La pratica del «meteo interiore» può essere uno strumento di ricerca spirituale e di condivisione utile e creativo. Senza una vera osservazione del cielo e della ricchezza dei fenomeni che alberga, però, rischia di diventare presto superficiale. L’esplorazione della meravigliosa diversità delle nuvole e una proposta di esercizi di contemplazione sono al cuore della serie di articoli che presentiamo.
Con la testa tra le nuvole
Nella sfera della contemplazione della mente, le nuvole hanno una reputazione discutibile, o almeno così pare di poter dire, di riflesso, riguardo all’occidente[1]. Il loro legame simbolico con i pensieri e le preoccupazioni sembra, almeno a prima vista, fortemente radicato nella nostra cultura, a tal punto che chiamiamo «sereno» – cioè «sgombro di nubi» – chi è libero da queste afflizioni. Già nell’omonima commedia di Aristofane le nuvole, nuove divinità adorate da Socrate, sono la raffigurazione parodistica delle filosofie alla moda, espedienti e mezzucci sofistici buoni per spuntarla in ogni discussione. Varie e cangianti, rappresentano la distorsione delle idee per finalità ignobili, nonché la negazione di ogni buon senso e il disprezzo della verità. E nell’arcinota scena shakespeariana, Amleto si rifugia nella pareidolia delle nuvole interpretandone le forme insieme all’ingenuo Polonio proprio nel momento in cui vuole fingere di avere una mente annebbiata dalla follia, di modo che il punto non è tanto se le nubi somiglino a cammelli o balene, ma in generale che si tratta di apparenze ingannevoli, di finzioni distanti dalla realtà, fantasie di una mente inquieta[2].
È interessante però che nella sfera della religione e della spiritualità il quadro appaia in genere significativamente diverso. Il paradiso cristiano è tipicamente dipinto come un panorama nuvoloso (per esempio Marco 13,26). Ma le nuvole hanno un ruolo chiave soprattutto nella tradizione mistica riconducibile a un testo anonimo del XV secolo, La Nube della Non-Conoscenza (The Cloud of Unknowing)[3], dove rappresentano specificamente una disposizione mentale contemplativa e meditativa. Il mistico è chiamato a rimanere sospeso tra ben due nuvole, la «nube della non-conoscenza» (cloude of unknowyng) e la «nube dell’oblio» (cloude of forgetyng), che hanno un ruolo positivo e cruciale come ausili per la crescita spirituale e per un’unione profonda con Dio. La nuvola dell’oblio simboleggia il distacco dal creato: «dimenticando» le preoccupazioni mondane, le distrazioni e persino i propri pensieri e desideri, l’anima apre uno spazio per concentrarsi interamente sul divino in semplicità e purezza. La nube della non-conoscenza rappresenta invece la natura misteriosa e ineffabile del divino. Ricorda all’anima che la conoscenza intellettuale o l’esperienza dei sensi non possono portare all’unione con la divinità: l’unico veicolo per avvicinarsi a Dio è l’amore.
In aperta contraddizione con la simbologia negativa delle nuvole riguardo agli stati mentali, oggi il cloud è il non-luogo della gran parte dei nostri dati e delle nostre informazioni, il deposito delle nostre conoscenze condivise. Nel cloud computing le nuvole rappresentano l’astrazione e la flessibilità delle risorse informatiche. Come le nubi reali fluttuano libere sulle nostre teste, così il cloud permette virtualmente agli utenti di accedere ai dati e ai servizi da remoto, senza essere legati a un hardware specifico o a un’infrastruttura fisica. L’immagine vuole evocare un senso di accessibilità, scalabilità e fluidità senza limiti, in cui le risorse come lo spazio di archiviazione, la potenza di elaborazione e le applicazioni vengono fornite su richiesta, come formazioni nuvolose che possono facilmente crescere, contrarsi o spostarsi. Ed è anche un simbolo della connettività globale dove le barriere geografiche scompaiono e i dati sono disponibili ovunque e in qualsiasi momento. Ma il negativo traspare di ritorno. In questo senso, infatti, nel cloud si può anche vedere una manifestazione di quello che il Marx dei Grundrisse chiama «general intellect», un’infrastruttura che racchiude e rende operativa la conoscenza umana e il lavoro cognitivo, rendendoli però disponibili al controllo, alla sorveglianza e all’estrazione capitalista[4].
