Il portale
dell'Unione Buddhista
Italiana

GATE

Idee

La varietà ci salverà

Nella filosofia indiana diciamo che «tutto è vibrazione», e da qui emergono le forme concrete. Lo dice anche la teoria quantistica: tutto è onda e poi diventa particella. Ma l’idea meccanicistica ha spezzato tutto questo considerando la materia come inerte, fissa, atomi che non hanno interazione. Questo modo cartesiano, meccanicistico, ha invaso anche l’agricoltura e il cibo.

 

La terra è ormai materia morta; siamo stati resi ciechi perché viviamo nei processi, nella scienza. Tutte le culture indigene parlano, invece, delle altre specie come parenti; noi consideriamo che la terra è una famiglia e che tutti gli esseri sono nostri parenti. Soltanto con il colonialismo e l’industrializzazione, gli esseri sono stati ridotti a macchine separate.

 

Omicidio della vita

C’è voluto un secolo di strane persone come Hobbes, Boyle e Cartesio che ci mettessero in testa l’idea di una terra morta, una terra che va schiavizzata. Circa quattro o cinquecento anni fa c’è stato questo progetto di uccidere la conoscenza della vita. Agricoltura significa cultura della terra, la cultura di prendersi cura della terra sotto le tue unghie; se non hai messo le mani nella terra, non ricordi che sei terra.

 

C’è una bellissima mudra (posizione delle mani) del Buddha, Bhumisparsha, che parla della terra come testimone: il testimone più importante di tutti, per il Buddha, era la terra vivente e tutto il pensiero della non violenza è basato sulla nostra relazione con gli altri esseri. Questa relazione, a cosa ci connette? Al cibo: la terra ci dà il cibo, noi lo mangiamo quindi il cibo è la connessione tra gli esseri senzienti. Siamo al 90% altri esseri nel nostro corpo. Non siamo una macchina. Il cibo non è “merce”.

 

Credo che l’illusione che il cibo sia merce e che la terra sia morta è il risultato di 50 anni di industrializzazione e globalizzazione. L’agricoltura industriale sta introducendo strumenti di guerra in agricoltura, una guerra contro le specie. Ormai l’80% delle specie sono scomparse dal pianeta, a causa della cosiddetta moderna agricoltura, basata sulle monocolture e sulle sostanze chimiche. Ad aggiungersi è arrivata la World Trade Organization, la globalizzazione: io non riesco a immaginare una pannocchia di granturco ibrido dove le piantine sono tutte uguali, della stessa altezza e senza foglie perché devono essere raccolte dalle macchine.

 

In India noi non abbiamo macchine, eppure abbiamo queste pannocchie transgeniche che poi ho ritrovato in Germania e mi sono detta “Ma che succede?”. Alcune colture sembrano una persona all’ultimo stadio del Covid con il ventilatore. Un ventilatore che tiene in vita piante tossiche che hanno perso la biodiversità.

 

Rigenerazione

Dopo tutti questi anni abbiamo visto che ogni mito dell’agricoltura industriale globalizzata è un mito che produce tossicità e contenuti sempre più vuoti. Nel cibo industriale il valore nutrizionale viene smembrato, è sceso del 78%; è cibo spezzato, ha apparenza di cibo ma non è cibo. Questa è grande sfida per la rigenerazione, per l’ecologia profonda, in questo sistema globale industrializzato che ha ridotto il cibo a prodotto, a bene di consumo, a “merce”. Dobbiamo creare l’economia veritiera, l’economia della non violenza e della verità. Questa è l’economia locale. Abbiamo misurato il fatto che dobbiamo ridare amore alla terra.

 

In questi venti anni di lavoro abbiamo rilevato il 3000 per cento in più di funghi e questi funghi sono il segreto per la vita e per la rigenerazione della terra. Sappiamo che oggi il riscaldamento globale non risparmia nessuno, io con il mio team ci siamo detti: “Lavoriamoci!”. Com’è la temperatura, come è l’umidità? Gli alberi sono molto importanti per i campi e per l’agricoltura, ma cosa ha fatto l’agricoltura industriale? Ha tagliato gli alberi perché preferiscono le macchine, quindi abbiamo questi “deserti verdi” su ampia scala. Abbiamo rilevato la differenza di temperatura tra il nostro terreno circondato da alberi e il terreno chimico dei vicini: ben il 25%! La desertificazione della terra, della mente e del cuore sono un’unica desertificazione. Ci fanno credere che le piante ricevono l’idratazione attraverso l’irrigazione, ma nel terreno ci sono 160 litri di acqua per una unità di terreno e possiamo avere il 5% in più di idratazione solo grazie alle radici degli alberi.

