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Meditazione

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La meditazione

 

 

RIGDZIN CHÖKYI DRAGPA

(1595-1659)

 

Se tu non hai acquisito un’esperienza interiore
né una visione perfettamente rischiarata attraverso la meditazione,
non la raggiungerai mai a forza di dibattiti filosofici o di semplici letture.
Medita continuamente: è questo il consiglio del mio cuore.

 

 


 

 

VII DALAI LAMA, KELSANG GYATSO

(1708-1757)

 

Nel corso della meditazione, mantieni la mente libera come lo spazio.
Tra le sessioni di meditazione osserva il fluire degli eventi
come se avessero la stessa natura di un arcobaleno:
le seduzioni del mondo ti appariranno allora
come altrettante allucinazioni effimere.
Gioie e dolori sono spettacoli a cui si assiste in sogno;
le forme illusorie, città prodotte da un mago;
i suoni, l’eco della voce in una caverna;
e voi, mortali inchiodati a questi sortilegi,
non siete altro che bambini scervellati!

 

Proprio come chi si guarda allo specchio
vede apparire distintamente un’immagine,
le cose sono vuote pur apparendo chiaramente;
e per questo stesso motivo la causalità è infallibile.

 

 


 

 

RIGDZIN CHÖKYI DRAGPA

(1595-1659)

 

La mente in sé è da sempre libera dalle costruzioni mentali:
non c’è nessun bisogno di rimuginare sul passato né di anticipare febbrilmente l’avvenire.
Dimorando al di là del mentale, senza lasciarsi requisire né distrarre da ciò che succede,
libera i pensieri nell’istante stesso in cui sorgono:
è questo il consiglio del mio cuore.

 

Senza bloccare le percezioni dei sensi a una a una,
senza percepirle come reali né dar loro seguito,
qualunque cosa tu senta, liberala nello stato naturale
della tua mente: è questo il consiglio del mio cuore.

 

 


 

 

DRIGUNG DÖNDRUP CHÖGYAL

(1668-1718)

 

La mente onnipotente è come un mago
che fa sorgere tutto quanto, i dolori del saṃsāra come la felicità del nirvāṇa.
Preserva con cura il riconoscere la natura della mente:
è questo il consiglio del mio cuore.

 

 


 

 

DUDJOM RINPOCHE

(1904-1987)

 

Consigli per il ritiro (seconda parte)

Una volta recisi dall’interno i dubbi e le concezioni erronee relativi alla visione, mantenere continuamente tale visione è ciò che chiamiamo «meditazione». Tutte le altre meditazioni che si concentrano su un oggetto sono meditazioni concettuali, costruite dal pensiero. Non è questo il modo in cui, noi altri, procediamo.

 

Rimanendo saldamente fissati nella visione che abbiamo appena definito, lasciate le percezioni dei cinque sensi via via che sorgono, mantenendovi liberi e rilassati.

 

Non meditate su alcunché di specifico, dicendovi: «È questo, è quello». Se «meditate», fate appello all’intelletto. Non c’è nulla su cui meditare. Non lasciatevi più distrarre, neppure per un istante. Se siete distratti, cessate di dimorare nella coscienza risvegliata. È ciò che si definisce «smarrimento». Quindi non siate distratti! Lasciate che i pensieri vengano, passino, ma non seguiteli né fermateli.

 

Forse vi chiederete: «Ma allora, cosa bisogna fare?». Indipendentemente dagli oggetti che percepite, dimorate in uno stato di freschezza naturale, senza alcun attaccamento, come un bambino che contempla l’interno di un tempio. Tutti i fenomeni continuano a mani- festarsi, senza cessare di restare al loro posto, senza che il loro aspetto venga modificato, senza che il loro colore si trasmuti o che il loro sfavillio sparisca; ma le percezioni e i pensieri, non essendo contaminati da credenze e attaccamenti, si manifestano in tutta la loro nudità, in quanto coscienza originaria vuota e luminosa.

