Jataka: i racconti sulle virtù
Proviamo a immaginare un elefante a sei zanne che affronta un supplizio letale per salvare la vita di un uomo, o il re delle scimmie che soccorre i suoi simili stendendo il suo corpo tra due alberi per creare un ponte che li metta in salvo. Storie come queste ricordano quelle raccontate dai nostri genitori o dai nostri nonni come favole della buonanotte. Ma la loro origine è diversa: si tratta di storie che fanno parte della raccolta dei racconti buddhisti del Jataka.
Il Jataka è un’opera importante nell’ambito dell’arte e della letteratura buddhista. Questi racconti descrivono le esistenze precedenti o vite del Buddha (l’Illuminato) quando si manifestava come Bodhisattva (esseri che non hanno ancora raggiunto l’illuminazione, la moksha), in forma umana e non umana. Sono storie che ci raccontano come la pratica di diverse perfezioni o virtù trascendentali (le cosiddette paramita) sia la chiave dell’approccio buddhista per raggiungere l’illuminazione (moksha) o la liberazione dal samsara, il ciclo infinito delle rinascite.
Il Jataka nel suo contesto
L’opera letteraria intitolata Jataka raccoglie più di 500 racconti e costituisce il decimo di quindici scritti in lingua pali che compongono il Khuddaka Nikaya del Sutta Pitaka (il secondo “canestro” del Tripitaka, il canone buddhista pali che contiene la sezione dottrinale dell’Hinayana, scuola buddhista che si concentra sulla vita del Buddha storico, Shakyamuni). Il testo del Jataka che ci è pervenuto, tuttavia, è un commento al libro canonico originale del Jataka in Pali, che era scritto in versi. Alcuni racconti Jataka si ritrovano anche nel Cariya Pitaka, nel Buddhavamsa e in altre parti del canone Pali.
Dal racconto al Jataka
Per quanto indubbiamente gran parte del contenuto del Jataka sia specificamente buddhista, questi racconti costituiscono anche una notevole testimonianza di tradizioni che probabilmente circolavano anche al di fuori delle comunità buddhiste. Un gran numero di racconti è riconducibile infatti al ricco e variegato repertorio indiano. Storie, favole, aneddoti e fiabe sono ovunque nel mondo degli strumenti di predilezione per i leader religiosi, che se ne servono per guadagnare seguaci e popolarità. La presenza di elementi popolari o folkloristici ha permesso così al Jataka di raggiungere un pubblico più vasto, grazie a elementi narrativi con cui l’uditorio poteva facilmente identificarsi. In qualche caso sono state anche «buddhizzate» storie banali o inventate che in origine non erano legate a idee buddhiste.
Il Jataka nell’arte
Oltre che in forma orale e letteraria, il Jataka ebbe diffusione tra i laici e i monaci attraverso l’arte, che si rivelò uno strumento potente per comunicare i principi e la filosofia buddhista a un vasto pubblico. Riferimenti al Jataka si trovano spesso in rilievi scultorei o dipinti negli stupa (santuari buddhisti con strutture a forma di cupola) e nelle grotte. Non sorprende quindi che la popolarità di diversi siti buddhisti in India, a Bharhut, Sanchi, Amaravati, Ajanta e Nagarjunakonda, sia caratterizzata anche da rappresentazioni ispirate al Jataka di grande valore artistico, che dimostrano il ricorso a metodi ingegnosi e visivamente efficaci per raccontare le storie del Jataka e in una forma facilmente comprensibile per un vasto pubblico pur preservandone l’essenza.
La storia del Grande Re Scimmia a Bharhut
Una storia del Jataka che è diventata un tema ricorrente nell’arte buddhista è quella del Mahakapi Jataka. Questo racconto parla della nascita del Bodhisattva sotto le sembianze di una Grande Scimmia che viveva in una bellissima foresta himalayana tra un folto gruppo di scimmie. Sulle rive del Gange si ergeva un enorme albero di Banyan, che dava frutti dalla fragranza e dal sapore divini. Per quanto la Grande Scimmia (il Bodhisattva) e il suo branco cercavano di evitare con la massima cura che crescessero frutti sui rami che si protendevano sul Gange e che cadessero nel fiume, un frutto maturo in acqua e fu raccolto nella rete di un pescatore che lo mostrò al re di Benares. Il re allora si recò presso l’albero insieme al suo seguito e vide le scimmie che mangiavano i frutti. Infastidito, ordinò ai suoi arcieri di tirare agli animali. Le scimmie, spaventate, si avvicinarono allora al Bodhisattva, che le confortò e disse loro di non preoccuparsi. Poi piegò un bambù cercando di creare un ponte tra l’albero su cui si trovavano e uno che stava sull’altra sponda del fiume. Ma lo stelo del bambù non era abbastanza lungo per fare da ponte. Allora il Bodhisattva si arrampicò in cima alla pianta e si allungò fino alla riva in modo che il branco potesse mettersi in salvo. Le scimmie riuscirono così a fuggire passando sulla schiena del Bodhisattva. Come spiega il Mahakapi Jataka, il re fu profondamente commosso vedendo come il Bodhisattva metteva in pericolo la propria vita per la salvezza del suo seguito. Ordinò allora ai suoi attendenti di aiutare il Bodhisattva a scendere sano e salvo.
