Dal 14 al 18 maggio 2026 Ubiliber sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino, Stand T42 | Pad Oval.
In vista del Salone, pubblichiamo una serie di estratti dalle novità che troverete allo stand e in libreria: è un invito a scoprire questi libri in anteprima, prima di sfogliarli e incontrarli da vicino.
Tra questi c’è Buddha dentro di Dario Doshin Girolami.
Un testo limpido e vibrante che è, prima di tutto, un atto di fiducia nella scintilla di luce che abita ogni essere umano ovvero un invito a riconoscere la natura illuminata che ognuno di noi porta dentro di sé.
Quando i praticanti di meditazione detenuti a San Quintino hanno saputo del mio programma nel carcere di Roma, mi hanno invitato a tenere un insegnamento sull’esperienza italiana. San Quintino, o San Quentin, è una prigione di Stato in California che sorge vicino a San Francisco. Aperto nel 1852, il carcere è diventato famoso per i numerosi film e romanzi ambientati al suo interno, e per i concerti che ha ospitato. È la prigione con il più grande braccio della morte degli Stati Uniti, il che vuol dire che si tratta del braccio della morte più grande dell’emisfero occidentale. Sono più di trenta i detenuti in attesa dell’esecuzione capitale per iniezione letale. L’istituto ha anche una camera a gas, che tuttavia non viene più usata perché considerata “disumana”.L’impatto con un istituto così duro è stato forte ancora prima di entrare. A differenza del carcere di Rebibbia, a San Quintino ci sono regole severe sull’abbigliamento. Le guardie sono vestite di verde, i detenuti di blu. Per questo i visitatori non devono indossare nulla di verde o di blu, in modo da non essere confusi con gli uni o con gli altri in caso di “pericolo”, lasciando intendere che, dalle torrette di controllo, le guardie devono poter immediatamente “mirare” ai detenuti. L’edificio, vecchio e austero, incute subito timore, con la torre centrale da cui si vede e si controlla tutto.Superati i diversi cancelli di sicurezza e i molteplici controlli, si arriva nella zona destinata alle attività religiose: un cortile inaspettatamente ameno, con tanto di fontanella e aironi, circondato da diverse aule adibite a chiese o templi. Essendo gli Stati Uniti un paese multietnico e multireligioso, l’istituto penitenziario è tenuto a offrire assistenza religiosa a tutti, e a garantire cerimonie di ogni religione. Sono presenti cappelle per ciascuna confessione cristiana presente negli Stati Uniti. Ci sono poi una piccola moschea, una sinagoga e un tempietto buddhista. E i detenuti che non sono in regime di massima sicurezza sono liberi – almeno in questo – di frequentare una o più confessioni religiose.Con grande calore i meditanti di San Quentin mi hanno accolto mettendomi immediatamente a mio agio. È stato come entrare nel mio Centro Zen di Roma: i cuscini da meditazione neri, l’altare centrale con il Buddha sorridente, i fiori, l’incenso. Quasi non sembrava di essere nel cuore di un luogo di profonda sofferenza.
Nel suo noto concerto a San Quentin, il cantante folk americano Johnny Cash ha dedicato una canzone alla prigione e ai detenuti, nella quale dice: “San Quintino, sei stato come un inferno vivente per me”. Ed effettivamente anche questo è: un inferno dei vivi.Secondo la tradizione buddhista antica, o Theravada, le caratteristiche della realtà sono: dukkha, anicca e anatta, ovvero sofferenza, impermanenza e insostanzialità dell’io. La pratica consiste nel riconoscere cioè ogni fenomeno come fondamentalmente doloroso, impermanente e insostanziale.Nel buddhismo Mahayana, nella Scuola del Grande Veicolo alla quale appartiene lo Zen, la prospettiva cambia: la realtà è impermanente, e questo è inequivocabile. Non c’è un io sostanziale, e pure questo, a ben guardare, è inequivocabile. Ma poi si afferma che la realtà non è sofferenza bensì Nirvana, ovvero infinita beatitudine. Questa stessa realtà, fatta di impermanenza e insostanzialità, è Nirvana, è perfetta beatitudine. In altre parole ci troviamo davanti a un bivio. A seconda di come noi ci rapportiamo all’impermanenza e all’insostanzialità, la realtà può essere vissuta come estremo dolore o come beatitudine. Quindi la scelta se vivere nella sofferenza o nel Nirvana sta a noi. La pratica consiste nello stare col momento presente, fare pace col momento presente e trovare il Nirvana ora.
- La libertà illimitata del tonglen di Pema Chödrön
- Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco di Eugen Herrigel
- La forza della logica. Uscire dal caos con il dibattito tibetano di Eric Brinkman
- Un mondo di rugiada. L’esperienza poetica e il buddhismo Zen di Marcello Ghilardi
- Buddha dentro di Dario Doshin Girolami
- Il passero buddhista di Tiziano Fratus
- Il sentiero dell’eroe di Thich Nhat Hanh
- Il lungo viaggio del buddhismo di Donald S. Lopez Jr.
- Buddhismo senza fronzoli di Noah Rasheta
- Le impronte del trauma di David A. Treleaven
- Sono sempre io di Rupert Spira




