Idee

I monasteri buddhisti

Tempo di lettura: 6 minuti

Cos’è esattamente un monastero? È una comunità di uomini o donne (monaci o monache) che hanno scelto di ritirarsi dalla società, formando una nuova comunità dedicata alla pratica religiosa. La parola monaco deriva dal termine greco monos, che significa solo.

Quando si è costretti a occuparsi di attività quotidiane che assicurino la propria sopravvivenza, non è affatto semplice concentrarsi sulla preghiera e sui rituali religiosi. Si pensi, per esempio, alle antiche statue votive sumere di Tell Asmar, collocate in un tempio in alto sopra il villaggio. Ogni statua rappresentava un individuo intento a pregare, con le mani giunte e gli occhi ben aperti, in sostituzione delle persone reali, impegnate a vivere, a prendersi cura dei raccolti, a cucinare e a crescere i figli.

Il lavoro del monastero

Nel buddhismo e nel cristianesimo, al posto delle statue ci sono i monaci o le monache a pregare per conto della gente. Il monastero diventa quindi il centro spirituale della città o del villaggio più vicino. Nel cristianesimo, i monaci pregano per la salvezza delle anime dei vivi, ma nel buddhismo non esiste il concetto di anima. L’obiettivo non è il paradiso, ma piuttosto la cessazione del ciclo infinito di rinascite (samsara), per ottenere il moksha, che è libertà o distacco dall’ego o dal mondo materiale, e la realizzazione del nirvana (o liberazione), per essere consegnati nello stato infinito di unità con il tutto.

Le Quattro Nobili Verità o Dharma

È difficile raggiungere il moksha, ed è per questo che l’insegnamento del Buddha si concentra sul raggiungimento dell’illuminazione o della conoscenza per aiutare il praticante. Nelle sue Quattro Nobili Verità, definite anche dharma (la legge), viene spiegato:

La vita è sofferenza (sofferenza = rinascita)
La causa della sofferenza è il desiderio
La causa del desiderio deve essere superata
Quando il desiderio è superato, non c’è più sofferenza (sofferenza = rinascita)

I primi adepti compresero che non tutti erano pronti a eseguire i riti necessari per raggiungere l’obiettivo finale, ovvero porre fine al samsara (rinascita). Le persone comuni potevano però migliorare il proprio karma (un’azione o gesto che attua un ciclo di causa ed effetto) attraverso atti di carità quotidiani principalmente indirizzati alla comunità monastica.

I monaci e le monache buddhisti meditavano e pregavano per conto della comunità laicale (o laici – fondamentalmente tutti coloro che non sono sacerdoti o monaci), ovvero per chi  era privo di conoscenze specialistiche sulla fede, assistendoli nella comprensione delle Quattro Nobili Verità. I monaci e le monache istruivano anche i praticanti laici su come condurre i rituali e come meditare, orientandoli sulla divinità buddhista più adatta in base all’ostacolo o alla difficoltà incontrata nel loro percorso verso l’illuminazione. I laici, a loro volta, sostenevano i monaci con donazioni di cibo e altri beni di prima necessità, creando di fatto una relazione reciprocamente vantaggiosa.

I primi monasteri

All’inizio, seguendo le pratiche di altre religioni come l’induismo e il jainismo (e altre fedi che non esistono più), i monaci si dedicavano a una vita ascetica (una pratica di autodisciplina particolare volta al raggiungimento di obiettivi religiosi o spirituali) vagando per il paese senza fissa dimora. Erano nutriti, vestiti e, in caso di condizioni meteo avverse, ospitati da persone desiderose di ottenere meriti spirituali attraverso atti virtuosi. Solo in seguito vennero costruiti dei monasteri accanto ai villaggi, in modo che fosse più semplice per gli abitanti portare le elemosine ai monaci, senza però che fossero disturbati durante la meditazione.

Tre  diverse strutture: stupa, vihara e chaitya

Il buddhismo, la prima religione indiana a richiedere grandi spazi comunitari e monastici, ispirò tre tipi di strutture architettoniche.

