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Qual è il ruolo del ritiro
nel buddhismo tibetano?

Monaco a Ladakh, Tibet | Foto di Anany Khare. Fonte: Unsplash.

Il ritiro è un aspetto centrale della pratica monastica fin dagli albori del saṅgha, quando il Buddha istituì un ritiro annuale di tre mesi durante la stagione delle piogge per tutti i monaci e le monache. I ritiri possono avere una qualsiasi durata e di norma uno studente vi si dedica sotto la direzione di un maestro che padroneggia le tecniche che verranno applicate. L’obiettivo del ritiro dalla vita quotidiana è esercitare l’apertura e la semplicità fisiche e meditative a beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Il buddhismo tibetano contempla la pratica del ritiro e ha istituito una varietà di approcci diversi. 

Le pratiche tantriche di disciplina yogica di Vajarayana richiedono periodi di isolamento per consentire ai praticanti di immergersi nel mondo sacro e trasformativo dei buddha e dei bodhisattva. L’isolamento è anche d’aiuto anche a chi pratica in maniera doviziosa discipline di visione profonda come lo Dzogchen (Grande Perfezione) e il Mahamudra (Grande Sigillo), il cui obiettivo è penetrare le illusioni del Saṃsāra. È noto come i praticanti Vajrayāna di diverse tradizioni – in particolare Dzogchen e Mahamudra – si dedichino a lunghi ritiri nelle grotte e sui pendii delle montagne.

Nel XIX secolo, il maestro Kagyu Jamgon Kongtrul diede il via alla tradizione del ritiro triennale per i praticanti di Mahamudra, che si allenano nelle pratiche fondamentali del sutra e del tantra per tre anni, tre mesi e tre giorni. Per stabilire questo specifico lasso di tempo, Kongtrul si è rivolto agli insegnamenti del tantra Kalachakra (Ruota del Tempo), un importante testo Vajrayāna secondo il quale, tale durata, è la quantità di tempo necessaria perché un praticante possa sviluppare correttamente la propria saggezza e il proprio karma grazie a una meditazione indisturbata.

Da allora, altre tradizioni buddhiste tibetane hanno adottato il modello triennale e, in tempi moderni, portarlo a termine è un requisito necessario per poter ricevere il titolo di Drupay Lama (lama del ritiro).

Un’altra forma di ritiro lungo è il «ritiro errante» in solitaria, utilizzato da maestri come Milarepa nel XII secolo e da praticanti in tempi più moderni, tra i quali Yongey Mingyur Rinpoche nel XXI secolo.

Jetsunma Tenzin Palmo, la seconda donna occidentale a ricevere l’ordinazione nella tradizione buddhista tibetana, è nota per aver concluso un ritiro in solitaria di 12 anni in una remota grotta di montagna; ne parla in questa intervista. 

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