Meditazione della cascata
Sedendo ho atteso la nascita
della luce: non è apparsa tra
le rocce, è sorta da un luogo segreto,
pneumatico, ha spinto dentro, qui
qualcosa un tempo si era chinato,
non saprei dire quando, era
arrivato e si era nascosto.
In una foresta di fiati e sussulti
niagaricamente mi sono composto
d’acqua, ho mineralizzato,
mi hanno insegnato ad essere
pronto a disperdermi in particelle
soffiate via, senza distinzione,
di nuovo parte di ogni cosa,
lingua di un fuoco vivente.(frutto della meditazione, 1 novembre 2024, ore 8.09)
Pareti, rocce nere, muschi, edere ricadenti, il torrente che nasce, terra umida e legni, tronchi ritorti di querce, arbusti inerpicanti sulle ripe scoscese. Un cielo ritagliato. La potenza disarmante delle acque che sfumano e si schiantano, e questa mia animula gongolante. L’attrazione spirituale e fisica che le cascate sanno esercitare su di noi è vastità antica, gli uomini di molte e diverse parti del mondo si sono fatti strattonare in una gola, laggiù, dove un torrente dismette il viaggio in orizzontale e precipita in un fosso, scavando, livellando, erodendo la consistenza della roccia, evidentemente, ma anche molte nostre certezze granitiche.
E allora riprendo a migrare tra diversi antri d’acqua per condurre alcune meditazioni e far gioire, se possibile, il mio piccolo tempio delle radici vagabondo. Prima tappa è una cascata in Val d’Ayas, al principio della Val d’Aosta, se sbirciata dal Piemonte. Siamo nel comune di Verres, superiamo l’abitato e si sale per pochi chilometri fino alla deviazione che conduce alla frazione di Isollaz, preceduta da un parcheggio con area pic-nic dedicata alla cascata. Qui si parcheggia e si segue un camminamento laterale che costeggia la strada asfaltata, dopo poche centinaia di metri ha inizio il percorso di terra e pietre, scosceso, per il quale è opportuno indossare scarponcini da trekking. L’indicazione lo segnala come il sentiero numero 3, tinta gialla, lunghezza venti minuti, categoria escursionistica E, vuol dire attenzione, non proprio per tutti comunque procedere con cautela. Si scende in taluni tratti rapidamente, e la mattina, in queste valli umide dove il sole comparirà semmai sulle cime delle vette più alte, conviene avanzare con adeguata calma.

Siamo sull’orlo precipitante di un canyon scavato da millenni di spruzzi, destinati ovviamente, trepidanti, a lasciarci cadere. Muovendo i passi tra rocce e fango, si inizia a percepire il brontolio schiumeggiante della cascata. Querce e frassini si intrecciano nel boschetto intorno, fronde e radici accompagnano al fondo. Il sentiero devia a sinistra e si assottiglia fino a diventare un corridoio per una persona, tra una parete di rocce e uno steccato che impedisce di cadere in acqua. Ed eccola, finalmente: fragorosa, poderosa, il lungo getto che si dipinge a cravatta, una grande lingua spumeggiante alta cinquanta metri. Un concerto di schiaffi che ti si precipita addosso, e ha fretta di lavorarti dentro, e sembra di ritrovarsi lontani, magari in una gola tra i picchi granitici dei monti Huangshan, vezzeggiati da pini secolari, adottati dagli eremiti più severi, o perché no, in uno strapiombo di Tana delle Tigri. Le acque fiondano giù dritte, ininterrottamente, tra rocce dove si sfasciano, e davvero ti verrebbe voglia di urlare tutta la veemenza che ti scopri dentro.
Una nuvolaglia vaporizzata circonda il punto d’impatto, tra rocce intagliate, dove il fragore e bave di spuma disegnano ragnatele argentate. Che fascino! La memoria mi riporta per qualche istante dove i mari del nord vengono a infrangersi contro i basalti scuri di Cabo do Roca, punto extremo ocidental del Portogallo e del nostro continente. Respiro tutta la forza inumana della natura.

P.S. La cascata si trova a 567 metri di altitudine, non ho modo di capire se si intenda la cima o il fondo, ad ogni modo il torrente alpino Évançon, linfa della Val d’Ayas, si origina nel Grande ghiacciaio di Verra o Grand glacier de Verraz, sul Monte Rosa. Sulle pareti che mi fronteggiano si notano i segni che hanno prodotto due secoli di escavazioni, qui hanno bucato la terra ed estratto pirite, l’oro degli scemi, dalla metà del XVIII secolo al 1929.
- La cascata del Serpente: ottava meditazione
- Il respiro della cascata della Pissa: settima meditazione
- La discreta cascata della Spissula: sesta meditazione
- Acqua Bianca e caldaie del Sesia: quinta meditazione
- Val di Rabbi: quarta meditazione
- La cascata della Frua: seconda meditazione
- La cascata di Isollaz: prima meditazione




