BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 6 | SCHEDA 9
No, non è necessario. Dopo l’esodo dei tibetani dalla loro patria nel 1959 (in seguito all’occupazione cinese) e i successivi viaggi dei maestri buddhisti tibetani in quasi tutti i continenti, i testi più importanti di tutte le grandi tradizioni tibetane sono stati tradotti in altre lingue, tra cui l’inglese e il mandarino, in modo che gli studenti di ogni parte del mondo potessero leggerli e comprenderli.
La maggior parte degli insegnanti tibetani di oggi utilizza testi di pratica ibridi, o combinati, che includono la scrittura tibetana originale, una traslitterazione (una trascrizione fonetica che consente di pronunciare le parole tibetane) e una traduzione nella lingua del lettore. Quando negli anni Sessanta gli insegnanti tibetani hanno viaggiato per la prima volta in Occidente, hanno incoraggiato gli studenti a imparare la scrittura tibetana, sviluppata nel VII secolo da Thonmi Sambhota (un ministro imperiale tibetano) su richiesta dell’imperatore. (All’epoca il Tibet non aveva un alfabeto, per cui Thonmi si recò in India e creò un alfabeto tibetano basato sulle lettere indiane). Dato che la lingua scritta inizialmente era stata sviluppata per tradurre i testi buddhisti dal sanscrito, molti insegnanti tibetani ritenevano che la scrittura stessa fosse benedetta e che la benedizione potesse essere impartita a chiunque la usasse.
Ma in risposta alle richieste di nuovi studenti in Occidente, la traduzione dei testi buddhisti tibetani in inglese e in altre lingue divenne una priorità. Gli insegnanti tibetani di tutti i lignaggi iniziarono a formare traduttori e a produrre testi che potessero essere letti e utilizzati dagli studenti di dharma occidentali. Richieste simili furono accolte anche a Taiwan e in altri Paesi asiatici, e i testi tibetani divennero sempre più disponibili in nuove lingue.
Verso la fine del XX secolo, furono prodotti testi che consentivano agli studenti di ricevere la benedizione diretta che si credeva derivasse dalla recitazione di preghiere e pratiche nelle loro lingue originali (usando la traslitterazione) e allo stesso tempo di recepire distintamente il significato dei testi nella lingua degli studenti di dharma.
Oggi lo studio della lingua tibetana viene offerto nelle università di vari Paesi. Anche i monasteri e i centri di dharma dispongono di scuole e comitati di traduzione che aiutano gli studenti nell’approfondimento della materia, e contribuiscono a formare traduttori che facilitino l’interpretazione degli insegnamenti orali e delle opere scritte e redigano testi di pratica e di teoria per le nuove generazioni di seguaci del dharma.
Per lo studente medio della dottrina buddhista e per chi pratica quotidianamente i canti e le forme meditative della tradizione tibetana, impararne la lingua non è un requisito, così come non è necessario conoscere il sanscrito e il giapponese per unirsi a un saṅgha zen o il pāli per seguire un insegnante della Tradizione della foresta thailandese.
Le autorità cinesi hanno dato un giro di vite all’insegnamento della lingua tibetana in Tibet; un sostenitore di questa tradizione linguistica, Tashi Wangchuk, sta scontando cinque anni di carcere per aver chiesto alla Cina di far rispettare le proprie leggi sull’offerta di corsi di lingua tibetana.
LIVELLO 2 | MODULO 6
Dopo che il buddhismo arrivò in Tibet dall’India nel VII secolo, le pratiche buddhiste indiane si combinarono con le pratiche vajrayāna fino a creare una religione distinta.
Le numerose scuole del buddhismo tibetano sono spesso divise in due gruppi principali: Nyingma (scuole più antiche) e Sarma (scuole più recenti).
Tra i molti testi del buddhismo tibetano, il Bardo Thodol (spesso tradotto erroneamente come Il libro tibetano dei morti) è il più noto.
Da Padmasambhava a Sua Santità il XIV Dalai Lama, questi importanti maestri hanno plasmato e preservato il buddhismo tibetano.
Spesso confuso con il sesso in Occidente, il tantra cerca di sfruttare un’ampia varietà di esperienze e di energie mentali e fisiche da utilizzare sul percorso verso l’illuminazione.
Il buddhismo tibetano si rivolge al ritiro e ne abbraccia la pratica quale mezzo per allontanarsi dalla vita quotidiana e potersi interamente dedicare all’attività religiosa.
La religione è praticata non solo in Tibet, ma anche in tutta la regione himalayana e in tutto il mondo.
Tre disposizioni d’animo che cooperano per nutrire uno stato di umiltà e di gioia.
La risposta breve è: no. Molti insegnanti tibetani contemporanei utilizzano testi ibridi di pratica che includono la scrittura tibetana originale e le traduzioni.
Molte delle figure presenti nell’arte e nei templi tibetani sono in realtà buddha e bodhisattva che appaiono in forma pacifica, semiseria o iraconda.
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