maratona sarà assistita da un pubblico fervente. Alcuni ti diranno che ce la farai e grideranno slogan di incoraggiamento, altri si mostreranno più scettici, e rimbalzando fra queste due tribune farai del tuo meglio per dirigerti verso il tuo traguardo. Generalmente iniziamo a insospettirci solo dopo aver raggiunto un certo numero di traguardi; ora abbiamo una casa, la compagna perfetta, un buon lavoro, dei figli, eppure ogni volta che raggiungiamo uno dei nostri obiettivi ci accorgiamo che all’orizzonte ne spunta subito un altro. Di fronte ai nostri occhi si srotola all’istante un pezzo di strada e ci accorgiamo che oltre il traguardo finale che abbiamo appena raggiunto ce n’è un altro; quello finale-finale rimane sempre a una certa distanza. 

Di fronte al bivio

Quando il sospetto che la corsa sia truccata inizia a insinuarsi nei nostri pensieri, essenzialmente ci troviamo di fronte a un bivio. O ci rassegniamo al cinismo più bieco e smettiamo di credere nella possibilità di essere liberi, oppure iniziamo a fare domande vaste, domande scomode, che bruciano le nostre certezze e che ci lasciano nudi e indifesi difronte alla realtà, così com’è. Che cos’è veramente questa libertà che rincorriamo? Forse, se poniamo questa domanda con totale onestà, iniziamo ad accorgerci che la nostra idea di libertà è sempre legata a un’immagine mentale. È per l’appunto una semplice idea. Ci accorgiamo che generalmente rincorriamo sempre un pensiero, e non la realtà vissuta della libertà. Allora dobbiamo porci la domanda, «che cos’è l’esperienza vissuta della libertà?».


Tu sei già quello che stai cercando.

Qui le cose diventano un po’ strane. Ci accorgiamo che per essere così devoti a questa ricerca nel futuro, nelle nostre idee di libertà deve esserci quantomeno un bagliore di realtà e di esperienza, altrimenti ci stancheremmo molto presto di tutti questi sforzi. Affinando la nostra sensibilità possiamo notare con sorpresa che, in realtà, ciò che ricerchiamo avidamente in un’esperienza futura non è che un riflesso sfuocato di ciò che siamo in questo stesso istante. Il profumo di libertà che io attribuisco a qualcosa da ricercare con sforzo, una relazione, un diploma o un risveglio spirituale, in realtà non potrebbe essere che qui ed ora. Non è chiaro? Sono gli elementi presenti e reali di questo stesso istante a dare sostanza ai nostri pensieri, altrimenti i pensieri sarebbero solo delle immagini sconclusionate, prive di ogni tipo di attrattiva. 

Questo ci porta a una delle massime del cammino subitaneo, «tu sei già quello che stai cercando». Quando la nostra ricerca accade nel tempo, e quindi viene decentrata verso un immaginario futuro migliore, l’attenzione viene automaticamente posta sull’avere, sul raggiungere o sul possedere, tutte cose che richiedono intenzione, sforzo e fatica. Quando invece la nostra ricerca viene liberata dal fantasma del futuro, ecco che l’attenzione si deve per forza di cose spostare sull’essere. Perché in realtà io posso solo essere l’adesso; non lo posso né raggiungere, né realizzare, né tantomeno posso ritornarci. Il momento presente è qualcosa da vivere e da scoprire senza l’ausilio di un verbo, o di un fare. Ogni azione intrapresa ai fini di arrivare al momento presente lo oggettifica e lo spinge nel futuro. 


«Che cos’è il presente?» Ed ecco che si apre un campo di esplorazione verticale. L’attenzione viene ricondotta a esplorare ciò che è, e mettiamo in pausa la nostra ricerca di ottenere qualcosa in futuro. 

Le domande

Qui dobbiamo iniziare a raffinare le domande che motivano la nostra ricerca. Non possiamo più chiedere «come faccio a stare nel presente» oppure «come faccio a vivere nel presente». Queste sono tutte domande maldestre che, armate di ottime intenzioni, cercano di raggiungere il presente come se fosse qualcosa che non c’è già. Proviamo invece a chiederci, «che cos’è il presente?» Ed ecco che si apre un campo di esplorazione verticale. L’attenzione viene ricondotta a esplorare ciò che è, e mettiamo in pausa la nostra ricerca di ottenere qualcosa in futuro. 

La libertà dell’adesso è qualcosa di radicalmente diverso dalla libertà che ci immaginiamo di raggiungere come un obiettivo. Questo è quello che descrive Gibran quando dice:

«Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto prosternarvi e adorare la vostra libertà, come schiavi che si umiliano al cospetto del tiranno e gli rendono lode sebbene lui li uccida. Ahimè, nel boschetto del tempio e all’ombra della fortezza ho veduto i più liberi tra voi indossare la propria libertà come giogo e ceppi. E ho sentito il mio cuore sanguinare: perché potrete esser liberi soltanto quando anche il desiderio di libertà diventerà catena per voi, e quando cesserete di parlare della libertà come di un fine da perseguire».

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