Se chiediamo a qualcuno – bambino o adulto che sia – di disegnarci una nuvola, con ogni probabilità la forma che traccerà sarà quella di un cumulo, che è un po’ la nuvola come uno se la immagina, soffice e vaporosa.
Sono nubi che suscitano l’impulso infantile di sdraiarsi sull’erba e scrutare il cielo con meraviglia, in cerca di sagome familiari. Eppure, come tutte le nuvole, ci insegnano anche qualcosa di più profondo sul nostro cielo interiore.
| Alfabeto delle nuvole Abbreviazione: Cu | Simbolo |
La candida bambagia dei cumuli, con la loro caratteristica base piatta e più scura, si forma quando sacche d’aria calda, carica di vapore acqueo, si sollevano raffreddandosi. Sono nubi che si trovano generalmente a un’altezza compresa tra i 1.000 e i 5.000 metri dal suolo, anche se in presenza di una vigorosa convezione le cime possono svettare ancora più in alto. Col bel tempo, sono una presenza benigna e allegra, ma in condizioni di instabilità possono evolversi in formazioni imponenti (congestus), fino a diventare minacciosi cumulonembi forieri di tuoni e fulmini.
Come queste formazioni nuvolose, anche pensieri apparentemente innocui e fugaci, se alimentati, possono trasformarsi in fragorose «tempeste» emotive. Il piccolo sbuffo di un cumulo può svilupparsi in un temporale, un breve fastidio può gonfiarsi in risentimento.
Una spinta inattesa
Le nuvole cumuliformi del bel tempo sono un segnale attendibile della presenza delle termiche, colonne di aria ascendente riscaldata dal sole. Portando i loro velivoli senza motore al di sotto di queste nuvole fluttuanti, i piloti di alianti possono dunque cavalcare le correnti ascensionali per voli prolungati.
Viste da vicino, le nuvole cumuliformi sono enormi ammassi di vapore acqueo. Chiunque abbia portato un grosso innaffiatoio o anche solo un secchio pieno sa che l’acqua non è certo leggera. La più innocua nuvoletta può pesare molto più di un intero pod di capodogli. A veder fluttuare i cumuli a mezz’aria, allora, può venire da chiedersi come fanno le nuvole a rimanere sospese in alto, senza schiantarsi al suolo? Il video seguente ci offre la risposta.
Altra caratteristica dei cumuli, ben più evidente, è che cambiano aspetto di continuo. Più che per ogni altra formazione nuvolosa, per le nubi cumuliformi valgono i versi di apertura di Nuvole di Wisława Szymborska, dalla raccolta Elogio dei sogni:
Dovrei essere molto veloce
nel descrivere le nuvole –
già dopo una frazione di secondo
non sono più quelle, stanno diventando altre.
Piccoli e fluttuanti, i cumuli racchiudono dunque un forte potenziale di trasformazione. Nel buddhismo, uno degli insegnamenti fondamentali è che tutti i fenomeni – compresi i nostri stati d’animo, il malessere e la sofferenza – si manifestano nel momento in cui cause e condizioni sono riunite, e poi mutano o cessano di manifestarsi nel momento in cui queste cause e queste condizioni vengono meno. Questa comprensione può essere liberatoria. Possiamo cominciare ad esempio fermandoci a osservare che un’irritazione passeggera o un momento di gioia non sono la nostra identità permanente: non siamo questa irritazione. Questa osservazione ci permette di vedere questi stati mentali come cumuli su uno sfondo ben più ampio, come il cielo stesso.
Il pittore che più ha legato il suo nome ai cumuli è senza ombra di dubbio René Magritte. La ragione della sua preferenza sta presumibilmente proprio nel fatto che il cumulo è una nuvola al contempo vista e immaginata, sospesa tra apparenza e realtà con le sue trasformazioni, un modello astratto di nube che però invita a riconoscervi forme altre, perfetta icona della ricerca intrapresa dall’artista dalla seconda metà degli anni Venti, quando si interessa all’ambivalenza tra la «visibilità naturale» del mondo familiare e la «visibilità pura» del pensiero astratto.

Cumuli di esperienza
Quando coltiviamo la consapevolezza dei nostri stati emotivi, scopriamo che certi stati d’animo o pensieri indugiano come nuvole cumuliformi in un cielo di bel tempo, che sono soffici e benigne, ma si fanno notare stagliandosi contro lo sfondo celeste. Non sono certo le gravi nuvole tonanti della rabbia o del dolore profondo, né i sottili cirri dell’appagamento fugace. Si tratta piuttosto di elementi appena accennati. Ma le energie dell’abitudine (le tendenze karmiche) possono accumularsi nel tempo, proprio come le correnti d’aria e l’umidità che formano una nuvola cumuliforme. Uno schema mentale ricorrente è come una sacca d’aria calda: inizialmente gli effetti visibili sono banali, ma con un rinforzo ripetuto può espandersi fino a diventare una formazione torreggiante, che sconvolge il nostro meteo interiore.
