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La libertà illimitata del tonglen di Pema Chödrön

Tempo di lettura: 4 minuti

Dal 14 al 18 maggio 2026 Ubiliber sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino, Stand T42 | Pad Oval.

In vista del Salone, continuiamo a pubblicare una serie di estratti dai libri che porteremo con noi: pagine da leggere in anteprima, per scoprire voci, temi e prospettive del nostro catalogo.

Tra questi c’è La libertà illimitata del tonglen di  Pema Chödrön, uno scrigno di saggezza che invita a riconoscere che prendersi cura di ciò che accade nel nostro cuore è il primo passo per riconnettersi davvero a quello degli altri. Scoprendo così che l’aver sofferto non è stato vano.

La pratica di condividere il proprio cuore è duplice: si condivide la felicità e si accetta la sofferenza. In primo luogo, quando tutto è piacevole nella vostra vita, vi augurate che gli altri possano condividere tale delizia. In secondo luogo, quando soffrite, pensate che molti altri soffrono e vi augurate che possano essere liberi dal dolore. Questa è la vera essenza della prospettiva del tonglen: quando le cose sono piacevoli, pensate agli altri; quando sono dolorose, pensate agli altri. Anche se dopo avere letto questo libro questa pratica fosse l’unica cosa che ricordate, ciò sarebbe già di beneficio a voi e a tutti quelli che entrano in contatto con voi.Condividere la felicitàQuando nella vita quotidiana sperimentate piacere o benessere – come apprezzare una limpida giornata di primavera, un buon pranzo, un cucciolo tenero, o una bella doccia calda – fateci caso e tenetelo in gran conto. I piaceri semplici ci arrecano grande gioia, tenerezza e un senso di sollievo. Nella nostra vita ci sono molti di questi fugaci momenti dorati, ma di solito li sorvoliamo a tutta velocità. Dunque, la prima parte della pratica invita semplicemente a fermarsi, a notare tali momenti e ad apprezzarli pienamente. Quindi, si formula l’augurio che anche gli altri possano gioirne. Con il procedere di questa pratica, probabilmente vi ritroverete a notare sempre più spesso questi momenti di felicità e di appagamento.Quando praticate il dare in questo modo, non sorvolate sul vostro piacere o sul vostro godimento. Se, per esempio, state mangiando una coppa di deliziose fragole, non pensate: “Oh, non dovrei goderne troppo. Pensa a chi non ha nemmeno un tozzo di pane”, ma: “Wow! Queste fragole sono fantastiche. Non ho mai assaggiato qualcosa di così squisito”. Potete godervi totalmente le fragole e contemporaneamente pensare: “Auguro a tutti questa gioia, spero che tutti possano avere un’occasione per gioire così”.Potreste anche pensare a un oggetto personale che vi procura molto piacere, come il vostro maglione preferito o la vostra cravatta preferita e immaginare poi di regalarli a chi incontrate. Questa pratica non consiste nel dare realmente via qualcosa, perché si lavora a livello immaginario, ma vi mette in contatto con l’abitudine ad attaccarsi, a chiudersi, a non voler condividere le cose con gli altri. Nel processo, sviluppate fiducia nella vostra innata ricchezza, nel fatto di avere sempre molto da dare agli altri.Treya Wilbur ha descritto questa pratica del dono nel libro Grace and Grit, che racconta la sua battaglia contro il cancro allo stadio terminale. Praticava il tonglen già da lungo tempo. Un giorno perse una collana con una stella d’oro che le avevano regalato i genitori e che era come un amuleto portafortuna, perché l’aveva sempre indossata nei periodi più difficili, come durante la chemioterapia o gli interventi chirurgici. Quando non riuscì più a trovarla, le sembrò un cattivo presagio e si sentì depressa. Ma grazie alla sua esperienza con il tonglen, all’improvviso ebbe l’idea di visualizzare milioni di queste stelle e di regalarle per fare del bene a chiunque incontrasse. 

Mentre praticava, divenne acutamente consapevole dei suoi schemi abituali di desiderio, attaccamento, dipendenza e iniziò a dare via tutto quello per cui provava un momentaneo attaccamento. Ciò non le fu sempre d’aiuto a superare l’attaccamento, ma attraverso questo lavoro sviluppò la compassione per tutti quelli che come lei avevano buone intenzioni, ma non riuscivano a vivere alla loro altezza. 

Grazie a questa pratica che lei scoprì attraverso la propria intuizione 

profonda, riuscì a superare la perdita del gioiello e, cosa più importante, imparò la gioia di lasciare cadere l’attaccamento e di dare.Accettare la sofferenzaLa seconda parte della pratica è in un certo senso più avanzata. Quindi, non provatela finché non vi sentite a vostro agio all’idea di sperimentarla. Prima di tutto, notate quando provate qualcosa di scomodo, di doloroso o di spiacevole. Esprimete poi l’augurio che gli altri ne siano completamente liberi e immaginate di inviare loro qualunque cosa pensiate possa essere di sollievo.Per esempio, se vi sentite depressi, ditevi: “Visto che comunque mi sento depresso, possa accettarlo pienamente in modo che gli altri ne siano liberi” oppure “Visto che ho mal di denti, che io possa accettarlo pienamente in modo che gli altri ne siano liberi”. Poi, inviate un senso di sollievo. Fatelo con semplicità, senza preoccuparvi troppo della logica.A molti questo tipo di scambio potrà sembrare eccessivo o prematuro. Ma voglio presentarlo ugualmente, perché l’ho trovato molto rafforzante. Ribalta la repulsione e la paranoia che normalmente proviamo verso qualsiasi cosa spiacevole, la sensazione di essere presi di mira, e le usa come combustibile per risvegliare il cuore.Un esempio specifico di questa pratica è il “tonglen del traffico”. Si tratta di lavorare con tutte le sensazioni di disagio che proviamo quando siamo bloccati nel traffico o in coda al supermercato: rabbia, risentimento, irrequietezza, ansia, paura di mancare un appuntamento. Prima di tutto, vi guardate intorno e capite che tutti gli altri stanno provando quello che provate voi. Poi, inspirate pienamente qualsiasi cosa proviate ed espirate un senso di rilassamento e di sollievo, sia verso voi stessi sia verso tutti gli altri bloccati nel traffico. Comprendete che come esseri umani siete tutti sulla stessa barca. 

Tutti erigono barriere e usano il disagio del traffico per sentirsi sempre più isolati. Quindi, capovolgete la situazione, che diventa così il legame con tutti gli altri chiusi nella loro auto. Improvvisamente, guardandoli dal finestrino, diventano tutti esseri umani.

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