 

Non è soltanto una questione di radici; è un sistema di coltivazione idrica, un sistema di riduzione della temperatura e questa è la qualità di tutti gli esseri senzienti, non siamo monodimensionali. Ecco perché non c’è solo un Buddha ma ci sono queste divinità con tante mani, perché tutti dobbiamo avere tante mani e avere questa mente che si prende cura della diversità. Dalla monocoltura alla diversità della mente: abbiamo iniziato a coltivare dei semi per la biodiversità e continuiamo a trovare così tante altre cose che supportano la biodiversità. Se la tua agricoltura non vuole essere di genocidio deve essere un’agricoltura fatta con amore; nelle nostre aziende agricole abbiamo circa 1500 tipologie di riso e 250 tipologie di grano, tutta una serie di legumi. Non distruggiamo nessuna pianta perché non utilizziamo 12 pesticidi. In un metro quadrato ho contato 13 piante, di cui 11 erano medicinali e 2 commestibili; tutta questa ricchezza di biodiversità è sempre stata trattata dall’agricoltura industriale come un nemico da sterminare.

 

Noi siamo parte della terra, noi siamo membri della famiglia della terra, noi sappiamo vivere in pace, perché abbiamo vissuto in pace per la maggior parte della storia. Questa è la cosmovisione degli indigeni. Perché vogliono togliere gli agricoltori? Per creare l’agricoltura industrializzata; perché sono tutti pronti con queste monocolture con proteine, carboidrati. Tutta la vita è basata sulle piante: inizia con una foglia verde, noi mangiamo le piante, gli animali mangiano i vegetali e quindi siamo tutti basati sui vegetali. Ciò ha un significato o è qualcosa di aleatorio dire che la vegetazione è importante? Questa è l’agricoltura rigenerativa. In India diciamo “tutto è cibo e tutto è qualcos’altro dal cibo”; quindi dal cibo non possiamo fuggire, non possiamo fuggire dal ciclo dell’alimentazione, dalla catena alimentare.

 

Il signor Amazon o Tesla che vuole andare su Marte è come dire: “A me non interessa della terra”, “A me non interessa di casa mia”. Gli antichi colonizzatori se ne sono andati e hanno detto “Dobbiamo scappare dalla miseria dell’Europa”, andare a prenderci le ricchezze di quelle terre, a prenderci i lavoratori gratis, quella è la radice della schiavitù.

 

Tutti insieme

Quindi, questa guerra contro la terra è radicata nella paura della vita: bisogna trascendere questa paura, cambiarla in amore e compassione. Dobbiamo richiamare la verità del cibo. Perché tutto diventi una questione di giustizia, di non utilizzare la schiavitù, di ridurre l’impronta di carbonio, di esprimere la verità del nostro essere, la verità dell’essere parte della terra e avere delle relazioni senza violenza. Dobbiamo creare immagini, comunicazioni che vengano da tutte le religioni, che ricordino che tutti gli esseri sono uniti nella catena alimentare. Che tutti i movimenti del sistema alimentare si prendano la mano e dicano “Giù le mani dai nostri parenti!”, “Giù le mani dagli organismi della terra”.

 

È il tempo della verità, della gioia. Non è più il tempo di questi 10 miliardari che controllano il 50% della terra, con queste macchine che pensano essere superiori agli animali. È arrivato il momento dell’interessere, della verità, della co-creazione, della co-produzione. Se continuiamo a costruire insieme, non in uniformità ma in diversità, così come abbiamo visto oggi, ognuno di noi sarà se stesso, ma abbiamo una risonanza nel nostro pensiero. Serve costruire su questa risonanza.

Idee

Elegia del pino ostinato

Intervista con Lois Patiño

Le lampadine di Claudio Morici

Gli incendi di Maicol&Mirco

Agende

Casa editrice

Ultima
Uscita

Eventi

Video

Social

Agende

Casa editrice

Iscriviti alla newsletter di GATE

Resta aggiornato con tutte le ultime novità

In caso di consenso conferito spuntando le caselle sopra riportate, i suoi dati saranno trattati da Unione Buddhista Italiana - UBI, con sede in Vicolo dei Serpenti 4/A – 00184 Roma, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali al fine di inviarle all’indirizzo e-mail da lei fornito la nostra newsletter e invitarla a partecipare a eventuali sondaggi. I dati che saranno trattati sono quelli da lei inseriti nel modulo sopra. Potrà in ogni momento revocare il consenso disiscrivendosi tramite il link riportato in calce alla newsletter. Maggiori informazioni in tema di finalità del trattamento, base giuridica, destinatari, termini di conservazione e diritti dell’interessato potranno essere consultati nell’informativa privacy (https://gategate.it/privacy/).