L’arte della linea
La calligrafia è l’arte astratta più antica del mondo. Definita ‘arte della linea’, questa basilare forma di comunicazione visiva può avere una carica anche simbolica, e mai la potenza simbolica della linea si è manifestata con maggior pienezza come nella calligrafia cinese, una tradizione che perdura da oltre 3000 anni. L’estetica calligrafica è un capitolo importante nella storia dell’arte asiatico-orientale, nella quale il cinese classico è stato la lingua franca (o lingua comune) per gran parte dell’era premoderna.

Saper leggere e scrivere i caratteri cinesi non è un prerequisito indispensabile per apprezzare il fascino inimitabile della calligrafia. I caratteri che si utilizzano sono fondamentalmente di natura ideografica, simboleggiano cioè l’idea di un oggetto anziché trascriverne la pronuncia. Il calligrafo impugna un pennello flessibile fatto di setole animali, ne intinge la punta nell’inchiostro che ha ottenuto sfregando una barretta di inchiostro su una apposita pietra con acqua e infine scrive su fogli di carta o di seta, il cui grado di assorbimento varia a seconda del modo in cui sono stati trattati. Pennello, inchiostro, pietra per inchiostro e carta sono conosciuti come i ‘Quattro Tesori dello Studio’ 文房四寶.
Un bravo calligrafo è colui che riesce ad acquisire una gamma estremamente ampia e diversificata di effetti artistici a cui attingere per comunicare in maniera eloquente la propria personalità e il proprio sentire al momento dell’ispirazione. La reattività del pennello gli permette di registrare tutte le sottili variazioni di pressione, direzione e velocità di movimento trasmesse dalla spalla al braccio, al polso e infine alle punte delle dita. Ciò spiega la capacità unica della scrittura calligrafica di catturare in maniera così vivida e immediata l’energia cinetica che fluisce nel corpo del calligrafo durante il processo creativo.

Il vocabolario della calligrafia
Sono cinque le principali tipologie di scrittura oggi utilizzate in Cina. In ordine cronologico di apparizione sono: la scrittura sigillare, la scrittura degli scrivani, la scrittura corsiva, la scrittura corrente e la scrittura regolare. Ciascuna di esse si distingue per un inventario di tratti visivi propri e per la capacità di rispondere a contenuti e funzioni testuali differenti. Saper riconoscere queste cinque scritture costituisce già un primo passo verso la comprensione della calligrafia cinese e delle sfumature che ne caratterizzano il vocabolario visivo. Dato che il calligrafo sceglie la scrittura che ritiene più adatta all’occasione e al proprio stato d’animo, essere in grado di distinguere le differenze tra le cinque tipologie equivale a possedere la chiave per decifrare la mente dell’artista al momento della creazione. Tanto più se si considera il fatto che le diverse calligrafie sono state storicamente classificate non in base al contenuto del testo, bensì al tipo di scrittura, affermando così il primato della forma visiva, come viene sempre sottolineato nei dibattiti critici che hanno come oggetto di studio quest’arte .
Talvolta una stessa opera può presentare anche più di un tipo di scrittura, solitamente sotto forma di colophon (sui rotoli orizzontali) o di annotazione (sui rotoli verticali), questo perché il calligrafo che ha allegato commenti personali al testo originale si è sentito in dovere di utilizzare un particolare tipo di scrittura.

La scrittura sigillare,la prima di questa serie a emergere, si consolidò durante la dinastia Qin (221-207 a.e.v.). Esprimeva autorità, stabilità e ortodossia, tutte qualità che si confacevano alla dinastia imperiale che per prima unificò la Cina e standardizzò il sistema di scrittura. Disposto in colonne ordinate, ogni carattere è inserito in un quadrato immaginario. I tratti hanno uno spessore piuttosto uniforme e la velocità di esecuzione è lenta e costante. Per il suo tono solenne, la scrittura sigillare era (ed è tuttora) molto utilizzata per comporre le epigrafi incise in fronte alle stele commemorative di pietra che venivano esposte al pubblico e i frontespizi che precedevano il titolo di un dipinto su rotolo orizzontale. Seppur associata soprattutto alla breve dinastia Qin, fu la tipologia di scrittura privilegiata per i titoli delle opere pittoriche, come il capolavoro del X secolo intitolato Le notti brave di Han Xizai, nel quale è raffigurata una sontuosa festa nella casa di un ministro di corte.

