IL BUDDHISMO PER CHI COMINCIA  |  LIVELLO 3  |  MODULO 2  |  SCHEDA 1

Il primo precetto: astenersi dall'uccidere

Il primo dei cinque precetti – linee guida buddhiste per una vita etica – consiste nell’astenersi dal togliere la vita ed è spesso formulato come voto di non uccidere creature viventi. La qualifica di creatura vivente varia a seconda delle scuole buddhiste, ma in ogni caso, gli esseri umani e tutti gli altri animali sono sempre inclusi. Le interpretazioni più ampie annoverano tra le creature viventi anche i microrganismi e le piante (alcuni buddhisti del Sud-est asiatico, per esempio, si astengono dal tagliare gli alberi). Violare il primo precetto comporta gravi conseguenze karmiche.

Il primo precetto tiene conto delle intenzioni e delle motivazioni, oltre che delle azioni, non diversamente dal sistema legale occidentale. Il buddhismo theravāda conta cinque fattori che contribuiscono alla violazione del primo precetto, fra cui l’intenzionalità e il risultato: se la vittima cioè, viene uccisa o meno. È quindi possibile violare il primo precetto anche senza uccidere, mentre l’uccisione per legittima difesa o involontaria è considerata una violazione minore rispetto all’omicidio premeditato. Dal momento che tiene conto di fattori che vanno al di là dell’atto di uccidere in sé, è possibile dedurne che il primo precetto indica l’impegno a non sostenere l’uccisione in alcun modo, ivi inclusi l’incoraggiamento o l’elogio dell’atto, con il pensiero o la parola.

Dal punto di vista del Mahāyāna, è possibile uccidere senza violare il primo precetto se gli effetti positivi dell’uccisione sono di ampia portata e se chi la porta a termine è motivato unicamente dalla compassione. Un famoso esempio di questa visione utilitaristica nei testi tradizionali è la storia della precedente vita del Buddha come capitano di una nave, che si trova nel sutra Upāya-Kauśalya, o Abilità nei Mezzi.  In questa parabola, il capitano uccide un assassino imbarcatosi clandestinamente sulla sua nave per salvare le cinquecento persone del suo equipaggio e per impedire loro di uccidersi ciecamente l’un l’altro nel tentativo di fermare il clandestino. Anche se rare circostanze come questa non possono essere considerate violazioni del precetto, creano comunque conseguenze karmiche. In tempi moderni, sono noti per esempio i casi di monaci buddhisti vietnamiti e, più recentemente, tibetani che si autoimmolano per portare l’attenzione sulle loro cause. In generale, tuttavia, i maestri buddhisti usano estrema cautela nel sostenere qualsiasi scelta possa togliere la vita poiché la posta in gioco è estremamente alta ed è virtualmente impossibile che simili atti siano mossi da una motivazione pura.

Le scelte di vita quotidiana, così come i temi più scottanti, non sono trattati esplicitamente negli insegnamenti buddhisti sull’etica. Pertanto, non ci sono regole ferree legate al primo precetto nei confronti del vegetarianesimo, della disinfestazione, dell’aborto, dell’eutanasia o della pena capitale. I buddhisti riconoscono che è impossibile vivere senza uccidere in qualche modo, soprattutto se il precetto è inteso in senso ampio. Per questo i maestri consigliano ai praticanti di valutare in che modo le loro abitudini causino sofferenza e di fare scelte che la riducano il più possibile. La comunità del maestro zen vietnamita Thich Nhat Hanh, per esempio, si dedica al primo precetto come a un esercizio formativo volto a «proteggere la vita [e] diminuire la violenza in sé stessi, nella famiglia e nella società».

Pronti a saperne di più sul primo precetto? Leggete come le diverse tradizioni buddhiste interpretano il precetto e il racconto dell’ex monaca Faith Adiele sulle difficoltà incontrate nell’attenervisi nella vita laica.

Una statua di Buddha a Borobudur, tempio buddhista del IX secolo in Indonesia

LIVELLO 3 | MODULO 2

La prima linea guida del Buddha per una vita etica ci chiede di astenerci dal togliere la vita.

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Il secondo precetto, astenersi dal rubare, può aiutarci a coltivare anche la contentezza e la generosità.

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Le interpretazioni di questo precetto tendono a variare a seconda dei tempi e dei luoghi.

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Il quarto precetto è spesso visto nel contesto della pratica della retta parola, uno dei rami dell’Ottuplice sentiero.

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Il quinto precetto ha dato luogo a numerosi dibattiti su come definire nocivo ciò che si consuma.   

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