Riconoscere questo processo – osservare la «nuvola» delle energie dell’abitudine che nasce, si trasforma e potenzialmente si dissolve – può aiutarci a intervenire abilmente, evitando che le piccole correnti d’aria di tendenze non salutari si trasformino in tempeste emotive travolgenti. Quel che ci aiuta a seguire l’evoluzione di queste nubi emotive momento per momento è la pratica della consapevolezza. Cogliendo questi elementi nel momento in cui sorgono e abbracciandoli con la nostra presenza, sarà più facile evitare di alimentarli intensificandone l’impatto.
Ma la contemplazione dei cumuli può regalarci intuizioni ancora più profonde. La permanenza di una tipica nube cumuliforme può essere relativamente breve, spesso compresa tra dieci minuti e un’ora, a seconda delle condizioni atmosferiche: l’umidità, i gradienti di temperatura e il vento. Alcune possono dissiparsi in pochi minuti, se l’indebolimento della corrente ascensionale causa una rapida evaporazione, mentre altre persistono più a lungo, a condizione che le correnti ascensionali continuino a immettere aria calda e umida nella formazione.
Siamo anche portati a dire che i cumuli si spostano, spinti dal vento. In realtà, tuttavia, è più corretto dire che, momento per momento, la nuvola è la manifestazione visibile di condizioni che si realizzano in punti adiacenti dello spazio. Diciamo che una nuvola «si muove» nel cielo, ma ciò che realmente accade è che le condizioni necessarie per la condensazione (temperatura, umidità, pressione) sono soddisfatte in sequenza in celle d’aria vicine. L’aspetto esteriore è quello di un’unica entità che fluttua alla deriva, ma in realtà attimo dopo attimo la massa nuvolosa è ogni volta una manifestazione nuova, che soddisfa queste condizioni un po’ più in là.
Si può dire allora che ciò che chiamiamo «nuvola» – non diversamente da qualsiasi altro fenomeno – non esiste come un oggetto a sé stante in movimento, ma è uno stato di cosetemporaneo, uno schema che sorge in presenza delle opportune condizioni e cessa di manifestarsi quando queste condizioni vengono meno. Il percorso della nuvola è in realtà un continuum fluido di processi emergenti.
Ora, in un certo senso, questo significa che contemplare una nuvola con la giusta attenzione ci permette di fare in qualche misura un’esperienza diretta di due insegnamenti cruciali nel buddhismo: l’impermanenza e il non-sé. Osservando da vicino una nuvola che appare, cambia forma e si dissipa, siamo testimoni dell’impermanenza in tempo reale, poiché non esiste una «nuvola» fissa, ma solo una successione di condizioni transitorie. Basta che venga meno anche una sola condizione – l’umidità, il calore del sole, la rotazione terrestre, le correnti ascensionali, i nuclei di condensazione ecc. – e la nuvola non può esserci o non può essere la stessa. In questo senso non esiste nessuna nuvola come fenomeno a sé stante, con una sua essenza persistente e immutabile, e questo è il non-sé della nuvola: non c’è un’essenza immutabile dietro a ciò che etichettiamo come «nuvola», ma solo una sequenza dinamica di stati senza soluzione di continuità. La nuvola, insomma, è un’assenza visibile di sé, se solo ci prendiamo il tempo e la calma per osservare con attenzione e consapevolezza, memori di questi insegnamenti.

Un’ultima considerazione. Per quanto possa apparire sorprendente, tra i nuclei di condensazione necessari alla formazione delle nuvole, insieme alla polvere, ai sali o ad altre particelle microscopiche possono esserci anche dei batteri presenti nell’aria. Alcune specie di batteri (ad esempio, lo Pseudomonas syringae) producono infatti delle proteine che contribuiscono a innalzare il punto di congelamento dell’acqua. Questi microbi, trasportati in alto dalle correnti di vento, influenzano così la formazione o lo sviluppo di alcune nuvole, compresi i cumuli.
In un certo senso, quindi, una nuvola è anche un qualcosa che va oltre il vivente e il non vivente. Certo, le nuvole nel loro insieme non sono esseri viventi, essendo semplicemente ammassi in continua evoluzione di gocce d’acqua, vapore e particolato, ma sono fatte anche di batteri viventi che fungono da siti di condensazione o di nucleazione del ghiaccio, e questo rende difficile classificarle come entità assolutamente inanimate. Sono processi dinamici e interdipendenti, che comprendono elementi di entrambi i mondi.
Contemplazione
Lasciamo andare queste informazioni, lasciamole sedimentare. Che cosa ci insegnano le nubi cumuliformi? Troviamo un punto di osservazione, alla finestra o all’aria aperta, portiamo per un momento l’attenzione al respiro, poi contempliamo.
Possiamo semplicemente limitarci a osservare un cumulo nelle sue trasformazioni, come cresce o si dissolve. Oppure possiamo visualizzare in noi, sempre seguendo il respiro, l’energia delle correnti d’aria ascensionali che formano i cumuli. Si raccoglie nel corpo e nella mente come una carica gioiosa, che può manifestarsi in creatività e azione. Ci connettiamo con questa energia, riconoscendola come una fonte di potenziale e di crescita.
Che cosa riconosciamo nel nostro meteo interiore?
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