BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 9 | SCHEDA 5
I sette fattori dell’illuminazione sono qualità della mente che, secondo il Buddha, favoriscono una buona pratica, elementi che è fondamentale padroneggiare nel sentiero del nirvāṇa, o risveglio. I sette fattori, che vengono insegnati principalmente nella tradizione theravāda, sono: consapevolezza, indagine, energia, gioia, quiete, concentrazione ed equanimità.
La consapevolezza è il primo fattore dell’illuminazione. È un elemento complesso, ma nella sua forma di base si riferisce al rimanere consapevoli del corpo e della mente nel momento presente. (La retta consapevolezza è anche la settima area di pratica dell’Ottuplice sentiero).
Una volta ottenuta la consapevolezza, il praticante può dedicarsi all’indagine e osservare chiaramente i dettagli del momento presente.
L’energia fa riferimento all’impegno profuso nel compito da svolgere, stando attenti ai dettagli che si sono indagati.
La gioia deriva dall’applicazione dell’energia consapevole. Trovare la gioia nella pratica è essenziale per mantenersi costanti: chi vorrebbe continuare a impegnarsi in un compito privo di gioia? (La gioia è anche uno dei Quattro pensieri incommensurabili, un altro elenco di virtù essenziali per il risveglio).
La quiete deriva dalla fiducia acquisita grazie al lavoro svolto in precedenza.
La concentrazione è la capacità di dedicarsi completamente al compito da svolgere, bloccando le distrazioni e superando la fatica.
L’equanimità, l’apice o la conclusione dei sette fattori, non coincide con la quiete. Si riferisce invece a una mente equilibrata, che non è influenzata dal desiderio e dall’avversione, in grado di soppesare i sentimenti con la ragione e di esercitare un sano giudizio. Una mente in questo stato è pronta a praticare una meditazione più avanzata o ad affrontare le sfide che si presentano nella vita. (Anche l’equanimità è uno dei Quattro pensieri incommensurabili).
Servendosi dell’analogia di un tetto, il Buddha disse che, proprio come tutte le travi pendono verso la cima, così i sette fattori dell’illuminazione portano al risveglio. I sette fattori sono progressivi e costituiscono delle tappe lungo il percorso che porta al culmine dell’illuminazione. La pratica della consapevolezza, per esempio, porta all’indagine e così via.
I testi buddhisti osservano che coltivare i sette fattori smorza l’effetto dei cinque ostacoli. Ecco, quindi, un altro modo in cui risultano d’aiuto nella nostra pratica.
Siete interessati a coltivare i sette fattori dell’illuminazione? In questa serie di video Dharma Talk potrete trovare dei consigli.
LIVELLO 2 | MODULO 9
Questi stati mentali negativi, tra cui la cattiva volontà e il dubbio, sono considerati un ostacolo alla pratica buddhista.
Una delle verità fondamentali del buddhismo è questa: Tutto cambia.
Nulla esiste in modo indipendente. Gli anelli della catena dell’originazione interdipendente, o coproduzione condizionata, sono il motore del ciclo infinito di vita, morte e rinascita.
Nata dalla compassione e dal desiderio che tutti gli esseri siano liberi dalla sofferenza, la bodhicitta («Mente del risveglio») è l’illuminazione del cuore e della mente.
Queste sette qualità della mente risvegliata approfondiscono la nostra pratica di meditazione e ci sostengono lungo il cammino spirituale.
Le 10 «perfezioni» – che comprendono la pazienza, la generosità e la saggezza – sono un insieme di virtù che i buddhisti si impegnano a coltivare.
Ci sono due modi di vedere il mondo: come le cose appaiono e come sono realmente.
Il mezzo abile è ciò che permette di trasmettere gli insegnamenti nel modo più efficace, ed è uno dei motivi per cui esistono tanti tipi diversi di buddhismo.
Rappresentati nella Ruota dell’esistenza (bhavachakra), i sei regni di rinascita sono un quadro di riferimento per gli esseri che rinascono in base a come hanno vissuto.
Il buddhismo è generalmente considerato una religione non teista che non richiede la fede in un essere supremo. Ma ci sono esseri soprannaturali nella cosmologia buddhista.
Anche se non c’è una risposta semplice a questa domanda, i buddhisti generalmente si attengono agli insegnamenti del Buddha sulla natura della sofferenza e sul percorso di liberazione.
Termine spesso frainteso, il vuoto o vacuità (Śūnyatā) non si riferisce al «nulla», ma all’interdipendenza e alla vacuità di un’esistenza distinta e fissa.
Un bodhisattva («essere risvegliato») è colui che ha fatto voto di raggiungere l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti.
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