Opposto a questo stato di cose si è sviluppato un movimento sotterraneo di resistenza al cloud che rifiuta di alimentare la nuvola globale, insistendo, da un lato, sulla sua materialità tossica, che rende oggi la rete informatica mondiale più inquinante del traffico aereo, e dall’altro lato inventando pratiche alternative basate su server di comunità. Tra i tanti progetti, il mastodontico Atlas of the Cloud degli artisti Stéphane Degoutin e Gwenola Wagon (2021) mira a «rivelare la matrice invisibile di lavoro umano, consumo di energia ed estrazione di risorse che si cela dietro le reti digitali e l’intelligenza artificiale» (Marie Lechner).
Ex oriente lux
Le cose stanno in maniera piuttosto diversa nelle culture e nelle religioni orientali, che in genere hanno una visione positiva delle nuvole (come dei draghi) e le considerano segni di buon auspicio. Indra è una divinità spiccatamente meteorologica, come ad esempio anche Perun nel mondo slavo, Perkūnas in quello baltico, Thor in quello germanico e come lo stesso Zeus, ma è particolarmente significativo il fatto che nel Ṛgveda Indra con le sue nuvole e le sue precipitazioni abbatte Vṛtrá, l’«ostacolo», personificazione della siccità (ostacolo per le acque), che impediva lo sviluppo della civiltà umana.
Nel primo buddhismo troviamo immagini simili. Nel Saṁyutta Nikāya c’è un capitolo interamente dedicato agli «dèi delle nuvole», il Valāhakasaṁyutta (SN 32.1-57). Ma nella cosmologia buddhista anche la metafora meteorologica – ed è quello che qui ci interessa – è declinata sul piano delle qualità della psiche umana. Questi dèi delle nuvole possono vivere e manifestarsi in cinque diversi tipi di nubi (Suddhikasutta, SN 32.1): ci sono gli dèi delle nuvole fredde (sītavalāhakā devā), di quelle calde (uṇhavalāhakā devā), delle nuvole tonanti (abbhavalāhakā devā), di quelle che portano vento (vātavalāhakā devā) e gli dèi delle nuvole di pioggia (vassavalāhakā devā). È a questi ultimi che è legata la miglior rinascita:
Ecco che qualcuno si comporta tenendo una buona condotta del corpo, una buona condotta della parola e una buona condotta della mente. Viene a sapere: «Gli dèi delle Nuvole della Stagione delle Piogge hanno una lunga vita, sono belli e provano molta felicità». Poi pensa: «Oh, se solo, dopo la dissoluzione di questo corpo, al momento della morte, potessi rinascere in compagnia degli dèi delle Nuvole della Stagione delle Piogge». Offre elemosine, cibo, bevande, ecc. e procura luce (ad esempio una lampada). Dopo la dissoluzione del corpo, nel momento della morte, rinasce in compagnia degli dèi delle Nuvole della Stagione delle Piogge (Uṇhavalāhakadānūpakārasutta).
È una chiara illustrazione del principio di corrispondenza tra karma (azione) e vipāka (risultato), per cui le azioni virtuose portano a una rinascita favorevole, in questo caso in un regno celeste.
Ritroviamo più esattamente l’opposizione tra siccità e pioggia nell’Avuṭṭhikasutta dell’Itivuttaka:
Monaci, al mondo esistono tre tipi di persone. Quali sono questi tre tipi? Chi è come la siccità (avuṭṭhikasama), chi è come una nuvola di pioggia isolata (padesavassī) e chi è come una nuvola di pioggia diffusa (sabbatthābhivassī).
E in che modo, monaci, una persona è come la siccità? In questo caso, è una persona che non dà nulla a nessuno: né agli asceti, né ai bramini, né ai poveri, né agli indigenti, né ai mendicanti, né a chi chiede cibo, bevande, vestiti, veicoli, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore o lampade. Questo, monaci, è il modo in cui una persona è come la siccità.
E in che modo, monaci, una persona è come una nuvola di pioggia isolata? In questo caso, è una persona che dà ad alcuni ma non ad altri: ad alcuni asceti, bramini, poveri, indigenti, mendicanti o a coloro che chiedono cibo, bevande, vestiti, veicoli, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore o lampade, ma non ad altri. Questo, monaci, è il modo in cui una persona è come una nuvola di pioggia isolata.
