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La reverenda Elena Seishin Viviani illustra l’antica arte e la pratica odierna della cucitura dell’Ō-Kesa, l’abito monastico ricavato dagli stracci come esercizio di cura e di non attaccamento.
«L’abito monastico è ispirato alle risaie, da cui proviene l’elemento più importante dell’alimentazione nel Sudest asiatico. I campi di riso sono suddivisi da camminamenti, e per confezionare l’abito Ananda si ispirò al disegno che formano. È molto interessante che si tratti di un campo coltivato. Nella tradizione Zen, quando indossiamo l’abito, il Kesa, recitiamo proprio queste strofe: “Grande abito di liberazione senza confini, campo di gioia”. È proprio un campo, qualcosa che si coltiva, non un prato. E questo è il simbolo della pratica».