La scrittura degli scrivani raggiunse l’apice dello sviluppo con la dinastia degli Han orientali (25-220 e.v.). Rispetto alla precedente scrittura sigillare, la forma generalmente più squadrata dei caratteri offriva al calligrafo la possibilità di imprimere più ritmo alla composizione. I tratti iniziarono inoltre a mostrare modulazioni e inflessioni (si noti il flessuoso ed elegante movimento del pennello nei tratti orizzontali) derivanti dalla diversa quantità di pressione esercitata sul pennello, fatto che segnò per il calligrafo l’inizio di una consapevole esplorazione del potenziale espressivo del suo strumento di scrittura. Essendo di esecuzione più rapida rispetto alla calligrafia sigillare, la scrittura degli scrivani presumibilmente nacque dalla necessità di rendere più efficiente l’archiviazione dei documenti in un impero in espansione (il territorio su cui regnava la dinastia Han era assai più vasto di quello della dinastia Qin). Il nome stesso lascia intendere che questo tipo di scrittura fosse inizialmente utilizzato dai burocrati, gli scrivani appunto, per estendersi in un secondo momento alla composizione di testi commemorativi su steli di pietra, come possiamo vedere nella stele di Cao Quan.

La scrittura corsiva è di tutte le cinque scritture la più espressiva, questo per la notevole libertà stilistica che l’allentamento delle rigide regole ortografiche delle due precedenti scritture concede al calligrafo. Si tratta sostanzialmente di una stenografia senza vincoli formali dei modelli più complessi di caratteri, un tempo ampiamente utilizzata nella corrispondenza epistolare per la sua praticità di esecuzione. Con la semplificazione dei segni, il calligrafo era maggiormente libero di improvvisare e dare forma ai caratteri. Fin dal suo perfezionamento nel IV secolo, la scrittura corsiva fu prescelta da molti maestri calligrafi per affermare la propria individualità. Già al primo sguardo, la calligrafia mostra con quale velocità siano eseguiti i singoli caratteri, talvolta vergati in maniera così spedita da essere uniti per mezzo di legature (unione della parte finale del primo carattere con quella iniziale del secondo). Alcuni dei più abili calligrafi corsivi erano monaci buddhisti , i quali spesso trovavano la massima ispirazione in uno stato di ebbrezza. Storicamente, i più famosi erano i monaci chan, il cui spirito anticonvenzionale aveva un perfetto riscontro nell’espressività di questo tipo di scrittura. Vale la pena di ricordare che nella Cina premoderna i monasteri buddhisti erano importanti centri di insegnamento e del sapere.

La scrittura corrente coniuga la leggibilità della scrittura regolare con l’espressività della scrittura corsiva. Fiorì con i calligrafi letterati (eruditi funzionari di stato che avevano superato l’esame per entrare nella pubblica amministrazione dell’impero) durante il regno della dinastia Song (960-1279 e.v.) e divenne la scrittura prediletta dai più grandi calligrafi dell’epoca, perché in sintonia con la tendenza del tempo verso una ricerca di stili più personali – per non dire idiosincratici. La calligrafia espressa da questo tipo di scrittura permette numerose velocità di esecuzione e ancora oggi offre al calligrafo l’occasione di dimostrare la propria familiarità con i grandi predecessori del passato. È questo un particolare non secondario, visto che la legittimazione artistica del calligrafo in Cina deriva da sempre dalla sua capacità di padroneggiare il repertorio di stili che costituiscono il canone della calligrafia cinese.