La prima è lo stupa, elemento fondamentale  nell’arte e nell’architettura buddhista. In parole molto semplici, si tratta di un tumulo funerario per il Buddha, e in effetti i primi stupa dovevano contenere le sue ceneri. D’altra parte, la venerazione, o rispetto, per le reliquie è tipica di molte correnti religiose, soprattutto all’interno del cristianesimo. Quando i monasteri buddhisti divennero più importanti, gli stupa erano ormai privi di queste reliquie e divennero semplicemente simboli del Buddha e dell’ideologia buddhista.

La seconda è il vihara, un monastero usato come abitazione dai monaci.

La terza è il chaitya, una sala di assemblea al cui interno si trova uno stupa (privo di reliquie), struttura tipica dei monasteri scavati nelle pareti rocciose dell’India centrale.

Lo stupa si trova alla fine della navata centrale. Ai lati delle colonne, le navate laterali aiutano i fedeli a muoversi nello spazio intorno allo stupa per poi uscire fuori. Il chaitya ricorda l’architettura delle prime chiese cristiane, per esempio Santa Sabina, a Roma, con le sue navate laterali per aiutare a dirigere il flusso di persone verso l’altare.

Monasteri buddhisti in India

In India, intorno al I secolo, in luoghi significativi legati al Buddha e al buddhismo furono fondati monasteri che divennero centri di apprendimento. Tra questi ricordiamo Lumbini, luogo di nascita del Buddha, Bodh Gaya, dove il Buddha raggiunse l’illuminazione e la conoscenza del dharma (le Quattro Nobili Verità), Sarnath (Deer Park) dove predicò il suo primo sermone condividendo il dharma, e Kushingara dove morì.

Durante il regno di Ashoka (304–232 a.C.), il primo re dell’India settentrionale ad abbracciare il buddhismo, fiorirono monasteri fondamentali nella storia del buddhismo. A Sanchi, per esempio, venne edificato il Grande Stupa originario (Mahastupa) come reliquiario per le ceneri del Buddha, famoso anche per le colonne erette in  segno di accettazione del buddhismo da parte di Ashoka.

Tra il 120 a.C. e il 200 d.C. furono costruiti oltre 1000 vihara (monasteri con celle per i monaci) e chaitya (sale monumentali con stupa) lungo antiche rotte commerciali. I monasteri richiedevano grandi spazi. Il vihara poteva avere uno o due piani e un’ampia entrata colonnata. Le spoglie celle dei monaci o delle monache, con un letto di pietra, un cuscino e una nicchia per la torcia, erano disposte attorno a una grande sala centrale, come nel caso del vihara di Ajanta.

I monasteri acquisirono sempre maggiore importanza e assunsero la triplice funzione di residenza per i monaci, centro di preghiera (per conto dei laici) e centro di apprendimento buddhista. Durante il regno di Ashoka, nel III secolo a.C., fu costruito il Tempio di Mahabodhi (il Grande Tempio dell’Illuminazione dove il Buddha raggiunse la sua conoscenza del dharma, le Quattro Nobili Verità) a Bodh Gaya, che oggi si trova nello Stato indiano settentrionale del Bihar. Comprendeva un monastero e un santuario. Per permettere di riconoscere il luogo esatto in cui il Buddha aveva raggiunto l’Illuminazione, Ashoka fece costruire un trono di diamante (vajrasana significa seduta di diamante) evidenziando il cammino indistruttibile del dharma.

I monasteri scavati nella roccia

Nel III secolo a.C., nell’altopiano occidentale del Deccan, che occupa gran parte della porzione meridionale dell’India, vennero scavate i primi santuari nella roccia, che includono le grotte di Bhaja, Karle e Ajanta.