E in che modo, monaci, una persona è come una nuvola di pioggia diffusa? In questo caso, è una persona che dà a tutti: agli asceti, ai bramini, ai poveri, agli indigenti, ai mendicanti e a coloro che chiedono cibo, bevande, vestiti, veicoli, ghirlande, profumi, unguenti, letti, dimore o lampade. Questo, monaci, è il modo in cui una persona è come una nuvola di pioggia diffusa. Questi sono i tre tipi di persone che esistono al mondo (Iti 75).
Qui la pioggia diffusa è un’immagine del dono (dāna), metafora della massima generosità, dell’offerta senza discriminazione o risparmio di sé, fatta con equanimità.
Arriviamo così alla visione della «Nuvola del Dharma» (Dharmameghā) che nel Mahayāna caratterizza specificamente la decima e ultima terra dei bodhisattva (Dharmameghā-bhūmi), dove i bodhisattva
Grazie al potere della saggia condotta, grazie al potere della condotta precedente, in un solo istante, in un solo momento, colmano milioni di regni con una pioggia di nettare (amṛta) che pone fine a ogni afflizione (kleśa). Perciò i Buddha hanno dato a questa terra (bhūmi) il nome di Nuvola del Dharma (Dharmameghā). Questi esseri potenti divengono allora i signori dei regni divini e in tutte le direzioni manifestano il campo di attività degli uomini eccellenti. Fanno sorgere molte migliaia di milioni di manifestazioni, e la loro condotta di bodhisattva inebria le menti degli esseri (Daśabhūmika, 1.945-1.946).
I bodhisattva nella decima terra sono i Grandi esseri che hanno raggiunto ogni perfezione, e offrono l’insegnamento come una pioggia diffusa che cade dalla Nuvola del Dharma bagnando ogni cosa, con la più assoluta equanimità, del nettare della non-nascita e della non-morte. Il valore simbolico dell’immagine della nuvola non potrebbe essere più positivo, perché rappresenta l’insegnamento stesso del Buddha, il Dharma, nella sua realizzazione suprema.

La Nuvola del Dharma dà anche il titolo a un importante sutra Mahayāna, il Mahāmeghasūtra, connesso al Mahāparinirvāṇa-mahāsūtra e all’introduzione della dottrina della «natura» o «grembo di Buddha» (tathāgatagarbha)[5], incentrato sul dialogo tra il Buddha e il bodhisattva Mahāmeghagarbha (appunto «grembo della grande nuvola») in rappresentanza di una numerosissima assemblea che conta ben 66 bodhisattva della Grande Nuvola[6]. Come c’è da aspettarsi, le metafore meteorologiche abbondano, con invocazioni come «Che il Bhagavān (il Benedetto) mostri le dieci porte del Dharma chiamate “Depositi di meriti inconcepibili come pioggia dal grembo delle grandi nuvole” (mahāmeghagarbhavṛṣṭi)»[7] e il sutra entra spesso nello specifico con descrizioni dettagliate di vari fenomeni presentati in chiave allegorica. Un esempio per tutti è la sequenza di un temporale:
A quel punto, grazie al potere del Buddha, nel cielo si alzò una grande massa di nuvole, nere come l’ossidiana e piene d’acqua che possedeva i quattro aspetti della dolcezza. Con un rombo fragoroso, rimbombarono, rimbombarono in lungo e in largo e rimbombarono a dismisura. Si schiantarono, si schiantarono del tutto, si schiantarono in lungo e in largo e si schiantarono a dismisura. Il loro tuono simile al nettare ruggì, ruggì in lungo e in largo, ruggì da cima a fondo e ruggì a dismisura. Con suoni come cimbali e canti, tutti gli esseri senzienti furono deliziati, assolutamente deliziati, deliziati in lungo e in largo e deliziati a dismisura. Le nuvole ronzarono, ronzavano da cima a fondo, ronzarono in lungo e in largo e ronzarono a dismisura. Irradiarono, irradiarono da cima a fondo, irradiarono in lungo e in largo e irradiarono a dismisura. Tremarono, tremarono da cima a fondo, tremarono in lungo e in largo e tremarono a dismisura. Si agitarono, si agitarono in lungo e in largo, si agitarono a dismisura. Tremarono, tremarono da cima a fondo, tremarono in lungo e in largo e tremarono a dismisura. I fulmini lampeggiarono, lampeggiarono da cima a fondo, lampeggiarono in lungo e in largo e lampeggiarono a dismisura. Risuonarono le parole melodiose «Eccellente, figli miei; eccellente, figli miei! […] Il cielo si annuvolò e una miscela di tutti gli elisir, i gioielli e le medicine cadde in un grande torrente di pioggia. L’intera grande massa di nubi rombava con un tuono, strepitava, rimbombava e ronzava. Dalla sua cima più alta proveniva un lento e forte riverbero e riecheggiavano i dolci suoni del ruggito del grande leone e del forte ruggito dei nāga. C’era un riverbero rimbombante e ronzante, come il grande suono di un tamburo, e il lampo di molti grandi fulmini. Una grande pioggia di gioielli di ogni sorta e di dolce acqua si riversò su tutto il sistema-mondo del grande trichiliocosmo» (1.165).
