«Gli ascolti» di Ennio Speranza. Una produzione Gate – Il portale dell’Unione Buddhista Italiana.
Ventisettesimo ascolto: Cinder and Smoke di Iron & Wine
Iron & Wine è il nome d’arte del cantautore statunitense Samuel Beam, classe 1974, che, partito da registrazioni casalinghe in puro stile low-fi, ha costruito nel tempo un universo sonoro fatto di chitarre acustiche, immagini simboliche e atmosfere sospese diventando una delle voci più intime e poetiche dell’indie folk. Le sue canzoni parlano di memoria, famiglia, desiderio e trascendenza, con una delicatezza che scava in profondità.
Iron & Wine ha un talento unico nel rendere il quotidiano un paesaggio mistico, e in Cinder and Smoke questa capacità tocca, a mio parere, uno dei suoi vertici più evocativi. Così, ve ne vorrei parlare. La canzone si snoda su un liquido e sincopato arpeggio di chitarra che tocca appena tre accordi, sempre quelli – si minore, mi minore, fa diesis minore – ripetuti incessantemente e placidamente per oltre cinque minuti. Discretissime percussioni, qualche strumento aggiunto, un minimalismo di fondo appena increspato da un coro finale e timidi interventi del banjo. Su tutto svetta, ma sarebbe meglio dire galleggia la voce sussurrata e tenue di Iron & Wine che dipinge le visioni di quella che appare come una débâcle familiare intrecciata a una crisi personale.
Il tema dominante è quello dell’incendio. La casa che brucia è il centro dell’immaginario del brano: una farmhouse avvolta dalle fiamme mentre intorno tutto sembra precipitare. Il fuoco, nelle tradizioni spirituali e nel linguaggio mistico, è sempre ambivalente: distruzione e purificazione, morte e rivelazione, caos e rinnovamento, presenza — o assenza — del divino. In questo senso, la casa che crolla non rappresenta soltanto un luogo fisico: è un mondo interiore che si sgretola. Qui, gli umani si trovano davanti a un fuoco che consuma, che illumina la crisi, noncurante, come ogni elemento primario. Ed è proprio in questa mancanza, in questo vuoto, che la canzone cerca una forma di grazia. Nella tradizione buddhista, il fuoco è il simbolo del cambiamento continuo, della natura transitoria delle cose. Nulla è stabile, nulla è garantito. Tutto ciò che crediamo solido, presto o tardi, va in fumo. E ciò non deve spaventarci: è la natura della realtà.
- «O que será» di Buarque de Hollanda
- «Tu no» di Piero Ciampi
- «Te recuerdo Amanda» di Victor Jara
- «Greatness in a speck of dust» di Lou Rhodes
- «Un giorno nuovo» di Sick Tamburo
- «From the morning» di Nick Drake
- «Be here now» di George Harrison
- «From the morning» di Nick Drake
- «Now you know» di Anaïs Mitchell
- «Le Déserteur» di Boris Vian
- «Now What (are they doing to my little friends?)» di Anthony Phillips
- «Summertime in England» di Van Morrison
- «Oração» degli A banda mais bonita da cidade
- «When I’m gone» di Phil Ochs & Ani Difranco
- «Il sentimento delle cose» di Paolo Benvegnù
- «Visions» di José González
- Les marquises di Jacques Brel
- What is love for? di Justin Currie
- «Redemption song» di Bob Marley e the Wailers
- «Strawberry Fields Forever» e «Penny Lane» dei Beatles
- «Teardrop» dei Massive Attack
- Il regno animale di Andrea Laszlo De Simone
- Please fall in love with me di John Martyn
- «Gli ascolti» di Ennio Speranza – Ventitreesimo ascolto: God only knows dei Beach Boys
- By This River di Brian Eno
- «Gli ascolti» di Ennio Speranza: Travessia di Milton Nascimento
- «Gli ascolti» di Ennio Speranza: Cinder and Smoke di Iron & Wine




