IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 3 | MODULO 2 | SCHEDA 3
Il terzo dei cinque precetti – le linee guida buddhiste per una vita etica – è l’astensione dalla cattiva condotta sessuale. Non ci si aspetta che i buddhisti laici rispettino il celibato come la maggior parte dei monaci, perciò il terzo precetto non vieta esplicitamente di fare sesso. Vieta invece l’adulterio, lo stupro o il sesso con chi sia sentimentalmente già impegnato, chi sia prigioniero o chi abbia assunto gli ordini monastici. Su questioni oggi importantissime come le molestie sul posto di lavoro, le dinamiche di potere relazionale e persino le app di incontri, i primi testi buddhisti non forniscono indicazioni specifiche oltre a quelle che possiamo estrapolare dalle restrizioni tradizionali.
Per questo motivo, e dal momento che il Buddha generalmente consigliava ai suoi seguaci di attenersi alle leggi della loro società, le interpretazioni del terzo precetto cambiano a seconda del Paese e della cultura. Alcuni testi buddhisti successivi hanno delineato con precisione diverse attività che costituiscono erronea condotta sessuale, tra cui il sesso anale o orale e il superamento del numero massimo di orgasmi consentiti per notte (cinque). Il fatto che nella tradizione buddhista tibetana, in particolare, il sesso omosessuale sia considerato una violazione ha causato attriti con i praticanti occidentali che non condividono questa prospettiva. Negli ultimi anni, i maestri buddhisti tendono generalmente a considerare tali restrizioni culturali più che canoniche.
Il buddhismo non ha una prospettiva particolare sul matrimonio o sulla monogamia, anche se ci sono insegnanti che sottolineano l’importanza dell’impegno monogamico nel contesto del terzo precetto. (La poligamia, le concubine e le cortigiane, che erano un’abitudine del tempo del Buddha, hanno poca rilevanza per i praticanti di oggi). La contraccezione e la pianificazione familiare non sono proibite dal terzo precetto.
Spesso i praticanti si chiedono cos’abbia da dire il buddhismo su pornografia, prostituzione, pratiche perverse e altri argomenti legati al sesso. Il terzo precetto non offre una risposta esauriente, ma dal momento che i precetti devono essere considerati nel loro insieme, la cattiva condotta sessuale è spesso definita in relazione ad altre linee guida etiche. Le vostre scelte sessuali dipendono dall’inganno (quarto precetto)? Comportano il prendere ciò che non vi è stato dato (secondo)? Avete una dipendenza dal sesso o dalla pornografia (quinto)? Le vostre relazioni causano danni a voi stessi o agli altri, o sono fonte di armonia e benevolenza (primo)?
Nonostante il terzo precetto, gli scandali sessuali nelle comunità monastiche e laiche buddhiste occidentali, venuti alla luce di recente nel contesto del movimento #MeToo, stanno sollevando questioni sui diritti delle donne e sull’etica sessuale in una tradizione religiosa che è stata in gran parte plasmata da società patriarcali.
L’insegnante zen Roshi Nancy Mujo Baker scrive che il terzo precetto dice molto di più di quanto sembri. Sulla scia delle accuse di violenza sessuale e delle violazioni etiche in diverse comunità buddhiste, Tricycle si chiede «Will Sanghas Learn from the Scandals in the Buddhist World?». E un praticante laico scopre che essere celibi è liberatorio.
LIVELLO 3 | MODULO 2
La prima linea guida del Buddha per una vita etica ci chiede di astenerci dal togliere la vita.
Il secondo precetto, astenersi dal rubare, può aiutarci a coltivare anche la contentezza e la generosità.
Le interpretazioni di questo precetto tendono a variare a seconda dei tempi e dei luoghi.
Il quarto precetto è spesso visto nel contesto della pratica della retta parola, uno dei rami dell’Ottuplice sentiero.
Il quinto precetto ha dato luogo a numerosi dibattiti su come definire nocivo ciò che si consuma.
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