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Snowboard nella neve
Snowboard nella neve

La disciplina della libertà: i Dharma Kids e il Venerabile Hosan

Tempo di lettura: 3 minuti

Lo sport non è soltanto competizione. È anche un modo di abitare il corpo, la mente e il rapporto con gli altri. Da qui prenderà avvio questa rubrica mensile sullo sport, in tutte le sue infinite sfaccettature, in relazione con le scelte personali degli atleti dell’agonismo, della gara, della competizione, e con la pratica del movimento all’interno delle regole delle discipline da parte di chi compie un esercizio senza altro scopo che quello di mantenersi in salute mentale e fisica.

Mens sana in corpore sano, famosissima citazione di Giovenale contenuta in un passo delle sue Satire, scritte tra il I e il II secolo dopo Cristo (nonostante l’uso alquanto materiale e asservito che ne operò il fascismo), contiene in sé diverse interpretazioni. In realtà la frase completa è Orandum est ut sit mens sana in corpore sano: preghiamo (in questo caso gli Dei) affinché la nostra mente e il nostro corpo trovino, nella loro unione, uno stato di benessere. Ciò che Giovenale sottolinea è che le due cose vanno strettamente insieme e che l’una influenza l’altra. E viceversa, naturalmente.

Dato per scontato che il fisico di un atleta sia in buonissima salute, perché allena muscoli, cuore, tendini e ossa, rimane l’aspetto mentale. Quando il Venerabile Hosan, monaco a capo del tempio Bongseonsa a Namyangju, nella provincia sudcoreana di Gyeonggi, fu invitato a trascorrere qualche giorno sulla neve vent’anni prima dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina, conobbe un gruppo di ragazzi che si dilettavano con lo snowboard. Era il 1995.

Lo snowboard era stato inventato e aveva preso piede negli Stati Uniti verso la fine degli anni Settanta. Non prevedeva l’uso dei bastoncini e dava un’idea di libertà maggiore rispetto allo sci tradizionale. Il più delle volte gli snowboarder scendono sulla neve fresca, vestono con pantaloni larghi e maglioni di pile abbondanti. Una piccola rivolta alternativa ai canoni, anche estetici, dello sciatore tradizionale: giovanissimi dallo spirito ribelle, capelli lunghi, anima diversa.

Forse il Venerabile Hosan, tra picchi innevati e templi sacri, aveva intravisto un’originalità nei ragazzi incontrati che si dedicavano a uno sport poco amato in Corea, così americano. Insomma, lo snowboard era malvisto e non faceva parte della storia di un popolo allora ancora lontano dai costumi occidentali. Quando seppe della loro passione e li vide sciare gioiosamente, capì anche che nessuno li sosteneva sotto alcun punto di vista, tantomeno economico. Allora ebbe un’idea e inventò qualcosa che potesse aiutare la loro gioventù e il loro entusiasmo: il Dharma Snowboard Competition. Raccolse dei fondi attraverso l’appoggio del tempio di Bongseonsa e, di conseguenza, dei devoti che praticavano il buddhismo.

La Corea del Sud è un Paese in continua evoluzione: mantiene le tradizioni religiose ma è proiettata verso il futuro, in un grande miscuglio in continua trasformazione di monasteri e pratica buddista, da una parte, e della tecnologia più avanzata nei campi dell’elettronica, dell’informatica e dell’industria automobilistica, dall’altra. Il Dharma Snowboard Competition si inseriva in modo coerente nel cambiamento che unisce le due anime della cultura coreana.

Anno dopo anno, la pratica della tavola da neve ha preso piede e lo stesso Venerabile Hosan, ormai sessantenne, la pratica. I suoi Dharma Kids, come vengono chiamati gli atleti della nazionale di snowboard, hanno lavorato duramente per poter partecipare alle Olimpiadi invernali e, ai Giochi di Milano-Cortina, hanno vinto tre medaglie. Kim Sang-gyeom ha conquistato la prima medaglia d’oro assegnata, nella specialità dello slalom gigante parallelo; Yoo Seung-eun è stata la prima donna coreana in assoluto a conquistare una medaglia alle Olimpiadi invernali; Choi Gaon ha vinto l’oro nella specialità dell’halfpipe.

Una donna, due uomini, competizioni diverse. Eppure, che fosse lo slalom pieno di cunette alle quali adattarsi o quel canalone ghiacciato dell’halfpipe, simile a quello dello skateboard, l’elemento comune era la compenetrazione con la natura, il senso estremo di libertà che si prova fendendo l’aria e volando verso il cielo.

Ma il Venerabile Hosan, che ha accompagnato la spedizione coreana e gli atleti nella preghiera e nella meditazione, ha sottolineato che ogni partecipante, ogni singolo atleta, merita lo stesso plauso entusiasta dei vincitori. Per lui sono tutti uguali, chi ha vinto e chi ha perso, perché è lo spirito ciò che li unisce. Chiunque faccia parte dei Dharma Kids ha lo stesso valore e, quando non si allena o non compete, si ritira nella quiete del tempio, tra preghiera e meditazione.

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