BUDDHISMO PER CHI COMINCIA | LIVELLO 2 | MODULO 6 | SCHEDA 5
Pensate che il tantra riguardi il sesso? Dovrete ricredervi! Il tantra è un antico movimento religioso indiano che punta a servirsi di un’ampia varietà di esperienze e di energie mentali e fisiche a sostegno del cammino verso l’illuminazione. I praticanti del tantra credono che, impegnandosi in queste pratiche esoteriche sotto la guida di un insegnante, si possa raggiungere il risveglio in una sola vita. Le pratiche tantriche sono numerose e contemplano l’utilizzo del suono attraverso i mantra (parole e frasi sacre); dei gesti attraverso i mudra (gesti sacri ritualizzati delle mani); della vista attraverso le visualizzazioni e i mandala (diagrammi dell’universo) e delle energie vitali attraverso la meditazione e lo yoga.
Tantra significa letteralmente «filo», «telaio» o «ordito» e nell’ottica vajrayāna i testi tantra intrecciano «fili» di sutra. Il Vajrayāna ritiene che i tantra, come i sutra, siano stati insegnati dal Buddha storico nella sua forma tantrica (nota come Vajradhara) o da altri esseri illuminati. Il Theravāda, invece, considera i tantra delle aggiunte successive e dunque non li accetta. Storicamente, i tantra buddhisti apparvero per la prima volta in India probabilmente tra il III e il VI secolo d.C. e continuarono ad apparire fino alla fine del primo millennio, diffondendosi infine in molte parti dell’Asia. Oggi, il tantra buddhista si trova principalmente in tutti i lignaggi tibetani e anche nel buddhismo giapponese, in particolare nello Shingon. Testi e pratiche tantriche, alcuni dei quali hanno una notevole somiglianza con le versioni buddhiste, si trovano anche nell’induismo.
Il tantra è un metodo per prendere coscienza della natura ultima della realtà, in particolar modo dal momento che la «realtà» è compresa nei termini della natura della mente stessa. L’idea di base è che la nostra sofferenza deriva dall’errata percezione della realtà: crediamo, fallacemente, che i fenomeni «vuoti» di realtà siano oggettivamente reali, separati e immutabili. Il Tantra, tuttavia, non ha a che fare solo con il disvelamento della natura della realtà. Riguarda anche la piena manifestazione della nostra natura di Buddha – la capacità potenziale, in ognuno di noi, di divenire a nostra volta dei buddha.
La pratica tantrica prevede varie fasi, alcune delle quali si avvalgono di elaborati rituali e visualizzazioni. Un esempio è la pratica di Chenrezig (in sanscrito, Avalokiteśvara), il bodhisattva della compassione. Si inizia visualizzando Chenrezig sotto forma di una figura fatta di luce al di sopra della nostra testa. Dopo averlo supplicato, ci si visualizza nei panni di Chenrezig, e ci si figura la propria mente come identica a quella della divinità. In questo modo, si dice che un praticante «prende il risultato per sentiero», il che significa che, visualizzandosi come divinità (yidam), si identifica direttamente con i buddha e i bodhisattva – un aspetto chiave del tantra. La meditazione si chiude con la divinità che si dissolve nel vuoto, permettendo alla mente di riposare nella propria natura.
Si tratta di una pratica che richiede una visione precisa e multiforme di sé stessi e del mondo, per cui viene intrapresa in maniera graduale. Lo stile a cui la pratica è ascrivibile è noto come guru yoga, e inizia con la formazione di un legame (in sanscrito, samaya) con un insegnante e il completamento di ampie pratiche ngöndro (preliminari o fondamentali). L’insegnante conferisce quindi allo studente il potere, o l’autorizzazione, di visualizzare sé stesso in veste di divinità della meditazione, nonché l’autorizzazione a recitare il testo (trasmissione della lettura) e le istruzioni pratiche su come meditare sullo yidam.
Sebbene il vincolo del samaya spinga lo studente a conservare una visione pura, o «prospettiva sacra», del maestro e dei discepoli, il samaya nella sua forma definitiva consiste nel conservare la consapevolezza della vera natura della propria mente e dell’ambiente circostante. È questa consapevolezza protratta che dissipa la confusione e favorisce il risveglio.
Per saperne di più sui potenziamenti tantrici, leggete questo articolo su un potenziamento Sarasvati a cura di Sakya Jetsun Chimey, un insegnante di buddhismo tibetano altamente qualificato.
LIVELLO 2 | MODULO 6
Dopo che il buddhismo arrivò in Tibet dall’India nel VII secolo, le pratiche buddhiste indiane si combinarono con le pratiche vajrayāna fino a creare una religione distinta.
Le numerose scuole del buddhismo tibetano sono spesso divise in due gruppi principali: Nyingma (scuole più antiche) e Sarma (scuole più recenti).
Tra i molti testi del buddhismo tibetano, il Bardo Thodol (spesso tradotto erroneamente come Il libro tibetano dei morti) è il più noto.
Da Padmasambhava a Sua Santità il XIV Dalai Lama, questi importanti maestri hanno plasmato e preservato il buddhismo tibetano.
Spesso confuso con il sesso in Occidente, il tantra cerca di sfruttare un’ampia varietà di esperienze e di energie mentali e fisiche da utilizzare sul percorso verso l’illuminazione.
Il buddhismo tibetano si rivolge al ritiro e ne abbraccia la pratica quale mezzo per allontanarsi dalla vita quotidiana e potersi interamente dedicare all’attività religiosa.
La religione è praticata non solo in Tibet, ma anche in tutta la regione himalayana e in tutto il mondo.
Tre disposizioni d’animo che cooperano per nutrire uno stato di umiltà e di gioia.
La risposta breve è: no. Molti insegnanti tibetani contemporanei utilizzano testi ibridi di pratica che includono la scrittura tibetana originale e le traduzioni.
Molte delle figure presenti nell’arte e nei templi tibetani sono in realtà buddha e bodhisattva che appaiono in forma pacifica, semiseria o iraconda.
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