BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 6 | SCHEDA 8
Un buddhista tibetano che diventa monaco o monaca lascia la propria casa e fa voto di condurre una vita di contemplazione, meditazione, rinuncia e semplicità. Molti si trasferiscono in monasteri o conventi per studiare e praticare nel contesto di un saṅgha, o comunità monastica. Altri, soprattutto dove non esistono abbazie del loro lignaggio, vivono tra i praticanti laici del dharma, ma in linea di principio sono destinati a tornare periodicamente in un monastero. I monaci – e meno spesso i praticanti laici – possono anche scegliere di andare in ritiro e trascorrere mesi o anni in eremi o grotte isolate. I monaci tibetani, di norma, non si sposano. Un’eccezione è costituita dal lignaggio di monaci-maestri della scuola Sakya, che risale all’XI secolo. (In diversi lignaggi tibetani, i venerati insegnanti non sono necessariamente in possesso di un’ordinazione monastica formale e possono quindi essere sposati e avere figli).
Lama è la traduzione tibetana del sanscrito guru («maestro»), una definizione duttile e storicamente non costituisce un titolo formale che viene conferito a un praticante. Anche se negli ultimi anni la pratica di conferire il titolo di Lama non è inconsueta. Nel suo uso più tradizionale, «lama» si riferisce in particolare al maestro personale e, per estensione, può essere usato anche per indicare qualsiasi praticante o insegnante buddhista degno di rispetto. In questo uso più generale, «lama» è quindi spesso riservato a persone di una certa fama o che hanno completato una pratica di rilievo, come un ritiro di lunga durata. Può essere usato anche solo per indicare un normale monaco o monaca, o un normale praticante tantrico laico.
Il titolo rinpoche, che significa «prezioso», ha un significato molto più preciso. I maestri reincarnati o trülku (descritti di seguito) ricevono il titolo di rinpoche, così come gli abati dei monasteri e gli insegnanti che soprassiedono ai ritiri di lunga durata. Come nel caso del lama, un rinpoche può essere un monaco o un laico.
I leader di un lignaggio buddhista tibetano a volte riconoscono una persona come trülku, la reincarnazione di un grande maestro del passato. Piuttosto che sfuggire al ciclo delle rinascite ed entrare nel nirvāṇa, si ritiene che i trülku abbiano scelto consapevolmente di rinascere per poter giovare agli altri esseri senzienti e guidarli verso l’illuminazione. Il Dalai Lama è il trülku più famoso, dal momento che si ritiene che sia la quattordicesima incarnazione del primo Dalai Lama, vissuto sei secoli fa. Con rituali e prove, si cerca di capire se un bambino sia trülku; in caso positivo viene condotto nel monastero del predecessore dove viene educato da tutori privati. Un trülku può essere maschio o femmina e può vivere come monaco o come praticante laico. Molti trülku ricoprono il ruolo di abate di un monastero e spesso ereditano una proprietà, generalmente nota come labrang, dalla loro precedente incarnazione.
Scoprite la vita dei giovani trülku in questo saggio fotografico. Ma sappiate che il sistema non è esente da dibattiti e controversie; Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche, a sua volta un trülku, sostiene che ci sono dei difetti fondamentali nella formazione di questi giovani leader nel suo articolo «Time for Radical Change in How We Raise Our Trülkus».
LIVELLO 2 | MODULO 6
Dopo che il buddhismo arrivò in Tibet dall’India nel VII secolo, le pratiche buddhiste indiane si combinarono con le pratiche vajrayāna fino a creare una religione distinta.
Le numerose scuole del buddhismo tibetano sono spesso divise in due gruppi principali: Nyingma (scuole più antiche) e Sarma (scuole più recenti).
Tra i molti testi del buddhismo tibetano, il Bardo Thodol (spesso tradotto erroneamente come Il libro tibetano dei morti) è il più noto.
Da Padmasambhava a Sua Santità il XIV Dalai Lama, questi importanti maestri hanno plasmato e preservato il buddhismo tibetano.
Spesso confuso con il sesso in Occidente, il tantra cerca di sfruttare un’ampia varietà di esperienze e di energie mentali e fisiche da utilizzare sul percorso verso l’illuminazione.
Il buddhismo tibetano si rivolge al ritiro e ne abbraccia la pratica quale mezzo per allontanarsi dalla vita quotidiana e potersi interamente dedicare all’attività religiosa.
La religione è praticata non solo in Tibet, ma anche in tutta la regione himalayana e in tutto il mondo.
Tre disposizioni d’animo che cooperano per nutrire uno stato di umiltà e di gioia.
La risposta breve è: no. Molti insegnanti tibetani contemporanei utilizzano testi ibridi di pratica che includono la scrittura tibetana originale e le traduzioni.
Molte delle figure presenti nell’arte e nei templi tibetani sono in realtà buddha e bodhisattva che appaiono in forma pacifica, semiseria o iraconda.
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