Qui il rombo del tuono è associato al Ruggito del leone (sīhanāda), che simboleggia l’insegnamento della vacuità, e a quello dei nāga, gli uomini-serpente o uomini-drago a cui secondo la tradizione il Buddha affida i sutra della Prajñapāramita, e che a loro volta li tramandano a Nāgārjuna. Una delle ragioni della fama del Mahāmeghasūtra, peraltro, è legata al fatto che contiene una delle profezie dell’avvento dello stesso Nāgārjuna[8]. Un’altra ragione di notorietà del sutra è legata invece all’Imperatrice Wu (Wu Zetian 武則天, 624-705), fondatrice della dinastia Zhou, che ne fu madrina e che in Cina promosse la fondazione di vari monasteri della «Grande Nuvola» o della «Nuvola del Dharma», un’usanza che avrà una lunga tradizione.
In Cina da sempre le nuvole sono simbolo di buon auspicio anche nelle arti decorative, e questa metafora dell’insegnamento passa senza difficoltà nel Chan, e di qui allo Zen. In ricordo di un monaco anziano dai grandi ottenimenti, ad esempio, Dōgen scrive che «Uno spruzzo d’acqua è il suo corpo, nuvole la sua mente» (Eihei kōroku, I.112). E ancora, in un componimento intitolato Le attività quotidiane delle nuvole e dell’acqua:
Non vedi che le nuvole sopra le alte montagne si avviluppano e si dipanano spontaneamente l’un l’altra, quindi che intimità o estraneità possono mai avere? L’acqua di un profondo canale scorre lungo i tratti rettilinei e le curve senza preferire questa o quella direzione. L’attività quotidiana degli esseri viventi è come le nuvole e l’acqua. Così sono le nuvole e l’acqua, ma non le persone. Se potessero essere così, come potrebbero mai trasmigrare nel triplice mondo? (Eihei kōroku, IV.281)
Dōgen gioca sulla locuzione «le nuvole e l’acqua» che traduce il giapponese unsui (雲水), un termine che nello Zen indica specificamente il novizio in attesa di essere accolto in una comunità, che passa da un monastero all’altro in cerca di un maestro. È la condizione di chi coltiva la «mente del principiante», libero da attaccamenti, e che dunque (per un tipico paradosso) caratterizza anche il maestro realizzato. Per questo nei Versi di lode sul suo autoritratto Dōgen scrive di sé: «sopra e sotto i cieli, le nuvole e l’acqua sono libere»[9]. Tra i maestri contemporanei, nessuno più di Thich Nhat Hanh ha fatto ricorso all’immagine delle nuvole, coniando espressioni memorabili come A cloud never dies («una nuvola non muore mai») o Quando bevi il tè stai bevendo nuvole.
Nell’immaginario del buddhismo tibetano il motivo delle nuvole è uno dei più ricorrenti e, come osserva Anāgarika Lāma Govinda nel suo La via delle nuvole bianche, rappresenta il potere creativo della mente, che può assumere ogni forma immaginabile, e in particolare le facoltà della mente illuminata. Le nuvole sono soprattutto un attributo di Ekajaṭī, una delle principali protettrici del Vajrayāna e della dottrina segreta dello Dzogchen, che appare ammantata di nuvole bianche e parla con strepiti che ricordano il suono delle saette, anche se proprio nello Dzogchen ritroviamo l’immagine del cielo sgombro di nubi, o del sole che splende sempre anche quando il cielo e rannuvolato come metafore della mente che permane nel suo stato originario di illuminazione.
Il meteo interiore in pratica
Insomma, nella tradizione buddhista, le nuvole non sono semplicemente simboli di malinconia o di pensieri difficili da gestire, ma sono soprattutto considerate preziose immagini del Dharma. La «nuvola del Dharma» è una figura chiave nelle scritture e rappresenta la vastità e la profondità degli insegnamenti del Buddha. Come le nuvole bagnano di pioggia ogni cosa senza discriminazioni, sostenendo la vita, così il Dharma offre la saggezza che nutre lo spirito e guida la mente verso l’illuminazione.