 

Poiché gli esseri d’intelligenza limitata si ritrovano confusi al cospetto del gran numero di insegnamenti che vengono qualificati come «molto vasti e profondi», ecco, in poche parole, come mettere il dito sul punto essenziale. Quando i pensieri passati sono cessati e quelli futuri non ancora sorti, non c’è forse in quest’intervallo una percezione del presente, una freschezza limpida, risvegliata, nuda, che non è mai cambiata, neppure di un millimetro? Ecco! È proprio questo lo stato naturale della coscienza risvegliata.

 

Tuttavia questo stato non durerà un altro pensiero non sorge forse La via principale all’istante? È il potere della manifestazione stessa della coscienza risvegliata. Ma se non lo riconoscete come tale, non appena sorge un pensiero, e se i pensieri ordinari si mettono a proliferare, questo è ciò che definiamo «la concatenazione dell’illusione», ovvero la sorgente stessa del saṃsāra.

 

Se, nel momento in cui i pensieri sorgono, vi accontentate di riconoscerli e di abbandonarli a se stessi, senza che altri vi si innestino, tutti i pensieri si libereranno naturalmente e senza difficoltà nello spazio della coscienza risvegliata del corpo assoluto.

 

Ecco la parte principale, che combina in una sola pratica la visione e la meditazione del troncare la solidità1Khregs chod, una delle pratiche principali della Grande Perfezione che punta a sradicare la solidità dell’attaccamento della mente ai concetti di soggetto e oggetto, e a non sovrimporre ai fenomeni le proiezioni mentali..

 

 


 

 

GARAB DORJE2Garab Dorje (date sconosciute, ma sicuramente vissuto nell’VIII secolo a.C.) è all’origine del lignaggio della trasmissione degli insegnamenti della Grande Perfezione.

dichiara:

 

Quando la coscienza risvegliata sorge dalla dimensione originariamente pura,
quest’istante di coscienza è paragonabile alla scoperta
di un gioiello in fondo all’oceano: ecco il corpo assoluto,
né costruito né alterato da alcunché.

 

È su questo che bisogna meditare, assiduamente, senza distrazione, di giorno come di notte. Quindi riportate tutto alla coscienza risvegliata, senza lasciare che la vacuità resti al rango di semplice comprensione intellettuale.

 

 


 

 

GAMPOPA

(1079-1153)

 

La meditazione priva di conoscenza
può per breve tempo apportare qualche beneficio,
ma non giungerà al suo scopo autentico.
Possiamo darci da fare per fondere l’oro e l’argento,
ma una volta spento il fuoco, s’induriranno nuovamente.

 

 


 

 

MOGCHOKPA RINCHEN TSÖNDRU

(1110-1170)

 

Il maestro è la montagna di gioielli
da cui scaturiscono le fonti delle istruzioni sacre.
Quelli che, provvisti di una fede incorruttibile, sanno dissetarsene
saranno liberi da ogni errore,
siatene certi!

 

Il corpo composto è un vaso
nel quale brilla una fiamma innata.
Chi, avendola conquistata tramite la meditazione, non cerca altrove,
vedrà esterno e interno come corpo assoluto:
siatene certi!

 

Il corpo illusorio è una montagna
su cui si trastullano i leoncini della coscienza,
quelli che sanno purificare le sei facoltà dei sensi in virtù del non-attaccamento
supereranno nel contempo saṃsāra e nirvāṇa,
siatene certi!

 

L’ignoranza è il nido
in cui dimora l’aquilotto della coscienza,
quelli che sanno volare grazie alle ali del metodo e della saggezza
si eleveranno al di sopra delle sei sfere della rinascita,
siatene certi!

 

Tu, amico mio, osserva il mondo esteriore con gli occhi della mente!
Il semplice fatto di posare il tuo sguardo su di essa te la farà scoprire
priva di realtà
come il riflesso in uno specchio.

 

Tu, amico mio, contempla la dimensione interiore con gli occhi della mente!

 

Il semplice fatto di posare il tuo sguardo su di essa
ti porterà a vedere che la mente è chiarezza libera da concetti,
come una fiamma al riparo dal vento.

