BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 9 | SCHEDA 6
Le pāramitā (sanscrito), o pāramī (pāli), tradotte come «perfezioni» o «virtù trascendenti», sono un insieme di qualità che i buddhisti puntano a coltivare. Insegnamento popolare in molte tradizioni buddhiste, le perfezioni sono comunemente associate ai bodhisattva che cercano di perfezionarsi e diventare buddha.
Le tradizioni mahāyāna, come il buddhismo zen e tibetano, di norma contano sei perfezioni:
Ne La perfezione della saggezza in 8.000 linee, il Buddha dice al suo discepolo Ānanda che la pāramitā della saggezza include le altre cinque perfezioni. La sesta pāramitā, prajñāpāramitā, o perfezione della saggezza, è talvolta considerata l’apice del sentiero dei bodhisattva. Le pāramitā sono collegate anche a un altro percorso di perfezionamento per i bodhisattva, chiamato bhūmi (terra o terreno in sanscrito). Le dieci bhūmi, descritti nell’Avataṃsakasūtra o Sutra della Ghirlanda di Fiori, sono terre attraverso le quali un bodhisattva deve viaggiare per raggiungere il risveglio, che il Laṅkāvatārasūtra definisce come undicesima bhūmi. All’elenco, sono state aggiunte altre quattro perfezioni in corrispondenza di alcune delle dieci bhūmi:
L’importanza delle pāramitā per il buddhismo mahāyāna non può essere sopravvalutata. Alcune fonti tibetane dividono addirittura il mahāyāna in due sentieri o veicoli: il Mantrayana, che pone l’accento sulla recitazione dei mantra, e il Pāramitāyana, che si concentra sulle perfezioni. L’ideale del bodhisattva era popolare anche nelle tradizioni buddhiste non mahāyāna, come quella Theravāda. I racconti Jātaka, che descrivono le vite passate del bodhisattva mentre si preparava a diventare il Buddha, sono ancora oggi tra le opere più popolari della letteratura buddhista. Il Vessantara Jātaka, che descrive l’ultima nascita del bodhisattva prima di diventare il Buddha, è particolarmente popolare e importante nel Sud-est asiatico. Un’altra serie di perfezioni è emersa nel theravāda insieme alla celebrazione delle precedenti vite del Buddha come bodhisattva. Conosciute con il nome pāli di pāramī, le dieci perfezioni di questa serie sono insegnate oggi nelle comunità theravāda e vipassana.
Il dono di tre pompelmi è un esempio di perfezione della generosità. Per saperne di più sulle pāramitā, guardate le serie di Dharma Talk delle tradizioni theravāda e mahāyāna.
LIVELLO 2 | MODULO 9
Questi stati mentali negativi, tra cui la cattiva volontà e il dubbio, sono considerati un ostacolo alla pratica buddhista.
Una delle verità fondamentali del buddhismo è questa: Tutto cambia.
Nulla esiste in modo indipendente. Gli anelli della catena dell’originazione interdipendente, o coproduzione condizionata, sono il motore del ciclo infinito di vita, morte e rinascita.
Nata dalla compassione e dal desiderio che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza, la bodhicitta («Mente del risveglio») è l’illuminazione del cuore e della mente.
Queste sette qualità della mente risvegliata approfondiscono la nostra pratica di meditazione e ci sostengono lungo il cammino spirituale.
Le 10 «perfezioni» – che comprendono la pazienza, la generosità e la saggezza – sono un insieme di virtù che i buddhisti si impegnano a coltivare.
Ci sono due modi di vedere il mondo: come le cose appaiono e come sono realmente.
Il mezzo abile è ciò che permette di trasmettere gli insegnamenti nel modo più efficace, ed è uno dei motivi per cui esistono tanti tipi diversi di buddhismo.
Rappresentati nella Ruota dell’esistenza (bhavachakra), i sei regni di rinascita sono un quadro di riferimento per gli esseri che rinascono in base a come hanno vissuto.
Il buddhismo è generalmente considerato una religione non teista che non richiede la fede in un essere supremo. Ma ci sono esseri soprannaturali nella cosmologia buddhista.
Anche se non c’è una risposta semplice a questa domanda, i buddhisti generalmente si attengono agli insegnamenti del Buddha sulla natura della sofferenza e sul percorso di liberazione.
Termine spesso frainteso, il vuoto o vacuità (Śūnyatā) non si riferisce al «nulla», ma all’interdipendenza e alla vacuità di un’esistenza distinta e fissa.
Un bodhisattva («essere risvegliato») è colui che ha fatto voto di raggiungere l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti.
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