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Pantera, Bestiario di Aberdeen (XII Sec.), folio 9 recto

Gli animali simbolici nel Medioevo

 

 

Il Medioevo, termine con cui definiamo un periodo storico di circa mille anni, dal V al XV secolo d.C., fu un’epoca di profonde trasformazioni culturali, sociali e religiose per l’Europa. Noto al grande pubblico per la nascita e la diffusione del feudalesimo, le crociate e il commercio su larga scala, questo millennio è stato anche teatro di un rapporto vivace e caleidoscopico tra uomini e animali e di nuove arti figurative in grado di esprimerlo.

 

Distintiva della cavalleria e della nobiltà medievale, l’araldica ebbe un ruolo di primo piano in questo. Emerse come un sistema per identificare individui e famiglie nel tumultuoso contesto delle guerre e dei tornei. Le sue origini possono essere ricondotte all’XI secolo, evolvendo da semplici segni su scudi e stendardi a un complesso linguaggio di simboli nel XII secolo. Ogni emblema, caratterizzato da colori e simboli non casuali, dotava lo stemma di significati specifici e informava sull’identità, la discendenza, i successi e i valori di colui che lo sfoggiava. Come si evince facilmente, gli animali hanno assunto immediatamente un ruolo di primo piano. Alla stregua delle epoche precedenti, non si trattava di semplici motivi decorativi ma di elementi dal ricco significato simbolico. Ogni animale rappresentava specifiche virtù o tratti caratteriali, sottolineando personalità e attitudini degli uomini ai quali si riferiva. Il leone, ad esempio, seppur lontano geograficamente dalle terre nelle quali l’araldica si diffuse, evocava coraggio, forza e nobiltà. La sua raffigurazione in posizione rampante, cioè in piedi sulle zampe posteriori, indicava la prontezza alla battaglia, riflettendo proprio l’attitudine alla guerra della nobiltà medievale. L’aquila, maestosa e in grado di volare ad altezze vertiginose, era simbolo di potere, capacità di visione e diritto divino esclusivo di chi regnava sovrano. Era collegata alle più alte aspirazioni di potere e conquista, all’autorità imperiale, nonché ai temi della connessione spirituale. Il grifone, creatura mitologica con il corpo di un leone e la testa e le ali di un’aquila, combinava così gli attributi di entrambi – vigilanza e forza. Non di rado lo si trovava a difesa di tesori e luoghi sacri, tanto che ancora oggi è possibile osservarne raffigurazioni nei siti di culto di tutta Europa. Non meno immaginario, ma dotato di un simbolismo potentissimo, era l’Unicorno. Cavallo bianco dall’inquietante corno sulla fronte, simboleggiava purezza, castità e il potere della vita e della creazione.

 

L’uso degli animali nell’araldica era dunque profondamente intrecciato con i valori e le credenze della società medievale. Cavalieri e nobili sceglievano animali che non solo rappresentavano le loro virtù personali ma che risuonavano anche con il mondo cavalleresco e cristiano dell’epoca. Gli animali araldici non erano simboli statici; si adattavano ai mutevoli paesaggi politici, riflettendo alleanze, matrimoni, conquiste e valori sociali in evoluzione. Inoltre, non erano confinati a scudi e stendardi, ma permeavano ogni aspetto dell’arte e della cultura medievali. Dalle elaborate sculture in pietra sulle cattedrali ai ricchi arazzi che adornavano le pareti dei castelli e delle ville nobiliari, questi simboli avevano una funzione educativa non meno importante, in un contesto sociale dominato dall’analfabetismo.  La ricorrenza degli animali come simboli era dunque trasversale, definendo non solo il campo di battaglia, ma influenzando anche l’arte, la letteratura e la coscienza collettiva del tempo. Nel corso del Medioevo, la pratica dell’araldica divenne più regolamentata e codificata. L’introduzione di autorità araldiche e lo sviluppo di regole attorno al design e all’uso degli stemmi assicurarono a lungo che l’arte del blasone conservasse prestigio e integrità. La complessità e la ricchezza dell’arte araldica raggiunsero il loro apice nel tardo periodo medievale, arrivando a rappresentare un sofisticato linguaggio in grado di esprimere identità e status sociale.

 

Ricci che raccolgono frutti con le spine. Bestiario di Rochester, BL Royal 12 F xiii, f. 45r. British Library.

 

Tuttavia, la carica simbolica raggiunta dagli animali selvatici e domestici durante il Medioevo non poteva esaurirsi nell’utilizzo in stemmi e stendardi. Nacquero proprio in questa epoca i bestiari, un genere di letteratura che fiorì particolarmente nel XII e XIII secolo, e che ancora oggi suscita grande curiosità e interesse da parte degli editori. Non si trattava di semplici cataloghi di animali ma di depositi di conoscenza, dove creature sospese tra il reale e il mitologico erano illustrate e descritte con dovizia di dettagli, e spesso accompagnate da allegorie morali e religiose. Questi testi servivano come veicoli per trasmettere lezioni morali e insegnamenti teologici, riflettendo il profondo intreccio del Cristianesimo con ogni aspetto della vita quotidiana. Ogni animale, dall’esotico leone all’immaginaria fenice, veniva descritto non solo sotto il profilo morfologico, ma anche per ciò che rappresentava spiritualmente. Per esempio, il leone, con la sua presunta capacità di dormire con gli occhi aperti, simboleggiava la resurrezione di Cristo, mentre il pellicano, che si riteneva in grado di nutrire i piccoli con il proprio sangue, era simbolo del sacrificio.

