Idee

Fagus sylvatica: il re dei boschi

Tempo di lettura: 3 minuti

Un grande enorme faggio: esiste albero nei nostri boschi forse più misterioso e dominante? È stato calcolato che in Italia radichi qualcosa come un miliardo di faggi, è la specie arborea più diffusa in Italia, sebbene non la famiglia, quel primato appartiene ai Quercus – farnie, roverelle, roveri, sughere, lecci. Se consideriamo le aree collinari e montane italiane, aree silvane anzitutto, il bosco che abbiamo più facilità d’incontrare, quantomeno dalle regioni ai piedi delle alpi fino alla Calabria e alla Puglia settentrionale, è la faggeta. Ma esistono e in parte ne abbiamo già incontrati, pinete, abetine o abetaie, querceti, lecceti, lariceti, e in talune situazioni pioppeti, ontaneti e tassaie o boschi di tassi, più rari.

E dire che il faggio è approdato sulle nostre sponde non così anticamente, se per antichità intendiamo le diverse fasi geologiche del pianeta, ma nei millenni che ci separano dall’ultima vasta glaciazione, la Würm, che è cessata circa undicimila anni orsono. Da piccole oasi dove il ghiaccio non era arrivato, sono ripartite le piante risparmiate che in diversi millenni hanno riconquistato il paesaggio disgelato. Dalla Germania e dal centro Europa, il faggio si è diffuso a macchia d’olio fino a superare i rilievi che naturalmente distinguono la nostra penisola, dilagando. Sono andate così a costituirsi selve dense e romantiche, uggiose, alcune delle quali sono arrivate a noi, seppure erose, condizionate, antropizzate, e non è un caso che a partire dal 2012 diverse faggete siano state riconosciute quale patrimonio dell’Unesco.

Nel nostro paese si contano centinaia di faggi considerati monumentali. In talune riserve se ne possono incontrare a decine, con esemplari che superano i 5, i 6 o addirittura gli 8 metri di circonferenza del tronco, spesso fusione di diversi esemplari concresciuti insieme. Alcuni di questi alberodonti dalle forme maestose e pietrose sono veri e propri simboli, molto amati, fotografatissimi, popolari su social e in internet. É il caso del Faggio del Pontone, il simbolo vegetale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un 8 metri e mezzo che oramai si sta smontando, branco dopo branca, a causa dell’avanzato stato di depauperimento dei legni. Ogni volta che ci torno trovo qualche nuovo danno che lo rende forse ancora più fascinoso, ma di certo lo avvicina al giorno in cui cederà di schianto una volta per tutte.

In Piemonte era molto celebre un grande faggio con due grosse branche primarie lungo la strada che conduce all’Alpe Devero, nel comune di Baceno Gioglio, in Ossola: non era raro incontrare visitatori e viaggiatori che si fermavano a mangiare un panino sedendosi sulla panchina ai suoi piedi, e che si scattavano un selfie col cellulare. Una nevicata ha abbattuto una delle due metà, e quel che resta attende di trovare pace.

In Liguria ci sono i faggi della cascina Benevento, o del bosco di Benevento, lungo un sentiero che si intreccia con l’Alta Via dei Monti Liguri, un’arteria da percorrere a piedi e che attraversa l’intera regione. Nel comune di Mallare quattro faggi si fanno compagnia, alcuni in piedi quasi per miracolo, altri colossali ma oramai cavi. Fitte e oscure sono le faggete della Foresta Umbra, nel Gargano, in Puglia, molto frequentate dai turisti e dai visitatori domenicali, eppure ancora misteriose e imponenti.

Grandi faggi costellano i rilievi lombardi, trentini e veneti, ma forse la maggiore concentrazione la si può trovare lungo l’Appennino, in particolare nelle remote vastità di regioni quali Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Campania. Nel cuore verde dell’Italia si allunga la radice di un faggio.

Nel corso di vent’anni ho attraversato diverse bellissime faggete, ne ricordo di vastissime nel Casentino, ad esempio, nel Cimino, ad esempio, sul Monte Canfaito, ad esempio. Ma forse la più grande sorpresa me l’ha consegnata una faggeta delimitata, a circa mille metri di altitudine, sul Monte Cucco, una strada risale dal centro abitato di Sigillo, in Umbria, e si incunea in una valle stretta, la Val di Ranco, e si arriva all’ingresso di un albergo-ristorante, detto Da Tobia. Qui, mezzo secolo fa, un boscaiolo, figlio e nipote di boscaioli, decise di costruire una baita di legno che nel tempo è cresciuta, divenendo un punto di riferimento. Oggi la gestisce il figlio Alberto. Intorno decine di faggi maestosi, dalle forme più diverse e misure eccezionali: diversi 5 e 6 metri, anche un 780 cm, di fronte ad un curioso incongruo campetto da tennis. Ma sono le forme che hanno assunto, le loro schiene possenti e rocciose, la corteccia grigia che ricorda così da vicino la robustezza e al contempo l’elasticità del dorso di un elefante, sì perché i faggi secolari sono elefanti che radicano, o gli elefanti che attraversano la savana polverosa sono faggi in cammino… frequentare boschi e alberodonti causa un certo piacere al’immaginazione. Un faggio ha una chioma radiale che ricorda la testa di Medusa, una lenta esplosione di rami in ogni direzione; qualcuno l’ha chiamata la Madre dei Faggi.

Il poeta e scrittore svizzero Hermann Hesse (1877-1962), l’autore de Il lupo della steppa, Knulp, Narciso e Boccadoro, Il gioco delle perle di vetro, nonché Premio Nobel per la Letteratura nel 1946, ha dedicato alcuni mirabili versi al faggio:

Un giovane faggio sanguigno era
testimone del mio primo amore,
e quando inventai la mia prima poesia,
stette a guardare ciò che scrivevo.

Idee

Le lampadine di Claudio Morici

Gli incendi di Maicol&Mirco

Dharma in azione

Casa editrice

Ultima
Uscita

Casa discografica​

La casa discografica dell'Unione Buddhista Italiana

Ultima
Uscita

Iscriviti alla newsletter di GATE

Resta aggiornato con tutte le ultime novità

In caso di consenso conferito spuntando le caselle sopra riportate, i suoi dati saranno trattati da Unione Buddhista Italiana - UBI, con sede in Circonvallazione Clodia 163/167– 00195 Roma, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali al fine di inviarle all’indirizzo e-mail da lei fornito la nostra newsletter e invitarla a partecipare a eventuali sondaggi. I dati che saranno trattati sono quelli da lei inseriti nel modulo sopra. Potrà in ogni momento revocare il consenso disiscrivendosi tramite il link riportato in calce alla newsletter. Maggiori informazioni in tema di finalità del trattamento, base giuridica, destinatari, termini di conservazione e diritti dell’interessato potranno essere consultati nell’informativa privacy (https://gategate.it/privacy/).

Casa editrice

Casa discografica