BUDDHISMO PER CHI COMINCIA  |  LIVELLO 2 |  MODULO 8 | SCHEDA 2

Chi era Ānanda?

Una statua del Buddha reclinato con una figura che alcuni studiosi ritengono essere il cugino e attendente del Buddha, Ānanda, a Gal Viharaya, Polonnaruwa, Sri Lanka | Foto di Eddy Billard | Fonte Unsplash.
Una statua del Buddha reclinato con una figura che alcuni studiosi ritengono essere il cugino e attendente del Buddha, Ānanda, a Gal Viharaya, Polonnaruwa, Sri Lanka | Foto di Eddy Billard | Fonte Unsplash.

«Così ho sentito…». Questo è l’incipit tradizionale della maggior parte dei sutra buddhisti. L’io di questa frase è Ānanda, cugino e discepolo del Buddha, noto per la sua prodigiosa memoria che gli permise di ripetere i discorsi dopo la morte del Buddha e di conservare così gli insegnamenti per le generazioni successive. Anche i sutra che gli studiosi ritengono essere stati composti molto tempo dopo la morte del Buddha includono spesso questo incipit che attribuisce il testo a Ānanda.

Ānanda fu uno dei primi discepoli del Buddha. Il Buddha visitò la sua città natale, Kapilavastu, pochi anni dopo l’illuminazione (le testimonianze variano da due a venti anni) e convinse molti membri della sua famiglia, tra cui suo cugino Ānanda, a unirsi al saṅgha.

Dopo i primi vent’anni di insegnamento, il saṅgha crebbe e la sua gestione divenne più complessa. Il Buddha sentì il bisogno di una figura su cui fare affidamento e chiese dei volontari al suo saṅgha. La leggenda narra che tutti i monaci si offrirono, tranne Ānanda, il quale confidava nel fatto che, a prescindere da chi si fosse offerto volontario, il Buddha avrebbe scelto l’attendente giusto.

Il Buddha, naturalmente, scelse Ānanda. Ma quando lo fece, Ānanda pose alcune condizioni. Non voleva un trattamento speciale in termini di cibo o di alloggio. Chiese piuttosto il privilegio di portare i visitatori al cospetto del Buddha, il permesso di porgli qualsiasi domanda gli venisse in mente e di sentirsi ripetere tutti gli insegnamenti impartiti in sua assenza. Il Buddha acconsentì e Ānanda servì come assistente, segretario e portavoce devoto del Buddha per i successivi venticinque anni.

Poco dopo la morte del Buddha, alla quale assistette un Ānanda addolorato, Mahakaśyapa convocò un consiglio per recitare gli insegnamenti e le regole monastiche e stabilire quanto dovesse essere conservato per le generazioni future. Nonostante le sue capacità mnemoniche, Ānanda non era ancora un arhat (in pāli, arahant), o illuminato, e quindi non fu invitato a partecipare. Secondo la versione più diffusa della storia, la notte prima del concilio raggiunse l’illuminazione mentre si coricava per dormire.

Si dice che durante il concilio Ānanda abbia ripetuto 15.000 strofe di quelli che oggi sono chiamati i sutra senza omettere una sola sillaba. Ma, se veniva lodato per la sua accurata memoria, Ānanda non era fra i monaci più eminenti per quanto concerneva la comprensione degli insegnamenti. Tuttavia, per il ruolo svolto nella loro preservazione, fu nominato Tesoriere o Guardiano del Dharma.

Un’altra delle principali conquiste di Ānanda fu quella di convincere il Buddha a ordinare le donne. La prima fu Mahāpajāpatī Gautami, zia e matrigna del Buddha. Ānanda impartì insegnamenti al nascente ordine di monache, oltre a diversi insegnamenti al saṅgha in generale.

Ānanda è una delle figure più amate del buddhismo, non per la sua arguzia o saggezza, ma per il suo fedele servizio al Buddha, per la sua difesa delle donne e per il debito che tutti i buddhisti hanno nei confronti della sua straordinaria memoria.

Per saperne di più su Ānanda, leggete il capitolo a lui dedicato in Great Disciples of the Buddha, raccolta dei discepoli più importanti del Buddha.

Una statua del Buddha reclinato con una figura che alcuni studiosi ritengono essere il cugino e attendente del Buddha, Ānanda, a Gal Viharaya, Polonnaruwa, Sri Lanka | Foto di Eddy Billard | Fonte Unsplash.

LIVELLO 2 | MODULO 8

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