Gli oggetti ritrovati nelle grotte suggeriscono l’esistenza di una relazione proficua tra i monaci e i ricchi mercanti provenienti dal Mar Arabico, di passaggio attraverso la rotta commerciale che collegava l’India del nord a quella del sud. Questi mercanti, dopo essersi arricchiti negli scambi con l’Impero Romano e il sud-est asiatico, finanziavano gli scavi di colonne, archi, rilievi e facciate. I monaci buddhisti accompagnavano spesso i commercianti attraverso l’India fino al Nepal e al Tibet in veste di missionari, diffondendo il dharma durante il loro cammino.

Bhaja

A Bhaja, uno dei monasteri più antichi, risalente al periodo del buddhismo Hinayana (veicolo minore) non sono presenti rappresentazioni del Buddha oltre allo stupa. La memoria del Buddha storico e dei suoi insegnamenti era viva e legata alla pratica quotidiana, per cui non era necessario fosse supportata da immagini. D’altra parte il Buddha stesso non incoraggiava il culto della sua figura attraverso rappresentazioni artistiche,  ma desiderava che il praticante si concentrasse sul dharma (la legge, le Quattro Nobili Verità).

All’interno della sala principale del chaitya sorge uno stupa commemorativo (privo di reliquie) di pietra, fiancheggiato da due navate. Si tratta del primo esempio di monastero scavato nella roccia e somiglia molto alle strutture in legno che l’avevano preceduta: anche in questo caso, pur non essendo necessario, le colonne si inclinano verso l’interno per sostenere la parte superiore della volta. In altre grotte simili, spesso le colonne si ergono da vasi di pietra, a imitazione dei vasi che dovevano proteggere le colonne di legno dalle termiti.

Ajanta

La fase più antica della costruzione del monastero di Ajanta risale al periodo Hinayana e in questo senso sono molto simili a quelle di Bhaja (nessuna rappresentazione artistica del Buddha). Durante la seconda fase di costruzione, nel periodo Mahayana (veicolo maggiore) in tutto il complesso furono aggiunte raffigurazioni pittoriche del Buddha tratte dalle storie jataka – le storie della vita del Buddha – per mantenere vivi i suoi insegnamenti anche a distanza di tempo dalla sua morte.

I dipinti di Ajanta, in cui il Buddha raggiunge l’illuminazione o condivide con i suoi seguaci le Quattro Nobili Verità, sono uno dei primi e migliori esempi di arte buddhista dell’epoca. Inoltre, le immagini documentano eventi e costumi sotto il regno di Gupta (320-550 d.C.).

Con il passare del tempo, i monasteri scavati nella roccia diventarono sempre più complessi, arrivando a comprendere più piani, cortili interni e terrazzamenti. Alcune facciate potevano essere scolpite con immagini in rilievo del Buddha e di altre divinità. Nella parte centrale veniva sempre collocato uno stupa, ma questa volta come raffigurazione del Buddha. All’interno delle strutture continuarono a fiorire dipinti e sculture ispirati alla vita del Buddha.

Idee

Le lampadine di Claudio Morici

Gli incendi di Maicol&Mirco

Dharma in azione

Casa editrice

Ultima
Uscita

Casa discografica​

La casa discografica dell'Unione Buddhista Italiana

Ultima
Uscita

Iscriviti alla newsletter di GATE

Resta aggiornato con tutte le ultime novità

In caso di consenso conferito spuntando le caselle sopra riportate, i suoi dati saranno trattati da Unione Buddhista Italiana - UBI, con sede in Circonvallazione Clodia 163/167– 00195 Roma, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali al fine di inviarle all’indirizzo e-mail da lei fornito la nostra newsletter e invitarla a partecipare a eventuali sondaggi. I dati che saranno trattati sono quelli da lei inseriti nel modulo sopra. Potrà in ogni momento revocare il consenso disiscrivendosi tramite il link riportato in calce alla newsletter. Maggiori informazioni in tema di finalità del trattamento, base giuridica, destinatari, termini di conservazione e diritti dell’interessato potranno essere consultati nell’informativa privacy (https://gategate.it/privacy/).

Casa editrice

Casa discografica