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Ecologia

Il manifesto ecofemminista «Fare pace con la Terra»

«Chi semina grano semina giustizia»

Zarathustra

 

Il movimento Diverse Women for Diversity è nato venticinque anni fa con una dichiarazione di allarme:

«Noi donne, in tutta la nostra vitale e magnifica diversità, abbiamo assistito al dilagare della violenza contro lo spirito, la mente e il corpo umano e all’invasione continua e all’assalto della Terra e di tutta la varietà delle sue specie. E siamo infuriate.

Chiediamo ai governi, alle organizzazioni internazionali, alle aziende transnazionali e ai singoli individui che condividono la nostra rabbia, di affrontare la crisi causata dall’introduzione di monoculture e dalla riduzione, dalla chiusura e dall’estinzione della diversità biologica e culturale.

Chiediamo con fermezza che chi è chiamato ad affrontare la crisi ascolti e segua le indicazioni delle donne, dei popoli indigeni, dei contadini e di tutti coloro che hanno sollevato queste preoccupazioni in ambito locale. Chiediamo di dare ascolto a chi ha già dimostrato la sua saggezza, la sua gestione, la sua conoscenza e il suo impegno nel preservare la diversità che oggi celebriamo».

 

Dichiarazione costituente di Diverse Women for Diversity

Noi, Diverse Women for Diversity, diverse per cultura, razza, religione e condizioni socio-economiche, abbiamo un obiettivo comune: la diversità biologica e culturale come fondamento della vita sulla Terra. Sosteniamo l’autosufficienza, l’autonomia e la solidarietà, a livello locale e globale.

Noi, Donne Diverse di tutte le estrazioni sociali, stiamo creando una nuova solidarietà, testimoniando che le nostre culture convivono da tempo in pace su questa Terra. Al Vertice Mondiale sull’Alimentazione del 1996 abbiamo dichiarato che bisognava mantenere la sovranità alimentare nelle mani delle donne di fronte all’agrobusiness industriale che stava provocando malattie, fame e distruzione ecologica. Il movimento Diverse Women For Diversity, presente in tutto il mondo, ha continuato a incontrarsi e a condividere la convinzione che le differenze, i contesti di provenienza, la varietà delle nostre voci e le modalità con cui esprimiamo la nostra cura siano la chiave per resistere all’imposizione dell’uniformità industriale. È la nostra diversità culturale che ci guiderà verso il futuro.

Nel marzo del 2023 ci siamo riunite alla Navdanya Biodiversity Conservation Farm di Dehradun, in India, per un festival internazionale dedicato alla celebrazione del nostro irripetibile e prezioso patrimonio di vita, cultura, cibo e conoscenza, per condividere le nostre lotte, le nostre vittorie e le nostre azioni in difesa della Terra, della biodiversità e del cibo. Hanno partecipato più di 150 donne, provenienti da oltre 20 paesi, da 21 stati dell’India, dall’America Latina, dal Nord America, dall’Europa, dal Giappone, dall’Africa e dall’Australia, e da molti altri paesi. Insieme eravamo contadine, panettiere, poetesse, archiviste, leader indigene, viaggiatrici, pescatrici, archeologhe, economiste del dono, genetiste, accademiche, medici, madri e altro ancora. Avevamo vent’anni e avevamo ottant’anni. Abbiamo celebrato la nostra Sacra Madre Terra piantando un Giardino della speranza con semi provenienti da tutto il mondo, cucinando e condividendo il nostro Pane della Libertà. Abbiamo condiviso semi, preghiere, musica e danza. È stata una celebrazione della Natura, delle sacre leggi dell’Ecologia e della rigenerazione della Famiglia della Terra attraverso la creatività e il potere delle donne. La nostra celebrazione è diventata anche lo spazio per riflettere sullo stato attuale del nostro mondo e per riflettere sulle risposte che possiamo dare al concatenarsi delle crisi in cui versa la Madre Terra.

