Un estratto de Il cuore dell’insegnamento del Buddha di Thich Nhat Hanh, uno dei libri Ubiliber al Salone del Libro di Torino 2025.
Quando abbiamo mal di denti, sappiamo che non avere mal di denti ci renderebbe felici. Poi, però, quando non abbiamo più mal di denti non diamo più nessun valore al nostro «non mal di denti». Praticare la consapevolezza ci aiuta a imparare ad apprezzare il benessere che già proviamo. La consapevolezza ci aiuta a fare tesoro della nostra felicità e a farla durare più a lungo. Io chiedo sempre agli psicoterapeuti: «Perché con i vostri pazienti parlate solo della sofferenza? Perché non li aiutate a entrare in contatto con i semi di felicità che hanno già dentro di sé?». Gli psicoterapeuti devono aiutare i loro pazienti a essere in contatto con la terza nobile verità, la cessazione della sofferenza. Li incoraggio a praticare la meditazione camminata e la meditazione del tè con i loro pazienti, per innaffiare i semi della gioia che hanno già in loro.
Per favore, chiediti: «Che cosa alimenta la gioia in me? Che cosa alimenta la gioia negli altri? Alimento a sufficienza la gioia in me stesso e negli altri?». Queste sono domande che riguardano la terza nobile verità. La cessazione della sofferenza – il benessere – è a tua disposizione se sai godere dei preziosi gioielli che già possiedi: hai occhi che vedono, polmoni in grado di respirare, gambe in grado di camminare, labbra in grado di sorridere. Quando soffri, osserva a fondo la tua situazione e trova le condizioni per essere felice che ci sono già, che hai già a disposizione.
All’inizio del primo stadio della terza nobile verità abbiamo già raggiunto un certo grado di felicità ma non ne siamo del tutto consapevoli; siamo liberi, ma non sappiamo di esserlo. Da giovani siamo forti e sani, ma non lo sappiamo apprezzare; anche se qualcuno prova a dircelo, non riusciamo a renderci conto di ciò che abbiamo. Solo quando facciamo fatica a camminare ci rendiamo conto che meraviglia fosse avere due
gambe sane. Il primo giro della terza nobile verità è il Riconoscimento che l’assenza di sofferenza è possibile, come lo è la presenza della pace. Se in questo momento non abbiamo dentro né pace né gioia, possiamo almeno ricordare stati di pace o di gioia che abbiamo provato in passato, o possiamo osservare la pace e la gioia degli altri. In questo modo ci rendiamo conto che il benessere è possibile. Il secondo giro è l’Incoraggiamento: ci incoraggiamo a trovare pace e gioia. Se vuoi fare giardinaggio ti devi chinare e maneggiare la terra: il giardinaggio è una pratica, non un’idea. Per praticare le Quattro nobili verità devi entrare di persona in contatto profondo con le cose che ti danno pace e gioia. Facendolo, ti rendi conto che camminare sulla terra è un miracolo, che lavare i piatti è un miracolo, che praticare con una comunità di amici è un miracolo.
Il miracolo più grande è essere vivi. Possiamo mettere fine alla sofferenza se solo ci rendiamo conto che non vale la pena di patirla! Quante persone si uccidono per rabbia o per disperazione? In quel momento non vedono l’immensa felicità di cui potrebbero disporre. La consapevolezza mette fine a una prospettiva così limitata; il Buddha ha affrontato la propria sofferenza a viso aperto e ha scoperto il sentiero della liberazione. Non sfuggire le cose spiacevoli per dedicarti solo a quelle piacevoli. Metti le mani nella terra: fai fronte alle difficoltà e coltiva una felicità nuova. Un allievo mi ha detto: «Quando vado a una festa, vedo gente che sembra godersela un mondo, ma se guardo oltre la superficie vedo tanta ansia e tanto dolore». All’inizio la tua gioia è limitata, specie quel genere di gioia che nasconde la sofferenza. Abbraccia la sofferenza che hai dentro, sorridile e scopri la fonte di felicità che vi è insita. Anche i Buddha e i bodhisattva soffrono; la differenza tra noi e loro è che loro sanno trasformare la loro sofferenza in gioia e compassione. Come tutti i buoni giardinieri, non fanno discriminazioni, non preferiscono i fiori ai rifiuti organici che formano il compost: sanno trasformare i rifiuti in fiori. Non buttare via la tua sofferenza: mettiti in contatto con lei, affrontala direttamente, e la tua gioia si farà più profonda. Sai bene che sia la gioia sia il dolore sono impermanenti: impara l’arte di coltivare la gioia.

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