La scrittura regolare, quella che la maggior parte degli studenti di mandarino incontra oggi durante i propri studi linguistici, coincide con l’ultima fase dell’evoluzione della calligrafia cinese. Raggiunse l’apice durante il regno della dinastia Tang (618-907 e.v.) ed è associata alla rettitudine morale del calligrafo, per l’enfasi posta sull’equilibrio intorno a un asse centrale nell’esecuzione della forma. Oggi è la scrittura che si ritrova in quasi tutte le pubblicazioni in lingua cinese, essendo la più leggibile tra le cinque. Ciascun carattere può essere assemblato attingendo a un inventario standardizzato di tratti principalmente ortogonali (ad angolo retto), che rendono piuttosto semplice la riproduzione con la stampa a blocchi di legno dei testi redatti con questo tipo di scrittura. Il più antico documento al mondo realizzato con questa tecnica di cui siamo in possesso fu stampato in Cina nel VII secolo, ovvero quattro secoli prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili (sotto la dinastia dei Song settentrionali). È dunque lecito affermare che la scrittura regolare diede un contributo fondamentale alla diffusione della conoscenza e del sapere nell’Asia orientale premoderna.
Occorre infine fare un’importante distinzione tra tipologia di scrittura e stile, perché all’interno di ciascuna scrittura ogni calligrafo esprime un proprio stile personale.
Il gioiello della calligrafia cinese: 王羲之Rituale della preghiera per un buon raccolto di Wang Xizhi (Xingrang tie 行穰帖)
Wang Xizhi 王羲之 (303-361) è considerato il più grande calligrafo nella storia dell’Asia orientale, riverito per le sue opere fin dai tempi in cui era in vita. Il Rituale della preghiera per un buon raccolto, attualmente facente parte della collezione del Princeton University Art Museum, è la copia risalente al VII secolo di una lettera che Wang Xizhi scrisse nel IV secolo. La sua calligrafia (le due righe centrali) è stata a lungo considerata l’esempio più fulgido di arte calligrafica cinese: eseguiti in corsivo, i caratteri sono ritmici, fluidi e dinamici. Le annotazioni in scrittura corrente che compaiono accanto alla calligrafia di Wang Xizhi sono opera dell’imperatore Qianlong (1711-1799), un sovrano manciù della Cina che considerava queste due brevi linee di quindici caratteri una delle tre opere calligrafiche più pregiate della sua ricca e prestigiosa collezione di arte cinese. Qianlong andava così a unirsi alla lunga lista di imperatori cinesi che si erano mostrati grandi ammiratori di Wang Xizhi. Con il suo attestato di stima per la calligrafia di Wang e per l’immenso patrimonio culturale che questo documento rappresenta nella storia cinese, l’imperatore Qianlong, in quanto sovrano di etnia non han (era manciù), affermava la propria legittimità a governare sulla Cina.

Un po’ come il detto francese “Le style c’est l’homme même” (‘Lo stile è l’uomo’), i cinesi hanno creduto per molto tempo che la calligrafia avesse la capacità di rivelare le qualità morali e il temperamento di un uomo. Uno dei principali motivi per cui il Rituale della preghiera per il buon raccolto è stato tanto apprezzato in Cina da generazioni e generazioni di collezionisti è la reputazione di cui godeva Wang Xizhi come retto studioso e virtuoso statista, discendente di un prestigioso lignaggio. Nel mondo prima di Instagram e di Facebook, l’immagine di un personaggio pubblico era inestricabilmente legata all’aspetto della sua calligrafia. Lo dimostra chiaramente il fascino immutato che esercitano le opere di Wang Xizhi, la cui costante divulgazione ha elevato lo stile di questo artista a modello con cui tutti i calligrafi successivi hanno sentito il bisogno di confrontarsi.

Alcune estati fa, durante una camminata nei pressi della mia città natale in Cina, mi sono imbattuta in questa pesante lastra di pietra con incisioni calligrafiche. Il nome dell’autore non compariva, ma non ce n’era bisogno: qualsiasi cinese istruito avrebbe saputo riconoscere in quell’esuberante scrittura corsiva la potente calligrafia del Presidente Mao dalla quantità di riproduzioni che ne sono state fatte nei libri di testo e su tutti i più importanti monumenti pubblici della Cina. La calligrafia sregolata di Mao è quanto di più lontano ci sia dallo stile elegante e armonioso di Wang Xizhi, forse perché specchio della personalità debordante dell’uomo e della sua visione fin troppo romantica della Cina intorno agli anni ‘50. Ancora oggi, la forza espressiva dell’antica arte della linea occupa un posto molto speciale nelle arti visive orientali.
Appreciating Chinese Calligraphy, Asian Art Museum (2008)
Fonti aggiuntive
Link a Rituale della preghiera per un buon raccolto di Wang Xizhi (Princeton University Art Museum).
Fu Shen et al., Traces of the Brush: Studies in Chinese Calligraphy.
Lothar Ledderose, Mi Fu and the Classical Tradition of Chinese Calligraphy (Princeton University Press, 1979).
Robert E. Harrist, JR. “A Letter from Wang Hsi-chih and the Cultures of Chinese Calligraphy,” in The Embodied Image: Chinese Calligraphy from the John B. Elliott Collection (Princeton University in collaborazione con Harry N. Abrams, 1999).