Con le loro forme cangianti e i loro movimenti mutevoli, le nuvole sono anche una perfetta rappresentazione dell’impermanenza, uno degli insegnamenti centrali del buddhismo. Ci ricordano che ogni cosa è in costante mutamento e che rimanere legati a uno stato mentale o a un’emozione è causa di sofferenza, ma possono simboleggiare anche il nostro potenziale di trasformazione e di crescita. Ecco allora che un’immagine convenzionale e monotona delle nuvole non potrà che restituirci una visione piatta e approssimativa degli stati mentali che cerchiamo di chiarire. Non sarà un esercizio creativo e stimolante, e rischierà anzi di annebbiarci ulteriormente la vista. Se scegliamo di utilizzare le nuvole come segni per orientarci nell’esplorazione della vasta distesa della mente, è bene conoscerle un po’ meglio.
In ogni caso, la contemplazione delle nuvole sarà anche un passatempo ozioso (cosa che non dovrebbe far arretrare i meditanti) ma è tutt’altro che futile. Da tempo la meteoropatia non è più considerata un mito ma un disturbo serio, per quanto misterioso. E se passiamo dal micro al macro, le nuvole possono trattenere il calore nell’atmosfera ma riflettono anche la luce del sole, di modo che il loro impatto è molto rilevante non solo in senso meteorologico ma anche sul clima. Di che segno sia però questo impatto, se positivo o negativo, nel quadro odierno della crisi climatica, è una questione che i climatologi faticano a chiarire. Insomma, non comprendiamo ancora abbastanza le nuvole per capire fino a che punto saranno importanti per la nostra vita quotidiana e per la nostra sopravvivenza. Ragione di più per tenerle a mente, osservarle, averle a cuore e prenderci cura dell’armonia tra i due panorami della nostra esperienza.
Per questo Cloudscapes propone un percorso di scoperta della pratica del «meteo interiore» attraverso un esercizio di contemplazione della diversità delle formazioni nuvolose. Ogni mese ci concentreremo su un tipo diverso di nuvola: come si forma, come ricorre nelle rappresentazioni culturali, e cosa può insegnarci sulle perturbazioni e le schiarite della nostra mente.
E tu come stai oggi? Se vuoi, inviaci la foto di una nuvola per dircelo: seguici su Instagram e tagga @gategate.it nei tuoi post e nelle tue stories. Leggendo i prossimi articoli scoprirai che quella nuvola ha molti più significati di quanto pensassi.
[1] «Crediamo che le nuvole siano ingiustamente malviste»: così si apre il manifesto della Cloud appreciation society.
[2] Sul significato delle nuvole e sulle nuvole come media vedi John Durham Peters, The Marvelous Clouds. Towards a Philosophy of Elemental Media, The University of Chicago Press, Chicago and London 2016, pp. 254-60.
[3] Molto letto in ambiente buddhista: vedi ad esempio Robert Aitken, «The Cloud of Unknowing» and the «Mumonkan»: Christian and Buddhist Meditation Methods, «Buddhist-Christian Studies» 1:87 (1981); Masaaki Honda, «The Cloud of Unknowing» and the Logic of «Not-Two», «Buddhist-Christian Studies», 1:93 (1981) e David Loy, A Zen Cloud? Comparing Zen «Koan» Practice with «The Cloud of Unknowing», Buddhist-Christian Studies, 9:43 (1989).
[4] Karl Marx, Frammento sulle macchine, trad. it. Renato Solmi, «Quaderni rossi», 4 (1964), pp. 289-300. Vedi Vincent Mosco, «Marx in the Cloud», in Christian Fuchs – Vincent Mosco (a cura di), Marx in the Age of Digital Capitalism, Brill, Leiden 2016, pp. 516-35, https://doi.org/10.1163/9789004291393_017.
[5] Vedi Michael Radich, «Tathāgatagarbha Sūtras», in Jonathan A. Silk (a cura di), Brill’s Encyclopedia of Buddhism, vol. 2, Brill, Leiden 2015, pp. 261-73.