Una splendida rappresentazione di questo racconto si può osservare in un rilievo che si trova a Bharhut (un importante sito buddhista nell’odierno Madhya Pradesh, in India), in cui sono raffigurati vari episodi della storia. La scena è divisa in due parti dal corso del fiume che pullula di pesci. Sono raffigurati anche i due alberi, quello di destra è abitato dalle scimmie, mentre l’altro, più piccolo, è l’albero verso cui gli animali cercano di fuggire. In mezzo ai due alberi si vede la Grande Scimmia (il Bodhisattva) che ha fissato un’estremità dello stelo di bambù alla cima dell’albero di sinistra e l’altra alla caviglia della sua gamba destra, e si tiene aggrappata ai rami dell’albero di destra per formare un ponte.
Le scimmie sono state ritratte dall’artista (o dagli artisti) nell’atto di spostarsi freneticamente da un albero all’altro: molte si arrampicano tra i rami del grande banyan, una sembra saltare sulla schiena del Bodhisattva e altre due, più fortunate, sono già al sicuro avendo raggiunto la riva opposta. In basso è raffigurata la scena successiva della storia, con due uomini che tendono un pezzo di stoffa sotto l’albero per permettere alla Grande Scimmia di saltare giù. Nella scena finale, in basso, il Bodhisattva e il re siedono uno di fronte all’altro, e il Bodhsiattva istruisce il re sul Dharma prima di morire per le ferite riportate durante la sua drammatica impresa di salvataggio del branco. La storia racconta che il re onorò poi la Grande Scimmia con una cerimonia funebre regale.
Un’altra versione a Sanchi
Un’altra rappresentazione del Mahakapi Jataka appare sulla porta occidentale del Grande Stupa (Stupa 1) di Sanchi, sempre nel Madhya Pradesh. La prima scena, raffigurata in basso, mostra l’arrivo del re di Benares a cavallo, accompagnato dalla sua guardia. Il re è raffigurato con un parasole (chatra), a indicare il suo status regale. Un elemento curioso è la presenza di un gruppo di musicisti nel seguito del re, forse a sottolineare lo status elevato del sovrano, che viaggia con un seguito di assistenti e un accompagnamento musicale. Alla destra del re è raffigurato un arciere nell’atto di mirare al Bodhisattva (la Grande Scimmia).
Come a Bharhut, anche nel rilievo di Sanchi il Bodhisattva è raffigurato mentre fa da ponte per permettere alle scimmie di fuggire e raggiungere il resto del branco nella foresta. Sulla riva sinistra del fiume (che in questo rilievo è caratterizzato dall’abbondanza di pesci e dal motivo ripetuto delle onde), due uomini, presumibilmente su ordine del re, tendono un lenzuolo per parare la caduta della Grande Scimmia. Negli episodi rappresentati nel pannello di Sanchi manca del tutto l’indicazione di un ordine temporale o di causa-effetto. Come ha osservato lo storico dell’arte Vidya Dehejia, la complessità di questa rappresentazione è tale che per “leggere” con precisione il pannello deve esaminarlo con attenzione anche chi conosce bene la storia. Sembra infatti che l’opera sia stata realizzata presupponendo che l’osservatore abbia una certa familiarità con il Jataka.
Storie come Chaddanta, Vishvantara, Vidhurapandita, Ruru, Mahajanaka e Hamsa Jataka , molto popolari nelle comunità buddhiste, illustrano altre azioni virtuose e altri sacrifici del Bodhisattva. Rappresentazioni del Jataka si trovano anche in Asia centrale, Afghanistan, Cina, Giappone e Sri Lanka, e costituiscono un segno inconfondibile nell’arte e nella letteratura buddhista al di là del subcontinente indiano, parte integrante della tradizione.