In un mondo sempre più controllato dal capitalismo di sorveglianza e dalla finanziarizzazione di tutte le forme di vita, rifiutiamo e denunciamo ogni falsa soluzione. Ci opponiamo a tutti i tentativi delle multinazionali e dei loro alleati di rielaborare e ingegnerizzare le basi genetiche della vita per il profitto aziendale. Respingiamo le colture e gli animali geneticamente modificati, compresi gli alimenti modificati geneticamente, o i falsi alimenti, che comportano una maggiore monopolizzazione da parte delle multinazionali e un’ulteriore distruzione della biodiversità. Chiediamo che non ci siano più contaminazioni, inquinamento, distorsioni e colonizzazioni del nostro cibo. Basta con lo sfruttamento delle risorse, la distruzione ecologica e il furto delle nostre conoscenze indigene.

Chiediamo invece a gran voce la transizione verso sistemi ecologici locali e ricchi di biodiversità che operino in armonia con la natura, al fine di guarire noi stessi attraverso la guarigione della Terra. Siamo tutte e tutti connessi attraverso la biodiversità, dai microrganismi del suolo, alle piante, agli animali, al nostro cibo e al nostro microbioma. Abbiamo bisogno di diversità nei sistemi alimentari, di diversità nelle sementi, di diversità nel cibo e nelle economie. Siamo tutte e tutti costituiti da queste reti viventi di diversità che ci rendono interconnessi. Come la biodiversità della vita ci unisce tutte e tutti, così siamo connessi anche grazie alla nostra diversità culturale, linguistica e alle nostre lotte. La diversità è il filo che ci unisce tutte e tutti.

Oggi le donne sono tornate ad essere all’avanguardia nella difesa della biodiversità, della libertà dei semi e della sovranità alimentare. Le donne attiviste, scienziate e studiose sono in prima linea nella definizione di nuovi paradigmi scientifici ed economici per rivendicare la sovranità dei semi e la sicurezza alimentare in tutto il mondo. Come custodi di semi e produttrici di cibo, come madri e consumatrici, siamo impegnate a rinnovare un sistema alimentare più in linea con i processi ecologici di rinnovamento della terra, con la legislazione dei diritti umani e della giustizia sociale e con i mezzi attraverso i quali i nostri corpi si mantengono sani e in salute.

L’80% della biodiversità superstite del mondo si trova nelle terre indigene. È ora di iniziare ad ascoltare le donne, le popolazioni indigene e i piccoli agricoltori che proteggono le loro piante, i loro semi e collaborano con Madre Natura per vivere in armonia con la Terra. Il nostro cibo è la nostra vita e continueremo a difenderlo. Siamo a favore della promozione, della protezione e della pratica della diversità: biologica, culturale, economica, politica e di conoscenza. Continueremo a condividere e riaffermare i beni comuni, le conoscenze del vivere, la vera scienza della vita, il tutto radicato nell’epistemologia ecofemminista e indigena.

Come l’arcolaio del Mahatma Gandhi, il Charkha, è diventato un simbolo di libertà, il Seme è diventato il nostro Charkha per l’emancipazione di tutte le forme di vita dalle imprese transnazionali e dai governi sotto il loro controllo in quest’epoca di ricolonizzazione. Il Seme è complessità auto-organizzata in rinnovamento permanente, rigenerazione e interconnessione. Chiediamo la celebrazione del Seme, simbolo della vita e delle potenzialità future. Riconosciamo che la rivitalizzazione e la conservazione della biodiversità sono possibili solo grazie alla diversità delle donne, alla loro cultura, alle loro esigenze e alla loro creatività. Siamo per la libertà del seme, la libertà delle persone, la libertà della Terra e la libertà di ogni specie vivente. La conservazione della diversità è l’impegno a far fiorire le alternative nella società e nella natura, nei sistemi economici e nei sistemi di conoscenza.

Il futuro del cibo e della vita sulla Terra, nonché la soluzione al collasso ecologico, non si possono trovare nella logica e nelle mani degli stessi responsabili della sua origine. Le soluzioni sono in mano alle donne, agli agricoltori agroecologici, ai movimenti sociali e alle reti che resistono allo scempio della natura e della società.

Per saperne di più su DWD

Estratto dal Manifesto Ecofemminista «Fare Pace con la Terra» (in italiano)

Ecologia

Le lampadine di Claudio Morici

Gli incendi di Maicol&Mirco

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