[6] Grande Nuvola Protettrice della Luce, il bodhisattva mahāsattva Grande Nuvola Lampo, il bodhisattva mahāsattva Grande Nuvola Tonante, Grande Nuvola Protettrice della Diligenza, Grande Nuvola Produttrice di Gioia, Grande Nuvola Gioia Pura, Grande Nuvola Ammasso, Grande Nuvola Gloria Vajra, Grande Nuvola Proclamatrice di Certezza, Grande Nuvola della Fama, Grande Nuvola della Rete del Fulmine, Grande Nuvola dell’Offerta del Fulmine, Grande Nuvola Re dell’Analisi Abile, Grande Nuvola dell’Andatura Giocosa, Grande Nuvola Re del Ruggito del Leone, Grande Nuvola dell’Intelletto Vasto, Grande Nuvola Sostenuta dalla Diligenza, Grande Nuvola Re dell’Occhio Vedente, Grande Nuvola Re della Manifestazione Magica, Grande Nuvola Infinitamente Rinomata come Eccelsa, Grande Nuvola della Retta Visione, Grande Nuvola Signora dei Non Buddhisti, Grande Nuvola Campo del Merito, Grande Nuvola del Raggiungimento della Freschezza, Grande Nuvola dell’Essenza Solare, Grande Nuvola della Brillantezza Lunare, Grande Nuvola del Berillo Impagabile, Grande Nuvola sempre vigile, Grande Nuvola che si diletta nella Natura Eterna, Grande Nuvola Oceano di Intelligenza, Grande Nuvola Esercito Vittorioso, Grande Nuvola Luce Vasta, Grande Nuvola Offerta Vittoriosa dei Nāga, Grande Nuvola Gloria di Vivere Gioiosamente, Grande Nuvola Occhio del Capitano, Grande Nuvola Corone Riunite, Insegnante della Grande Nuvola, Protettore del Seme della Grande Nuvola, Loto Bianco Vittorioso della Grande Nuvola, Loto della Gnosi simile al fuoco della Grande Nuvola, Fragranza della Grande Nuvola del Fiore Utpala infuso di profumo, Tigre della Grande Nuvola, Grande Nuvola che agisce come guida, Ruggito senza paura della Grande Nuvola, Grande Nuvola Fresca delle Foglie di Tamala, Grande Nuvola Bagnata dal Prezioso Legno di Sandalo, Grande Nuvola Eccellente, Grande Nuvola Abile nelle Meraviglie, Grande Nuvola Gioiosa Bambina senza Brama, Grande Nuvola Abilissima nella Poesia, Grande Nuvola che Entra nell’Essenza Sottile, Grande Nuvola Volto Rigoglioso del Loto Bianco del Dharma Supremo, Grande Nuvola Realizzazione della Continuità del Dharma Eccellente, Grande Nuvola Beatitudine della Rinascita, Grande Nuvola Glorioso Re della Montagna d’Oro, Grande Nuvola che elargisce tutte le medicine, Grande Nuvola Re della Medicina, Grande Nuvola Grande Corpo, Grande Nuvola Completamente Eccelsa nello Spazio, Grande Nuvola Tonante, Grande Nuvola che Dissipa le Macchie, Grande Nuvola Gloriosa Lampada del Loto, Grande Nuvola Concezione Non Distorta Che Non Accetta Risonanza, Grande Nuvola Che Dissipa le Tenebre e Grande Nuvola Che Dissipa la Grandine.
[7] Sul testo sanscrito del sutra vedi YE Shaoyong (葉 少勇), Phun tshogs Tshe brtan, Dngos grub Tshe ring: A Preliminary Report on the “Burnt Manuscripts” from Retreng Monastery: Bundle A, in Noriyuki Kudo (a cura di), Śāntamatiḥ. Manuscripts for Life. Essays in Memory of Seishi Karashima, Bibliotheca Philologica et Philosophica Buddhica XV, Tokyo 2023, pp. 447-65.
[8] Vedi Ye Shaoyong, The Prophecy about Nāgārjuna in the Mahāmeghasūtra. A Perspective Based on the Sanskrit Manuscript Preserved in the Potala Palace, «Journal of Indian and Buddhist Studies», 71, 3, marzo 2023, pp. 1004-9.
[9] Dōgen’s extensive record: a translation of the Eihei kōroku, traduzione di Taigen Dan Leighton e Shohaku Okumura, a cura e con un’introduzione di Taigen Dan Leighton, prefazione di Tenshin Reb Anderson, saggi introduttivi di Steven Heine e John Daido Loori, Wisdom Publication, Boston 2010, p. 603, n. 18.
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