 

Lo scopo primario dei bestiari era impartire lezioni morali, integrando testi biblici e dottrina religiosa con allegorie animali. Questa fusione tra storia naturale e lezioni spirituali e morali rifletteva la visione del mondo medievale in cui la religione permeava ogni aspetto della vita. I bestiari e le interpretazioni allegoriche degli animali servivano così come strumento d’eccellenza per comprendere il mondo naturale e il comportamento umano attraverso la lente della moralità cristiana. Interessante osservare come l’espressione artistica nei bestiari fosse tanto importante quanto il testo. I manoscritti riccamente miniati presentavano vivide e ovviamente fantastiche riproduzioni degli animali. Nemmeno le illustrazioni di quelli esistenti erano strettamente fedeli al soggetto. Le troviamo spesso imbevute di simbolismo e licenza artistica. Lo stile di queste illustrazioni rifletteva inoltre la regione e il periodo di creazione del manoscritto, offrendo uno spaccato sulle tendenze artistiche e le tecniche del tempo. I bestiari ebbero dunque un impatto trasversale sulla cultura e la società medievali. Influenzarono la letteratura e l’arte, ma anche la visione e l’interpretazione della natura e il posto dell’uomo in essa.

 

Uno degli aspetti forse più insoliti e intriganti del rapporto tra uomo e animali nel Medioevo è la pratica dei processi in tribunale. Questo fenomeno, che raggiunse il suo apice nei secoli XV e XVI, coinvolgeva l’incriminazione formale di animali per vari crimini, incluso l’omicidio e il furto. Non si trattava di semplici farse o folklore: i processi erano condotti con la stessa serietà di quelli umani, in veri tribunali presso i quali l’imputato di natura animale era intimato a comparire, spesso coinvolgendo avvocati a pieno titolo. Tali pratiche legali erano profondamente radicate nella cultura e nella società dell’epoca, per quanto oggi possano apparirci a dir poco assurde, al limite del tragicomico. Rappresentavano in realtà un tentativo estremo di comprendere e trovare un senso alle leggi della natura, integrandole nel sistema giuridico e dunque legislativo. Costituivano, senza ombra di dubbio alcuno, l’unica strada allora percorribile per ristabilire un ordine morale universalmente valido ed esercitare un controllo sulle forze imprevedibili e mutevoli della natura.

 

Ci sono diversi casi ben documentati di processi agli animali, che evidenziano la serietà con cui venivano intrapresi questi procedimenti. Per esempio, nel 1457, un maiale fu giustiziato in Francia per l’omicidio di un bambino. In un altro caso, un gruppo di ratti fu convocato in tribunale ad Autun, Francia, per aver danneggiato le coltivazioni locali di orzo. L’avvocato difensore sostenne che i ratti non avevano ricevuto un avviso adeguato a comparire in tribunale e che le strade erano insicure a causa della minaccia dei gatti, portando a un rinvio del caso.

 

Gli animali, a causa del forte simbolismo a cui erano associati, erano visti come agenti morali in grado di esercitare libero arbitrio, di commettere crimini e, quindi, essere assoggettati alla legge. Questa prospettiva legale era influenzata dalle credenze religiose e filosofiche del tempo, secondo le quali tutte le creature erano figlie di Dio, una sua creazione appunto, e dunque a loro come agli uomini potevano essere attribuite le stesse volontà e gli stessi peccati, nonché inferte le stesse punizioni. La Chiesa di fatto giocava un ruolo significativo in questi processi. Il clero spesso presiedeva i procedimenti, e i processi riflettevano la più ampia fiducia della società riposta nella giustizia divina e nell’ordine. L’obiettivo non era semplicemente punire gli animali ma usare gli animali come mezzo per rafforzare le norme sociali e l’ordine morale dell’Universo agli occhi della comunità. Entro la fine del XVIII secolo, la pratica dei processi agli animali si era in gran parte estinta. Un cambiamento che rifletteva un mutamento nel rapporto con gli animali.

 

L’Illuminismo e l’ascesa dell’Umanesimo contribuirono a una nuova comprensione del regno animale, sempre più assimilabile a un sistema di meccanismi complessi e relazioni causa – effetto più che al variopinto riflesso di un sistema morale. Del resto, gli animali del Medioevo avevano indiscutibilmente anche un ruolo pratico, evidenziabile in vari aspetti della vita quotidiana. Non erano solo compagni di lavoro e fonti di intrattenimento, come cani e rapaci, ma contribuivano in modo essenziale all’economia su scala locale e globale. Basti pensare alla diffusione di diverse tipologie di cavalli da soma e da sella e all’importanza di bovini, maiali e ovini da un punto di vista alimentare. La loro abbondanza era in grado di influenzare lo status sociale di una famiglia, a sua volta narrato da animali simbolici e mutevoli, a rappresentare disfatte e successi nelle attività commerciali.

 

Diventa così evidente che gli animali non erano semplicemente elementi passivi del mondo medievale, ma ne erano parte integrante. I loro ruoli si estendevano ben oltre l’utilità pratica, influenzando profondamente i paesaggi culturali, sociali, religiosi e simbolici del tempo, a testimonianza di un’epoca storica quanto mai vivace e creativa, ben lontana da quella definizione di «secoli bui» voluta dal Petrarca.

 

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