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Il castagno tricentenario di Pegliano

 

 

Alla fine del deserto,
alla fine della notte,
c’è un’allodola che canta.

 

Così scriveva diverse stagioni fa Jacques Brosse (1922-2008), studioso appassionato di alberi e noto divulgatore, autore di svariati saggi tra i quali il più ristampato è Mitologia degli alberi (edito in Italia da Rizzoli), ma nella parte terminale della propria vita anche praticante buddista sotto la guida di Taisen Deshimaru, esperienza di cui ci restano un diario-documentale dei ritiri spirituali e delle meditazioni sbocciate in seno a questa sua nuova identità nell’arco di dieci anni, Satori (tradotto in Italia per i tipi di Edizioni Studio Tesi), ed il più discorsivo Zen e Occidente (pubblicato da Pisani e da Lindau). Quei tre versi stanno a suggerire che nonostante il deserto che possiamo attraversare, nonostante la notte dentro la quale ci sentiamo incastrati o sprofondati, alla fine, dopo tutto, e comunque, non c’è l’abbandono totale, la sconfitta, ma un uccello che canta, un raggio di sole che spunta, una nuova vita che ci attende.

 

Orbene, chissà quanti alberi radicano alla cosiddetta fine del mondo, alla fine del deserto e alla fine della notte, come vergava Brosse, nelle terre remote dove per arrivare bisogna dimenticare un po’ se stessi, e scarpinare, e salire, e riempiersi gli occhi di cielo, e far passare qualche sbuffo di nuvola dentro i nostri polmoni così abituati al respiro corto della pesante aria satura di metalli della città. Talvolta ci attendono ore di cammino verso le cime imbiancate delle alpi, talora invece perlustrazioni zigzaganti in automobile per raggiungere fronti del bosco nei quali immergerci, in Appennino; o ancora, oltremare, alla scoperta di alberi isolani. Ogni volta affrontiamo una partenza dalle nostre ordinarie quotidianità che sospendiamo in attesa d’incontrare alberi ultra o plurisecolari, radicanti ove i nostri occhi possano rinascere soltanto di tanto in tanto.

 

Continuiamo questo nostro viaggio tra gli alberi vetusti del Belpaese con un albero non così remoto, sebbene raggiungerlo richieda tempo, pazienza e dedizione. Esiste un castagno nelle valli boscose che segnano il confine tra Friuli e Slovenia, note come le valli del Natisone, configurazione fisica della dorsale meridionale delle Prealpi Giulie. In una di queste vallate c’è il comune di Pulfero, poche anime più di mille abitanti, all’interno del quale cercheremo la frazione di Pegliano. Per chi giunge da fuori regione si segue l’autostrada fino ad Udine, quindi si prosegue sulla statale 54 per Cividale e San Pietro al Natisone, si sfiorano la frazione Ponteacco, si supera il ponte sul Natisone e si risale per Antro fino a Coceanzi dove troverete le prime indicazioni riguardanti il castagno secolare di Pegliano. Si parcheggia alle ultime case del borgo e ci si immerge lungo una stradina che sfila nel bosco per un km e mezzo, una passeggiata certamente comoda di circa mezz’ora, adatta ai singoli poltronisti ma anche alle nutrite famiglie con bambini; faggi, noccioli, tigli, frutteti e castagni. Una deviazione segnalata accompagna all’albero che inizierete ad intravedere da lontano.

 

 

Una volta arrivati al suo cospetto, noterete un mucchio di pietre bianche raccolte contro il suo piede, un tempo occorrevano ai portatori di fieno quale stazione di defaticamento, venivano chiamate Počivalo che significa riposare. Il tronco del castagno si divide a tre metri di altezza in due colonne tortili, le striature verticali della corteccia sono profonde, saettano in alto fino ai venticinque metri. Un cartello segnala l’età stimata in oltre trecento anni. Circonferenza del tronco a petto d’uomo: 714 cm; nove metri il perimetro alla base. Una delle due colonne è decisamente più alta, l’altra pare ridotta da un colpo di fulmine. Quando ci sono stato, intorno, vidi sterrati due altri castagni secolari, non so se nel frattempo qualcuno li ha rimossi. Viene istintivo girarci intorno, si potrebbe quasi dire che ad ogni angolazione l’albero cambia, come se l’insieme del castagno monumentale che vi trovate di fronte sia l’insieme delle diverse visioni, dei diversi alberi che lo sguardo ci consegna.

 

Nonostante non sia uno dei maggiori castagni del nord Italia per dimensioni, la sua è una struttura ancora in salute, non è ancora uno di quei castagni superstiti, svuotato magari, e con pochi succhioni che decorano un tronco rugoso di piche decine di foglie dentellate; il castagno di Pegliano appare ancora vigoroso. Discendendo in una frazione troverete l’effigie del castagno dipinta sulla parete di un’abitazione, segno della sua accoglienza nel consorzio umano.

 

Molti boschi alpini e prealpini sono castagneti, ed è tutto quel che ci rimane di un’epoca passata, quando la fatica conduceva famiglie numerose in questi luoghi sperduti, in queste campagne oblique e verticali, per estrarre la pietra dalle profondità, abbattere boschi o cacciare, i lavori che qui hanno alimentato generazioni di nostri avi. Ogni tanto ci penso a quell’uomo che sono stato, cento o settanta o trecento anni fa, su queste montagne, quando avevo i baffoni a manubrio, folti, una bamba possente, e mi alzavo prima del sole per andare a battere il fiato dentro i legni dei castagni o dei faggi da abbattere, settimane intere di sfinimento, prima di urlare nel bosco e sentire quel crepitio infernale che precede il piombo di un tronco che esplode sulla terra, finalmente sei caduto, finalmente ti ho vinto. Ma era solo per poche ore, ed chissà quante volte la sua anima sarebbe poi tornata nei miei sogni a lasciare qualche radice di pentimento.

 

 

Idee

  • Scrittore, saggista, poeta, fotografo, Tiziano Fratus ha pubblicato tra gli altri «Giona delle sequoie» (Bompiani), «L’Italia è un bosco» (Laterza), «Alberi millenari d’Italia» (Gribaudo), «Ogni albero è un poeta» (Mondadori), «Manuale del perfetto cercatore di alberi» (Feltrinelli), «Il bosco è un mondo» (Einaudi), «Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio» (Aboca), «I giganti silenziosi» (Bompiani), «Sutra degli alberi» (Piano B), «Il libro delle foreste scolpite» (Laterza), «Poesie creaturali» (LDN), «Il sussurro degli alberi» (Ediciclo), «L’Italia è un giardino» (Laterza), «Waldo Basilius» (Pelledoca) e «Agreste» (Piano B) e varie raccolte di poesie, tra cui «Un quaderno di radici» (Feltrinelli) e «Vergine dei nidi» (Feltrinelli). Ha collaborato e collabora con Rai 3, «La Stampa», «La Repubblica», «Il manifesto» e «La Verità».

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