 

Tu, amico mio, osserva con la mente il confine tra interno ed esterno!
Il semplice fatto di posare la coscienza su di essa
ti porterà a offuscare nella loro stessa natura i segni della dualità,
come accade alle ombre al sorgere del sole.

 

Tu, amico mio, medita, la mente concentrata sulla via profonda dei mezzi!

 

Quando avrai meditato su tale via,
proprio come una guida eccellente
condurrai la tua mente dove desideri.

 

Tu, amico mio, medita sul grande simbolo!3Mahāmudrā, il “grande sigillo”, detto anche “grande simbolo”, espressione con cui s’intende dire che quando si riconosce in modo stabile la natura assoluta della mente si comprende che tale natura abbraccia l’insieme dei fenomeni, apponendo così il suo “sigillo” su tutto ciò che si percepisce
Quando avrai meditato sul grande simbolo,
tutte le apparenze diverranno fonte d’aiuto
proprio come la foresta in cui il fuoco si propaga.

 

Tu, amico mio, sii come un vagabondo senza meta!
Quando sarai giunto a tale condizione,
i pensieri si dissolveranno all’istante,
come la neve che cade su un lago.

 

 


 

 

MIPHAM RINPOCHE

(1846-1912)

 

In questo mondo, la miriade di fenomeni
transitori è la magia della mente.
Oltre il fiume dei pensieri ordinari,
non esiste alcuna sofferenza del saṃsāra.

 

La felicità scaturisce dalla mente, lo stesso vale per l’infelicità.
I mondi superiori e inferiori, le divinità e i demoni,
tutto ciò che è positivo e tutto ciò che è negativo
non sono nient’altro che la magia della mente.

 

Abbandonando ogni desiderio di fare questo o di praticare quello,
rischiara con certezza la natura della mente, questa fonte d’ogni cosa.
Una volta riconosciuto lo stato naturale e immutabile della mente in sé e per sé,
dimora nel continuum di questa presenza:
avrai raggiunto il punto essenziale di tutte le istruzioni. […]

 

Gli eserciti dei quattro Mara ti assaliranno, il che sarà ancora la mente:
deità e demoni appariranno all’improvviso? È sempre la mente;
persino lo squilibrio degli elementi del corpo ha la stessa origine. […]
È la forza dell’abitudine, da tempo immemorabile,
che rende il flusso continuo dei pensieri agitati così reale, così solido;
eppure la loro armata illusoria, i cui assalti sono difficili da respingere
alla fin fine non ha più potere di un miraggio. […]

 

Quando, felice e con la coscienza vasta,
proprio come quando si guarisce da una malattia,
lo yogi riconosce la realtà, la natura della mente,
e si ricorda delle cattive abitudini dei suoi pensieri,
questi servitori che alzano il capo più in alto di quello del maestro,
vedono il sole della felicità sorgere nel loro cuore.

 

Quando hai sottomesso il nemico, che sono i pensieri,
non c’è più, nelle tre sfere del saṃsāra, nessun nemico,
nessun demone né nessuna grande paura.
Tu, yogi, hai conseguito la vittoria suprema.

 

Una volta spezzato il segreto della mente e conosciuta l’esperienza del reale,
cogitazioni e numerose pratiche sono causa d’esaurimento.
Quale che sia la tua pratica, il suo frutto ti riporta a un punto essenziale:
la mente che ritrova la sua propria natura. […]

 

Meditazione

  • Figlio del noto filosofo francese Jean-François Revel, è nato nel 1946. Nel 1972 ha conseguito il dottorato in biologia, ma ha abbandonato presto una promettente carriera accademica per dedicarsi alla ricerca interiore secondo gli insegnamenti buddhisti. Nel 1978 ha preso i voti monastici e da allora vive tra la Francia e il Nepal, nel monastero di Shechen. Noto per le sue capacità meditative, per gli interessi verso le neuroscienze e per il suo impegno nella trasmissione del Dharma, è spesso a fianco del Dalai Lama come interprete nei suoi viaggi internazionali.

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